Visualizzazione post con etichetta mammità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mammità. Mostra tutti i post

giovedì 27 marzo 2014

I perché

Da sempre, sono un mix di rigidità e creatività. 
Ci sono cose (non poche) su cui sono categorica. Accetto il confronto ma non mi ammorbidisco.
Non sopporto le persone invadenti, ancora più di quelle maleducate (che poi una persona invadente si può definire maleducata, a mio parere), considero il rispetto la cosa più importante in ogni rapporto, sono capace di spaccare il capello in quattro e non dormire per molte notti se una cosa rimane in sospeso e non ho la possibilità di chiarirla, la volgarità mi irrita, in un giardino come addosso ad una persona.
Sento male fisicamente se mi fanno un torto e, piangendo sul cuscino, prima di addormentarmi, penso sempre a mio padre, qualsiasi cosa mi succeda, e immagino persone, luoghi, case, mezzi pubblici, mi chiedo quali siano le loro preoccupazioni, dove risieda la loro tristezza, sempre che tristi siano. Ho questa tendenza, sì, ad immaginare e ad immedesimarmi nei pensieri degli altri e mi vengono i crampi allo stomaco, forse per dire a me stessa che non sono l'unica ad avere pensieri tristi. O forse sì, in fondo spesso la gente si fa i fatti suoi e lascia scivolare le cose.
Mi fa male quando la cattiveria è gratuita, quando non ho la possibilità di spiegarmi e le conclusioni vengono tratte senza ascoltare la mia voce. Mi succedeva molto spesso da piccola: i miei genitori erano la legge e io stavo lì, con le mie parole dette tra le lacrime sul cuscino.
Erano tempi ben diversi, certo, ma con Francesco cerco di non ripetere questi errori che, con tutto il bene che mi hanno voluto i miei genitori, hanno creato un mostro completamente senza autostima, sempre convinto di non essere all'altezza o di non poter esprimere tutto quello che pensa. 
Non è facile, lo ammetto. Francesco ha solo sette anni e quando è arrabbiato per qualcosa che non ottiene non ascolta a fondo i perché, sentendo solo i "ma perché questa ingiustizia?" della sua coscienza.
In quei momenti nella mia, di coscienza, ci sono io bambina. C'è la mia cameretta, c'è il mio cuscino, ci sono i grandi perché della vita. E me li ritrovo tutti, mi arrivano in faccia diretti e duri come sassi, la sera, in una stanza vicina a quella del mio bambino, dove mi chiedo se ho fatto bene, se dovrei andare a svegliarlo per cercare di spiegargli ancora il perché di una punizione. 
Spesso il mattino dopo lui l'ha accettata e mi sorride sereno. Io lo riguardo, con tutte quelle lacrime che sono finite nello stomaco perché le ho ingoiate, e sorrido.
Mai vorrei che mi rinfacciasse di non avergli lasciato lo spazio per parlare, di non aver dato peso ai suoi perché. Tutto, ma non questo. Ho sofferto troppo per non aver avuto lo spazio che avrei voluto, per non aver detto tutto, per aver lasciato parlare i silenzi, per essermi sentita inutile perché non potevo dire tutto fino in fondo.
I figli non sanno cosa c'è dietro ad un genitore e per loro, forse, non è mai stato bambino. Invece bambini siamo stati e io lo sono ancora un po' adesso. E penso che sia questa la chiave di tutto: il non dimenticare che ognuno, anche un bambino di pochi anni ha delle priorità, dei desideri, dei sentimenti inespressi, dei perché. Che sono solo suoi e vanno ascoltati.

p.s. Detto tutto questo, non ci sono solo i pensieri tristi di una mamma piena di perché. Ci sono anche cose belle, come un armadio di primavera e una caraffa con i rami di un pesco che sono fioriti (anche) in casa.

venerdì 17 maggio 2013

Fratelli, libri e anelli di carta

Ieri è arrivato da noi il fratellino di Francesco e io ho trascorso la mattina ad emozionarmi per lui, in attesa che tornasse da scuola e lo trovasse in cucina a gattonare.
E' rimasto senza parole. E dopo un attimo si è buttato a terra con lui.
Sono contenta di tutto questo, è quello che volevo. E questo è solo l'inizio del loro percorso insieme.
Su questo diario rimarrà scritta la pagina della prima volta in cui L. è stato qui da noi a dormire, ma anche quella che vede due mamme unite da un affetto semplice e consapevole del fatto che i loro figli meritano questo e molto altro.

