giovedì 14 giugno 2012

Lascia che gli alisei riempiano le tue vele

"Tra vent' anni sarai più deluso dalle cose che non hai fatto, che da quelle che hai fatto. E allora molla gli ormeggi. Lascia i porti sicuri. Lascia che gli alisei riempiano le tue vele. Esplora. Sogna." 

Mark Twain
da "Cosa tiene accese le stelle", di M. Calabresi.

Ho letto questo libro in un giorno, con la schiena piena di brividi un po' per l' emozione che mi danno sempre i ricordi raccontati e un po' perché in tante frasi - come quella sopra - mi sono riconosciuta. Io, ossimoro vivente: nostalgica del passato e programmatrice di sogni.
Sono nata dopo 17 anni di un matrimonio felice, quando i miei genitori erano più che convinti di non poter avere figli e avevano improntato la loro vita a due, sommersi da vari interessi come il teatro, le uscite con gli amici e, soprattutto, i viaggi.
Essendo nata così tardi, quando i figli degli amici dei miei genitori erano già grandi, sono diventata presto la mascotte del gruppo e sono stata cresciuta da tante zie (in realtà amiche di mia mamma) che hanno riscoperto con me la gioia di riavere un piccolo cucciolo per casa. 
Durante la mia infanzia giocavo tutti i giorni in un cortile con almeno una quindicina di bambini e mia nonna Cecilia mi preparava pane, burro e zucchero per merenda. Di lei mi ricordo gli gnocchi che faceva la domenica, le urla dietro ai bambini che tiravano la palla contro la finestra e la merenda, appunto. Suo marito Andrea è morto prima che nascessi, lei quando avevo 13 anni. 
La nonna Luigina e il nonno Francesco abitavano nel paese di nascita di mia mamma, a due ore di distanza da Milano. Lui è morto quando avevo 6 anni, lei quando ero un po' più grande ma non abbastanza per ricordarmi poche cose di lei (quella più impressa nella mente è il profumo del suo bagnoschiuma, alle rose).
Forse sarebbero morti comunque prima che io diventassi grande, ma di sicuro il fatto di essere nata "tardi" ha contribuito a farmeli vivere poco.
Io mi ricordo, quando ero piccola e guardavo e riguardavo le foto, che mia madre mi raccontava solo sommariamente della sua famiglia: tante cose non le ricordava. E a me questo è mancato. Avrei voluto sapere di più di loro, cosa facevano durante il giorno, quali erano i loro piatti preferiti, come si vestivano, come erano il giorno del loro matrimonio. 
Forse è per questo che amo i libri che raccontano saghe familiari. E forse è per questo che ho deciso di lasciare questo diario a mio figlio. 
Magari crescerà come sua nonna, con la testa sempre avanti a guardare il futuro. 
Ma se sarà come sua madre, che ogni tanto si gira e cerca tracce e conferme del suo passato, ecco, allora gli sarà utile e lo apprezzerà. Nel dubbio, io scrivo.

E se tra vent' anni leggerà queste parole - scritte una mattina di giugno dopo aver letto voracemente il libro di M. Calabresi - forse avrà un motivo in più per lasciare gli ormeggi, esplorare e sognare (anche se spero che a quell' epoca lo avrà già fatto. Esattamente come sua madre - quella gran nostalgica sognatrice di sua madre).

13 commenti:

apinaperniciosa ha detto...

Bello. Difficile trovare un augurio migliore per i nostri bimbi, dimenticando l'accenno di egoismo che almeno a me un pochino viene fuori quando lo stringo e ho voglia di dirgli "sei tutto mio".

Vale ha detto...

Ho letto questo post di nascosto durante una riunione in cui non vorrei essere, con tanti sogni che mi stanno aggrappati addosso e che - per paura - ancora non riesco a decidere di inseguire. E ora ho i lacrimoni. E le persone attorno a me penseranno che io mi stia emozionando per quote di mercato, adv, distribuzione ponderata. Grazie. Di cuore.

Parola di Laura ha detto...

che bello questo post!
nostalgica e grande sognatrice, un'immagine fantastica ;)

annalu ha detto...

Mi guardo indietro e rimpiango tante (troppe) cose che non ho fatto. Soprattutto rimpiango di non aver avuto un figlio quando tutto era ancora possibile. Ho letto il tuo post e ho pianto. Un abbraccio (da sognatrice a sognatrice).

minerva ha detto...

Io sono cresciuta con tanti, troppi racconti di famiglia. Anche da mia madre, ma in particolar modo dalle due nonne.
E forse sogno fin da piccola un passato che non mi è mai appartenuto proprio per questo.
Hai scritto un post stupendo, davvero.
Magari fallo leggere a Francesco un po' prima, questo post.

Da ragazzina quale sono ti dico che è sempre bello leggere parole così, anche se destinate a qualcun altro. è da brividi quello che hai scritto, davvero.
Un abbraccio
Minerva

monica ha detto...

