lunedì 22 marzo 2010

io e i rimedi della nonna: di ansie da neomamma, pediatri, ormoni


Chi mi conosce sa quanto mi piaccia il vintage. Ecco, mi piace talmente tanto che per me, oltre che godermi mio figlio, fare giardinaggio o l' amore con il Moschettiere, il massimo è andar per mercatini e acquistare accessori, oggetti, passamanerie, gioielli appartenuti a chissachi. Mi piace ascoltare storie vecchie, sapere come si faceva un volta a far questo e quello.

Quando ero incinta immaginavo di stringere tra le mie braccia un fagotto avvolto in una vecchia coperta ricamata appartenuta a mia nonna, profumare i suoi cassetti con essenze e saponette profumate, vestirlo di bianco candido.

Mi vedevo come quelle mamme con i capelli a onde anni '40 e il viso sognante, che si affacciano sulla culla per vedere se il loro bambino dorme ancora o è sveglio e sta giocando con i piedini, talmente è bravo e non piange mai.

Quando tentavo di portare a spasso i 20 kg di grasso per gamba che mi ero elegantemente regalata per l' evento, mettevo un carillon in borsa e la appoggiavo alla pancia, pensando con quella musica al mio dolce sogno di bianco candido, pizzo sangallo, coperte vintage.

Poi è nato mio figlio.
Sono uscita dall' ospedale depressa. E di copertine ricamate, profumi, essenze non me ne poteva fregare di meno. Figuriamoci del vintage.
Oltretutto, la copertina ricamata si è riempita di rigurgito dopo forse 3 giorni, e la cavolo di vitamina nonsocosa macchiava qualsiasi cosa.
I giorni passavano. E io cominciai a scrivere lettere d' amore a mio figlio e ad appenderle alle travi del soffitto della sua camera. Gli comprai una scatola azzurra da esplorare. Lo massaggiai ogni giorno.
Francesco cresceva e con lui le mie ansie. Un po' erano le mie solite paranoie, accentuate da questa nuova responsabilità di cui ero stata rivestita. Un po' arrivavano da fuori, dalle altre mamme, dai parenti, dalla televisione, dalla simpatica pediatra che mi è stata raccomandata dall' impiegata dell' Asl e da quasi tutte le già mamme che conoscevo ( ho sempre saputo io di essere diversa ).
Quello che mi chiedevo ( e che ancora mi chiedo ) è:
  • perchè visitava in un grande studio con una mega finestra se la sala d' aspetto era un corridoietto senza nemmeno una fuga d' aria, se non la porta d' entrata ( che però era consigliabile non aprire per via degli odori provenienti dalle cucine degli altri appartamenti sul pianerotttolo ), stracolmo di bambini con 40 di febbre che lei faceva venire sovrapponendo gli appuntamenti;
  • perchè la prima visita ( il bambino aveva 10 giorni sì e no ) mi è stata fissata per le ore 13,00 di un giorno di metà luglio e la carrozzina affondava le ruote nell' asfalto rovente;
  • perchè sulle basi di quanto sopra e dell' antipatia dimostrata alla prima visita non ho capito subito che sarebbe nato in me il desiderio di mandarla a cagare;
  • perchè sulle basi del punto precedente non l' ho fatto subito dopo la prima visita.

Decisi quindi di affidarmi al pediatra che aveva fatto nascere Francesco. Non lo avevo ancora fatto perchè sinceramente mi vergognavo di farmi vedere ancora da quel grandissimo figo che durante il parto mi fissava la patata urlando "Dai, mamma!" mentre le spalle di mio figlio stavano tentando di farsi largo dentro di me ( "Dai mamma" cosa??? ).

Insomma, il gran figo del pediatra ha cominciato a far battute e a prendermi in giro dal primo giorno. Le cose potevano solo essere due: 1) aveva capito che ero depressa ( forse dal fatto che ero indifferente ai miei peli incolti sui polpacci e perchè mi vestivo ancora con i vestiti che usavo prima di partorire, esattamente 25 kg di differenza ) e voleva farmi ridere 2) gli facevo pena e mi stava veramente prendendo per il culo.

In realtà di motivi per farmi prendere in giro io ne ho forniti dal primo giorno. Le mie domande non erano le solite su allattamento, svezzamento o addormentamento. No. Non facevo quasi nemmeno delle domande. Raccontavo più che altro di come ero riuscita a guarire mio figlio da sola grazie ai rimedi della nonna oppure di come avevo sviluppato delle mie teorie sulla febbre. Tipo:

Io: Dottore, il bambino è caduto dal seggiolone ( 8 mesi ). Gli ho spalmato il burro sulla botta come ha suggerito mia mamma e, non solo non è uscito il livido, ma non si è nemmeno gonfiata.

Quel gran figo del dottore: Aaaahhhh, ma signora! sarà stato il freddo del burro! Non ci sono altre spiegazioni!

IIo: Dottore, ma il burro non era freddo gelato e l' ho anche sciolto un pochino con il calore per spalmarlo meglio.

Quel gran figo del dottore: senza parole.


Io: Dottore, Francesco stava mangiando un biscotto Plasmon, gli è andato di traverso, mia madre si è spaventata e le ha ficcato un dito in bocca per toglierlo. La sera, per lo spavento, gli è venuta al febbre.

Quel gran figo del dottore: Ma nooooooooooooooooooo signora! Cosa dice? La febbre non viene dallo spavento! Come l' ha curata?

Io: Con niente. Coccolandolo.

Quel gran figo del dottore: senza parole.

Mesi dopo mesi, anni dopo anni, le ansie ci sono ancora. A volte incrementate dall' esterno, a volte racchiuse nel "pacchetto mamma" che ti viene consegnato A GRATIS quando sforni la creatura. Per fortuna il pacchetto non comprende solo ansia, timore di non farcela, inadeguatezza. E l' amore che ti senti esplodere dentro ricompensa tutto.

Il problema è che dentro esplodono anche gli ormoni. E che a posteriori avresti tanto voluto averli ascoltati togliendoti la soddisfazione di mandare a cagare la pediatra incompetente.

E mi fermo qua.



E voi come avete affrontato le prime paure dell' essere mamme? Siete state fortunate e avete avuto da subito feeling con la/il pediatra?


Mamma che ridere!

4 commenti:

Giulia e tribù ha detto...

MA veramente funziona il burro??????? ti giuro alla prossima che una delle due diavole mi batte qualche parte del corpo in qualche superficie (solitamente spigolosa), provo all'istante!!!!
p.s. ma quant'è difficile trovare pediatri bravi???no perchè anche il nostro a volte è incredibile...stiamo meditando di cambiare...
baci
giulia

Silvietta ha detto...

no comment con il pediatra e l'assistente sanitaria. Dico solo che abbiamo dovuto farle i raggi perché si sono dimenticati l'ecografia di "routine".

però grande feeling con il pediatra dell'ospedale alle dimissioni, che mi guardò negli occhi e con l'aria da gran figo disse "lei, il baby blues, non lo fa".
e capperi, sarà stato placebo però.. ho goduto di un puerperio sereno (faticoso e rovinato dalle ragadi) ma, incredibilmente, sereno.

e ora mi copio tutte le tue ricette della nonna .-)
grazie a presto s.

Maggie ha detto...

...quella del burro è bellissima!!
comunque almeno il tuo pediatra é figo, mica se ne trovano in giro!!

Mamma Cattiva ha detto...

Oh, ma la volete smettere di fare gli occhi dolci ai pediatri??!!???

Aaaaaaargh! :D