Tra poco uscirà il mio libro (o manuale, che dir si voglia) e ancora non ho realizzato se sarò pronta a seguirlo, a sentirmi dire cosa ne pensano gli altri, a vederlo come una creatura che è frutto di tanti anni di lavoro ma non vuole e non deve essere pretenziosa.
Come tante cose nella mia vita, è arrivato all'improvviso e ha rubato con voracità una parte dei miei giorni e ora che deve solo essere incorniciato e presentato alla società mi sembra di dovergli già qualcosa, come se fosse un figlio.

E' passata la festa della mamma, ormai da giorni. E l'abbiamo trascorsa vestiti d'estate. Francesco mi ha preparato un disegno e per l'ennesima volta mi ha assicurato che mi regalerà una serra. 
Per ora, mi accontento (e alla grande) di oggetti fatti di carta. E nel cuore spero che ritornino presto le gonne svolazzanti e leggere dei giorni scorsi mentre sì, lo ammetto, sogno anche di avere una serra. Prima o poi.



sabato 19 dicembre 2009

neve, ricordi. ti ricordi? oh, si' ...

Per la maggior parte dei milanesi neve significa solo problemi. E anche ora che sono diventata una campagnola, ancora il pensiero di una nevicata mi preoccupa.

Soprattutto perche' la mia caviglia non e' ancora guarita e il dottore, al controllo di giovedi', mi ha sgridato perche' mi sono presentata senza stampelle e mi ha ordinato di continuare ad usarle finche' non comincero' la fisioterapia, cioe' fino a Gennaio, almeno ( e pensare che io credevo di essere stata bravissima andando alla visita con le scarpe da tennis ... ).
Da ieri sera, comunque, la neve non e' piu' solo un pensiero, bensi' realta'.
Quando Francesco mi ha chiamata e mi ha detto: " Mamma, guarda! Un' infugine di neve!!!".
Sorvolando - almeno per il momento - sul significato di infugine di neve, io stessa ho sgranato gli occhi vedendo quello spettacolo e non ho potuto negargli un giretto fuori, da cui e' tornato letteralmente inzuppato.
Si e' comunque fatto perdonare aiutandomi ad appendere guanti, sciarpa e cappello al filo della stufa.
Come cambiano le cose.
In effetti, l' ultimo ricordo della neve e' stato un bianco centro di Milano raggiunto un giorno dello scorso inverno dopo esattamente due ore di macchina e duemila parolacce.
Quindi, quest' anno mi sembra cosi' magico vedere la neve coprire campi e colline e ricevere baci da un Moschettiere che torna a casa tutto infreddolito e prepara il letto caldo.
.
Se non fosse che Francesco ha rischiato una congestione perche' ha voluto a tutti i costi ( e a tante lacrime ) uscire a fare un pupazzo di neve subito dopo aver bevuto il suo lattuccio del mattino, che alterna alla pasta in bianco ( io, nel titolo del blog l' ho scritto che siamo una strana famiglia ... ).
.
E' rientrato in casa e ha vomitato per un quarto d' ora sul pavimento della sala da pranzo mentre io lo guardavo con una stampella e un pezzo di scottex.

Comunque.
Comunque mi e' venuto in mente che qualche anno fa - esattamente 4 - io aspettavo Francesco e aveva nevicato. Ho le foto in cui davanti alla finestra imbiancata mostravo una pancina che appena si vedeva, ma che per me era enorme.
E Beteleyem e Syntayeu arrivavano da lontano per vedere la neve.
E noi ragazze le aspettavamo guardando una foto e piangendo sedute al tavolo di una trattoria sui navigli..
Questa e' la loro storia. Anzi, e' la storia di una meravigliosa famiglia:
.
.
C’ erano una volta due bimbe con tante treccine sulla testa dai nomi beteleyem e sintayeu.
Vivevano in un posto dove non faceva mai tanto caldo o tanto freddo, dove incontravano gente che parlava mille lingue diverse, dove si sentiva profumo di cannella, zafferano, peperoncino e vaniglia, dove gli uccelli volavano liberi sugli altipiani, dove le fortezze antiche sorgevano in mezzo al nulla e dove le donne erano di una bellezza esaltante, fatta occhi profondi e neri come voragini, di copricapi rossi e azzurri, ciondoli preziosi e bracciali infiniti.

Un giorno le due bimbe incontrarono un uomo e una donna venuti da tanto lontano e tanto diversi da tutte le persone che conoscevano. Avevano capelli biondi come l’ oro dei loro bracciali e occhi azzurri come la tintura che le anziane usavano per i cesti e i copricapi, parlavano una lingua sconosciuta e indossavano abiti dai colori tenui.