Uno dei tuoi post più belli di sempre.

franci e vale ha detto...

Anche io sono nata quando i miei erano già intorno ai quarant'anni e per allora era una bella età! Mio padre l'ho perso che ne avevo 15 e mia mamma pochi anni fa. Di nonne ne ho conosciuta solo una. Ma la mia famiglia è piena di racconti: una famiglia grande, con tanti zii e cugini, non sempre tutti d'accordo, ma comunque con tante vite da ricordare...Mia sorella in particolare è la memoria storica della famiglia: lei ha sempre chiesto tanto, ha scritto molto,ha sempre chiesto anche alle mie ziette di scrivere i loro ricordi, ha persino trovato a casa loro e catalogato, tutte le lettere che mio papà scriveva dalla Russia quando era in guerra e da quelle abbiamo scoperto anche notizie dei nonni e della famiglia che non conoscevamo. Hai ragione, è importantissimo scrivere e ricordare. Tuo figlio ne sarà felice. Con affetto, Franci

cowdog ha detto...

nemmeno io ho conosciuto uno dei miei nonni, mentre le nonne le ricordo molto poco. l'unico di cui conservo memoria e' il mio nonno paterno, che ci ha lasciati quando aveva quasi 98 anni. di lui mi rimangono le storie sulle sue ginocchia, i racconti della grande guerra, le medaglie appese nella sua camera, con quel letto imponente. a mia madre qualche volta chiedo di mia nonna, avrei voluto conoscerla meglio, avrei voluto sapere delle sue oche, dei maiali, del suo orto che curava con amore, della pasta fatta in casa e di quella famosa torta, alta e soffice come solo lei sapeva farla. avrei voluto imparare tante cose da lei, ed ora cerco di impararle in fretta da mia madre, per non perdere quella memoria che ci rende cio' che siamo.

bellissimo post, paola.
di calabresi ho letto "spingendo la notte un po' piu' in la'". e' un libro diverso, sugli anni di piombo. avendo letto cosi' tante parole scritta dai terroristi stessi volevo - dovevo - leggere un'altra voce. e' un libro tenero, a modo suo, che mi e' rimasto dentro.

PaolaFrancy ha detto...

@apeperniciosa: sì, anche io a volte spero di nascosto che non molli mai gli ormeggi e stia vicino a me per sempre. Ma lo faccio solo per un secondo, perché altre mie convinzioni sono troppo forti.
@vale, laura: :)
@annalu: mi dispiace che tu abbia questo rimpianto. non averne altri: fai tutto quello che puoi. tutto.
@minerva: tu sei sempre troppo gentile con me. {p.s. i ricordi non sono mai troppi :)}
@monica: grazie :)
@franci e vale: ecco, questo è quello che avrei tanto voluto. Tantissimo. Avere dei diari, sentire parlare chi c' era, leggere le lettere.......
@cowdog: mia mamma è una che non guarda tanto indietro, come ho scritto. E non ha nemmeno la smania di trasmettere quello che sa fare, di lasciarmi qualcosa. Peccato, ne avrebbe da dare :(

Volevo leggere anche io quel libro di Calabresi su suo padre. Sinceramente, non è una figura che mi ha mai attirato e sono un po' prevenuta ma, come hai detto anche tu, devo sentire un altra voce.

Francesca ha detto...

Che bel post, tu sei una donna che ammiro molto e che leggo spesso in silenzio, senz acommentare. Mi e' dispiaciuto non riconoscerti al mammacheblog, sarebbe stata un' occasione per conoscerti.
Bello, bellissimo il libro di Calabresi: anche io ti consiglio Spingendo la notte più in la', e anche La fortuna non esiste. Cosa tiene accese le stelle e ' un libro magico che mi ha davvero rapita per un pomeriggio.
Io sono cresciuta col motto di mia mamma "ogni lasciata e' persa"' quindi puoi immaginar eche tipo di donna sono e come sto cercando di crescere mia figlia. La frase di Twain e' sempre nel mio cuore: se vai nella sezione Travelling del mio blog (non so se lo conosci, l' ho aperto da poco) la trovi come introduzione :) a proposito: tu che ami viaggiare, se ti va, puoi mandarmi un tuo racconto di viaggio e saro' felice di pubblicarlo! Trovi le info nella homepage :)
Un abbraccio

PaolaFrancy ha detto...

Cara Francesca, eri a "mammacheglog?" ma cavoli, quante mamme mi sono persa??? Sono passata al volissimo, solo per una mezz' ora...però avrei voluto parlare con tutte! :(

Vado a spiare il tuo blog e la sezione travelling. Ho qualche racconto di viaggio e qualcuno mi sta particolarmente a cuore - magari uno te lo mando! ;)

Grazie per le tue parole,
Un abbraccio, paola

Zia Atena ha detto...

Quel libro è MERAVIGLIOSO.
E anche questo post.

Valewanda ha detto...

Pane, burro e zucchero... Come mia nonna. Ti abbraccio