Questi due signori raccontarono alle bimbe che in pochi giorni le avrebbero portate con loro in un posto lontano, viaggiando su un grandissimo uccello grigio che andava veloce veloce.
E infatti così fu.

Il luogo in cui arrivarono non aveva un clima dove non faceva mai tanto caldo o tanto freddo, un popolo che parlava molte lingue, il profumo di cannella, zafferano, peperoncino e vaniglia, uccelli che volevano liberi sugli altipiani, fortezze antiche che sorgevano in mezzo al nulla o donne di una bellezza esaltante, fatta di occhi neri come voragini, di copricapo rossi e azzurri, ciondoli preziosi e bracciali infiniti… ma sentivano tanto caldo dentro la loro casa e tanto freddo toccando la neve fuori, ascoltavano suoni e sillabe già familiari, odoravano profumo di pane, rosmarino, agrumi e fragole, guardavano le rondini fare il nido sul loro tetto, vedevano castelli lontani sulle colline e tutte le mattine e tutte le sere osservavano affascinate quella donna bionda dagli occhi trasparenti che era la più bella che avessero mai visto e che chiamavano mamma.

Non dimenticarono mai le loro origini, ma vissero per sempre serene e felici, circondate da un affetto incontenibile e crescendo, conoscendo, moltiplicandosi, portarono avanti quella stirpe multietnica che, da quel momento, era ancora più ricca.

A Lorena e Alessandro, che hanno già raggiunto molte cime…… e che in 4 ne raggiungeranno tante altre………
.
.
.
Stefano mi ha finalmente mandato le foto di questa bella giornata. Anzi, e' da un po' che l' ha fatto. Devo pubblicarle perche' sono dei bei ricordi.
E perche' la Bety e la Synta devono far vedere a tutti quanto sono belle.

mercoledì 16 settembre 2009

gocce

Qualche goccia, i primi brividi di freddo, il maglioncino preso dalla parte invernale dell' armadio, il treno in ritardo, le corse dei bambini con la cartella: autunno.
.
Francesco la sera fa le prove tecniche per arrivare all' asilo con l' ombrellino nuovo e chiuderlo senza schiacciarsi le ditina, come un grande.
E io riattacco una delle mie spille vintage preferite all' impermeabile beige..
Insieme sentiamo la pioggia che cade in cortile e, mentre io spero che i panni stesi freghino l' umidità e asciughino in fretta, Francesco racconta di immaginari giri in moto nel fango creato dall' acqua.
.
Il giorno prima, in macchina, Francesco mi chiedeva insistentemente dal seggiolino cos' era una certa cosa che si stava muovendo. Non riuscivo a capire finchè non ho spiato dallo specchietto e ho visto che lui stava guardando in alto. E la famosa cosa che si stava muovendo era una nuvola dalla forma strana e dal colore più scuro delle altre.
.
Forse a noi l' ombrello non serve ( non che io ne abbia mai fatto uso, sinceramente ).
A noi piace guardare in alto, osservare le gocce nuove che rimbalzano sul nostro naso.
A noi non piace guardare a terra le gocce che centrano pozzanghere già piene.

martedì 1 settembre 2009

di ricami e di premi

Domani per Francesco sarà il primo giorno di asilo. Il primo, primo in assoluto, il primo della sua vita. Calcolando che ho pianto in merceria quando si è provato il grembiulino, ho già pensato di non mettermi il mascara domani e quindi nelle foto verrò come sempre. E cioè male.


Comunque. Sono mesi che ho comprato il filo e la fettuccia per ricamare il nome da mettere su asciugamani, bavaglini, grembiuli, tovagliette ... ma non ho ancora finito. L' ultimo "Francesco" verrà ricamato sul treno stasera sotto gli occhi increduli delle ragazzine con gli orecchini a smarties . Tipico mio: organizzarsi mesi prima e arrivare all' ultimo minuto.
.
Tra l' altro, questa fine d' estate mi sembra più impegnativa del solito: più pensieri, più novità, più lavoro! Infatti, oltre al ricamo, ho ricevuto un bel compitino da Mamma in 3D e Mamma News , che ringrazio di cuore perchè oltre ad essere un compito, è anche un premio. Un bel premio.
Qualche mese fa avevo elencato 7 cose di me per un premio simile a questo e ora ne devo scrivere 10. Visto che avevo imbrogliato la volta precedente e avevo incluso 20 cose anzichè 7 perchè non sapevo decidermi, questa volta non saprei proprio cosa dirvi di me ...............
Proviamoci ....
.


1) Ho paura del buio e non solo: da quando all' età di 11 anni mi hanno detto che nel film "Tre scapoli e un bebè" si intravede il fantasma di un bambino dietro ad una tenda, non oso guardare dietro le tende di casa e se mi viene questo pensiero di notte devo cantare per farlo andare via;
2) A proposito di notte, io parlo nel sonno. Ma di brutto. Mi è stato detto che ho parlato anche in francese. Niente, sono chic anche quando dormo. Me lo dico da sola, posso???;
3) Ho scoperto di amare il campeggio. Non l' ho ancora detto a nessuno perchè per una milanese sempre taccata, questa è una confessione pesante. Preferisco però il campeggio libero, sulla riva di un fiume o in un prato di campagna, in completa libertà;
4) I posti che mi sono rimasti nel cuore tra gli altri che ho visto sono: l' Amazzonia, Cape Town e il Kruger Park, la spiaggia di Anse Source d' Argent/La Digue/Seychelles, le cascate di Igussù/Argentina e la regione dei Pirenei francesi, da cui sono appena tornata;
5) New York è sempre dentro di me. Ho portato anche Francesco quando era nella mia pancia. La prossima volta che ci vado, però, mi compro un paio di Manolo's;
6) Vorrei andare in India, Botswana, Perù, Alaska. E prego, prego, prego perchè mio figlio diventi un viaggiatore;
7) Sono capace di indossare un abito in seta con tacco 12 per andare a portare Francesco al parco giochi e dopo poco mettermi bermuda e stivali di gomma e andare a raccogliere i pomodori nell' orto ( cosa che adoro fare, tra l' altro ). Credo si possa mettere quasi tutto quasi ovunque - il limite sta nella naturalezza nel portare qualsiasi cosa e nello stile. Una cosa è certa: non indosserei MAI una tuta, nemmeno per fare ginnastica;
8) Mi piace cambiare ogni sera la camicia da notte e, se proprio devo scegliere, le indosso vintage, anche se ultimamente le ho un po' trascurate;
9) Camminare nei boschi il mattino presto è una delle cose più belle che si possano fare secondo me. Per poi arrivare a casa di un amico che mi offre pane, salame e champagne. Se non sono strani, io non li frequento;
10) Odio la menzogna, la volgarità e la cattiveria. Parlo, parlo, ma io anche se sono incavolata nera, non concludo niente. Non ne sono capace. Non è colpa mia se mia madre mi ha fatto Sagittario.
.

lunedì 13 luglio 2009

semplici immensità

Per festeggiare i 3 anni di Francesco ho scelto la campagna.

In compagnia della splendida Valentina ( è lei la bellezza che vedete in foto ... ) che ogni tanto saluta i grandi laghi del Canada e viene a salutarci, di amici vecchi e nuovi e del loro piccolo cucciolo di uomo che ha appena due mesi.
Racconti di cavalli, neve, amori lontani, fattorie.
E poi una scala per raccogliere le prime prugne tanto dolci ma dalla buccia un po' amara.
E poi ancora ricordi di un bimbo appena nato, del fasciatoio, del momento del cambio, dei rotoli di ciccia sui polsi.
Francesco mi sembrava così grande mentre osservava quel batuffolo di latte e cotone.
.
E i girasoli mi parevano così austeri,



i campi di grano così immensi, il cielo così infinito, gli alberi così alti, la verdura dell' orto così genuina,


i biscotti fatti in casa così puri e ...
.
e, sì ... l' amore così semplice, racchiuso, ingenuo. E immenso.

martedì 7 luglio 2009

Tre anni fa ... ( auguri Francesco! )


Tre anni fa, a quest' ora, ero attaccata alla colonna di casa in preda alle doglie. Non avevo paura del parto, non ne ho mai avuta. La mia curiosità ha sempre offuscato qualsiasi timore. Ora che so cosa significa quel dolore, forse andrei in sala parto leggermente prevenuta, ma sicuramente più consapevole.
.
Tre anni fa, a quest' ora, non avevo ancora stretto mio figlio al petto. Nella mia testa, grazie alle 200 puntate di "Reparto Maternità" che mi sono sparata, lo immaginavo ancora con tantissimi capelli e sporco di sangue. Invece è nato bianco e rosa, pulitissimo e profumato di prosciutto cotto.
Eppure ho mangiato mandarini e zucchine tutta la gravidanza. Boh, certe cose non si spiegano.
.
Tre anni fa, di mattina, c' era un sole forte che illuminava le pozzanghere, proprio come oggi.
.
Tre anni fa, tra poche ore, sarei andata in ospedale. Ci sono arrivata quasi da incosciente, senza preparazione, corsi pre-parto. Ho camminato con l' ossitocina nel sangue, mi sono data un morso sulla mano che mi è rimasto per settimane - giuro - , ho spinto guardando il pediatra strafigo che a sua volta mi fissava la patata e mi sono ritrovata Francesco urlante sul petto.
.
Tre anni fa guardavo mio figlio attaccarsi voracemente al mio piccolo seno da adolescente e lo compativo perchè non credevo che non avrei mai potuto sfamare un bambino; quando dopo 2 giorni mi sono venute due palle da bowling sul petto e Francesco ha cominciato a prendere peso, ho capito che avrei potuto dare da mangiare ad un esercito.
.
Tre anni fa non vedevo l' ora che lui arrivasse da me. E oggi non vedo l' ora di arrivare a casa da lui. Lui che ora sa andare in bicicletta ma vorrebbe una moto vera ed è rimasto deluso dal set di giardinaggio che gli ho regalato per il compleanno, che a volte si autogestisce e a volte si attacca alle mie gambe per non farmi andare a lavorare, che ama il suo ciuccio alla follia ma che ieri ha detto ad un bambino a cui la befana aveva portato via il suo: "capiterà anche a me".
.
Auguri Francesco! Senza te questi tre anni sarebbero stati sprecati.

martedì 30 giugno 2009

fiumi, alberi. riflessioni sull' essere madri. e donne.

Dell' esperienza di diventare madri una cosa è certa: l' amore. Indiscusso, estremo, viscerale, radicale. Qualsiasi scelta di madre viene presa prima pensando al bene dei propri figli.
Non so per quale strano motivo - forse la colpa è veramente di Eva - ma noi donne sembriamo in qualche modo destinate a soffrire.
Non tutte le donne sono uguali, così come non lo sono le madri, i figli, le famiglie.
E, appunto perchè non siamo tutte uguali, né da single, né da fidanzate, né da sposate, né da madri, né da nonne, viviamo e soffriamo in maniera diversa. E questo dipende anche dalla propria indole.
Io ho "scelto" di soffrire in modo violento perchè per carattere e predisposizione non sono una maratoneta, ma piuttosto una velocista. Una che preferisce il dolore immediato e forte, piuttosto che quello più lieve ma lungo. Ho "scelto" di andare alla ricerca della serenità e di regalare a mio figlio una madre sicuramente molto fragile ma allo stesso tempo tenace e testarda che per amor proprio e amore di suo figlio ha sconvolto la sua vita.
..
L' ho già scritto molte volte, lo so. Ho preferito sfidare il destino piuttosto che stare ad aspettare seduta sulla riva del fiume. Io VOGLIO navigare questo fiume, con le rapide che sto attraversando ( e che non finiscono mai ... ) e i tronchi di traverso che mi sbarrano la strada.
Se fossi stata sulla riva del fiume ad aspettare non avrei certo dovuto superare le rapide, ma non avrei mai saputo se fossi stata in grado di navigarlo.
Sinceramente, ancora adesso non so se sarò in grado di arrivare al delta di questo fiume, ma so una cosa: so com' è questo tipo di sofferenza e solo ora posso capire a fondo come interiorizzarla e poi superarla.
Sono una madre sbagliata? Non lo so. Per come la vedo io, credo che nessuna madre debba essere giudicata perchè sono certa che per qualsiasi madre l' amore per i propri figli venga prima di tutto.
Allo stesso tempo, però, sono convinta che per dare amore e serenità ad un figlio, come ad un uomo, ad un' amica, bisogna aver capito se si vuole stare sulla riva o navigare il fiume.
L' importante, secondo me, è aver compreso questo e averlo messo in pratica. Una volta fatto questo, nonostante le rapide o la noia della sponda, si riesce a regalare serenità a chi ci sta intorno. Si riesce perchè si è trovato l' equilibrio sulla zattera o sul pontile in riva al fiume.
.
Sono una madre che sogna e che spera che suo figlio diventi un sognatore. Per questo sul nostro comodino c' è sempre "Il piccolo principe".
Sono una madre che vorrebbe avere lo spazio e il tempo di spostare la sedia per vedere il tramonto mille volte in un giorno. Ma con accanto mio figlio e le persone che amo.
Sono una madre che guarda suo figlio salire sullo scivolo ai giardinetti e nello stesso tempo immagina di fare l' amore sotto un albero del parco. Che sia un faggio, una quercia o un albero da frutto, non importa. Io sono così.

venerdì 26 giugno 2009

ritorni

Francesco è tornato dal mare e starà ancora qualche giorno dal suo papà.
Ieri, però, non ho lavorato e ne ho approfittato per starmene un po' con lui, mentre il suo papà era al lavoro.
Siamo andati a vedere gli aerei dalle immense vetrate di Malpensa.
Io mi aspettavo che rimanesse incantato a guardarli sparire nel cielo. Invece Francesco è rimasto colpito dal "traffico di terra": muletti, trenini porta bagagli, pullmini per passeggeri. In effetti c' era un casino pazzesco.
Si è messo a raccontare ad una povera giovane coppia in partenza per la Norvegia ( e che limonava ogni due per tre, allora anche Francesco mi baciava in bocca ... ) che era venuto in aeroporto a prendere Giovannino che tornava da una vacanza ( il suo amico immaginario ) e che l' aereo con cui arrivava era talmente basso e piccolo che non c' era bisogno della scaletta.
Poi - si vede che ieri era in fissa con i gradini - si stava buttando giù dalla scala mobile che voleva prendere a tutti i costi e, quando l' ho trascinato verso l' ascensore ( più che altro perchè la scala mobile saliva, non scendeva ), mi ha odiato perchè è stato interrogato tutto il tempo da un ragazzo inglese che probabilmente non ha capito che in Italia si parla solo l' italiano. Anche con quelli che scrivono sul curriculum "Ottimo Inglese scritto e parlato". Figurati con un bambino di tre anni.
.
Sono state ore di ritorni. Non ce la facevo più ad aspettare.
Anche Marta è tornata. Non ci sono perchè e per come; mi basta sapere che posso contare ancora su di lei. E che adesso potremo dirci di nuovo tutto, ma proprio tutto.
.
Ore di ritorni ma anche di partenze.
La partenza di un ragazzo rimasto bambino che ricordo quando ero piccola e Fabio, il fratello più grande della mia amica Sara, rispose a noi bambine che volevamo sapere com' era il nuovo video di Michael Jackson: " Solito. Si tocca sempre le palle ". E noi: "Ahhhhh". E poi guardandoci l' un l' altra: " Ma cosa sono le palle? " ( ?!? ).
.
La partenza della ragazza che compariva sulla lacca che usava mia mamma negli anni '80; quella che le prendevo dall' armadietto prima di sedermi sullo sgabello a guardarla cotonarsi i capelli.
Mentre fuori tutte le donne del mondo spegnevano candeline esprimendo il desiderio di avere quella chioma e sperando che un certo Charlie le chiamasse per farle diventare uno dei suoi angeli.

Man in the mirror, la mia canzone preferita di Michael Jackson

giovedì 18 giugno 2009

tramonti di prati e albe di città

Oggi ricomincio a lavorare dopo un paio di settimane di pausa.
Il primo ostacolo da superare è stato vestirmi, perchè quando sono in quel giardino io mi metto bella biotta ( cioè in costume, non pensate male. E' solo che mia zia Micheline non riesce proprio ad accettare la cosa e scuotendo la testa dice: "sei come tua madre" ... ).
Francesco è andato al mare con la nonna e ci starà due settimane. Tornare nel traffico milanese e pensarlo mentre nuota con i suoi braccioli mi riempie il cuore di felicità e tristezza insieme.
Poi mettere piede in showroom con le spalle ancora calde dal sole e scure di lentiggini, l' aria condizionata, il telefono che suona, gli appuntamenti da fissare, volti vecchi e nuovi da affrontare.
.
Da questa vacanza ho imparato una cosa: che "Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente. Soltanto l'intelligenza che sa essere leggera, può sperare di risalire."
L' intelligenza leggera, sottile, spensierata che ti porta su una collina fischiettando una canzone, a mangiare pane e salame e bere birra su un prato. Mentre il sole va giù e tu risali, ti rivesti, ti metti nella macchina calda e da brava milanese stai attaccato al culo di quello davanti e suoni il clacson, ti siedi alla scrivania e ti specchi nel monitor del computer.
Questa è la tua alba - il tramonto è andato, ma non dimenticato.
In un attimo sei consapevole che la leggerezza ti ha fatto vedere ogni cosa e goderne.
E sai che anche tuo figlio ha potuto farlo.


NORAH JONES - SUNRISE

lunedì 15 giugno 2009

appassionata


Mi è stata passata da Trilly una bella patata bollente ( mi viene in mente un mio ex-collega che diceva sempre:" tieniti il bollente e dammi la patata", ma questa è tutta un' altra storia, va' ), un compito apparentemente semplice ma non per una come me che il dono della sintesi proprio non ce l' ha: devo scrivere 7 - solo 7 - cose che parlano di me.
.
.

Ecco qua:

1) Sono appassionata. E' una cosa che mi è stata detta e sono convinta che sia l' aggettivo che mi descriva meglio. No, non in senso romantico, ma nel senso che mi faccio prendere e trasportare da qualsiasi emozione, anche minuscola. Mi appassiono subito. E a volte mi "spassiono" altrettanto in fretta;

2) Amo i FIORI, la campagna, i campi, le colline, gli alberi - da frutto in particolare, le more dei gelsi, le cascine ( così ho detto 8 cose in una, tiè );

3) Colleziono braccialetti vintage, ma ormai non ho più una lira e vivo di rendita;

4) Mi vesto sempre con le stesse cose, nel senso che metto gli stessi abiti per andare al lavoro, uscire la sera, passeggiare in campagna. Vario gli accessori ma non sempre, porto i tacchi anche nel fango;

5) Adoro i film di Audrey Hepburn e la considero l' unica vera icona dello stile che sia mai esistita;.

6) Ho un sogno nel cassetto: il giro del mondo con lo zaino in spalla. Io non ho avuto il coraggio di compiere quest' impresa, ma in Africa ho incontrato un ragazzo di Parigi che a 8 anni aveva promesso a se stesso che quando sarebbe arrivato all' età di 25 anni l' avrebbe fatto. Da quel giorno ho sempre immaginato di vedere mio figlio partire per quest' avventura per riabbracciarlo al suo ritorno più ricco e maturo ( faccio la figa ma ho già l' ansia adesso );.

7) Ho una vera e propria passione per il "corredo di casa", ovvero tovaglie, lenzuola, asciugamani ma anche piatti, bicchieri, vasi, ciotole, zuppiere, servizi da the. Meglio se vintage, come sempre ( vedi foto in alto a sinistra di alcuni tovaglioli vintage - appunto - che ho scovato nel cassetto di un vecchio armadio ).
.
Purtroppo i punti sono solo 7 e non ho potuto scrivere che sono una madre "liberale", moderna, che però sogna ancora di tenere suo figlio di tre anni attaccato al seno, una figlia ribelle, una compagna rompiballe, una votante comunista. E una donna molto appassionata.

Voglio conoscervi meglio: Beba , Cinzia , Mamma in 3d e Paola ... mi dite 7 cose di voi?

martedì 12 maggio 2009

gambe di mamme, premi, promesse

Le gambe delle mamme sono gambe speciali.

Durante la gravidanza sopportano insieme alla schiena il peso della pancia che cresce; subiscono l' attacco di smagliature, cellulite, creme e olii; camminano trascinando i piedi gonfi.

Dopo il parto, visto che, nonostante le vane speranze e le illusioni, la situazione non è molto diversa, le gambe delle mamme continuano a sopportare il peso della pancia che non cala; subire l' attacco di smagliature, cellulite, creme e olii e camminare trascinando non più piedi gonfi, ma bambini rotondi pieni di latte.

Le gambe delle mamme sono gambe maratonete. Percorrono kilometri ogni giorno; solo per cercare i ciucci in giro per la casa ne fanno almeno uno.

Le gambe delle mamme vanno sempre e arrivano lontano; corrono veloci come i pensieri nella testa.

Le gambe delle mamme sono morbide, perchè servono da cuscino ai figli quando bevono il biberon prima della nanna.

Le gambe delle mamme sono dure e solide come colonne di marmo, perchè i bambini ci si aggrappano quando hanno paura.

Le gambe delle mamme sono sempre lunghe, perchè viste dagli occhi di un bambino.

Le gambe delle mamme non si dimenticano mai. Perchè continuano a seguirti anche quando sei grande.
.
Oggi Ester mi ha donato un premio camminando con le sue gambe di mamma su un meraviglioso tappeto verde.

Queste sono le mie 8 promesse:
1) camminare accanto a mio figlio lungo la strada della vita; sul suo stesso marciapiede se lui ne avrà bisogno, su quello opposto, se mi vorrà lontana;
2) scrivere una nuova favola per bambini;
3) finire i 7000 fiorellini che mi mancano al punto croce;
4) gonfiare le gomme della bici;
5) timbrare il biglietto del filobus;
6) pensare meno;
7) vedere ancora il panorama navigando un fiume e non solo sedendomi sulla sua riva;
8) non smettere mai di inseguire i tramonti.

Giro il mio premio a:
.
Con l' augurio - esteso anche a chi non ho assegnato il premio - che le vostre gambe di mamme ( e papà ... ) vi aiutino a portare i vostri figli dove loro vogliono e dove loro sentono di dover andare.

sabato 9 maggio 2009

piccoli grandi uomini

"I bambini piccoli uomini, dalle grandi capacità. Gli uomini, piccoli bambini dai grandi sogni."
-- Cleonice Parisi

. .

Oggi il papà di Francesco è venuto a prenderlo al parco giochi. Per ingannare l' attesa dell' arrivo abbiamo, nell' ordine: spinto ogni bambina che provava a salire sullo scivolo prima di noi, raccolto un camion di terra simpaticamente tutta finita nel risvolto dei jeans, ciucciato cucchiaini di plastica abbandonati sotto lo scivolo da nonsochi, comprato un cono al fior di latte visitando il chiosco dei gelati almeno tre volte, bevuto alla fontanella altre cinque rischiando la vita perchè proprio lì vicino si era piazzato un pazzo che augurava a tutti la morte e chiedeva gentili servizi orali alle deliziose mammine del parco - tra cui io. .

In tutto questo, molte delle mamme dei figli di plastica - cioè quelli che quando mangiano il gelato lo mangiano loro, non la maglietta, che quando vanno sullo scivolo non tentano MAI di scendere a pancia in giù e attendono in coda il loro turno riuscendo a scivolare esattamente dopo tre ore, visto che tutti gli altri li sorpassano - erano scappate per non ascoltare le parole del pazzo, tenendo le mani sulle loro orecchie vergini, per la paura di dover essere costrette veramente a fargli qualche bel servizietto.
.
Forse questi bambini sono già piccoli uomini, incorniciati in vestiti immacolati e così rigorosamente dediti all' ordine e all' obbedienza; o forse i piccoli uomini sono quelli che hanno grandi capacità, ma che preferiscono giocarsele diversamente ora, ora che la cosa più bella è sporcarsi i jeans di erba, bagnarsi tutta la maglietta alla fontanella e scendere a pancia in giù dallo scivolo.

Quando il suo papà è arrivato, Francesco l' ha preso per mano e, da piccolo grande uomo, lo ha accompagnato nel suo mondo fatto di sogni.

p.s. questa è la prima volta che parlo del papà di Francesco e spero che lui lo apprezzi. spero che prenda questa foto e la tenga nel cassetto delle cose importanti. perchè quando si viene accompagnati nei sogni di qualcuno è veramente una cosa importante. tutto qua.

venerdì 8 maggio 2009

il nostro mare

L' altra sera ho portato Francesco dal dottore per un brutto mal di gola.
Al ritorno, in macchina - erano le 20.45 circa - pensavo che ho fatto proprio bene a trasferirmi.
.
Da piccola aspettavo con ansia il giorno in cui sarei andata a trovare i parenti in cascina, tra galline, aie aperte, polverose e solari. Io vivevo in città e mi ricordo come se fosse ieri il giorno in cui i miei zii erano venuti a trovarci, proprio durante una festa cittadina. Ricordo la loro sorpresa nel vedere che per noi festa significava poter passeggiare per la via centrale senza macchine, per un giorno intero.
No, per un bambino la festa non deve essere quella.
Festa è ... vedere decine di trattori ogni giorno di cui fare l' elenco la sera, andare a trovare le mucche nella stalla, poter correre libero, raccogliere lappi, margherite e papaveri, credere che le risaie siano un mare in cui tuffarsi in mezzo al riso che sta nascendo. Il nostro mare.
Buona festa, amore.
.
.
.
p.s. la foto è stata scattata in 1 nano secondo, visto che Francesco non ama fermarsi. Per lui la macchina deve sempre andare, anche con i semafori rossi. Per protesta ha buttato il suo amato ciuccio fuori dalla macchina.
Io: " Francesco, a parte che posso anche fermarmi con la macchina se voglio, eh? E poi, non buttare il ciuccio per terra, se no ti prendi un altro bel virus e un' altra bella febbre"
Lui: " Chi te ne fega, tanto te l' ho dià" ( "chissenefrega, tanto ce l' ho già" )
.
Tre anni a luglio, eh? Ma da chi le impara queste cose??? Ah, già. Da me.

martedì 5 maggio 2009

I bambini sono di sinistra



" I bambini sono di sinistra. Di sinistra, sì, nessun dubbio. Non soltanto per i pugnetti stretti in segno di protesta.
I bambini sono di sinistra perché amano senza preconcetti, senza distinzioni.
I bambini sono di sinistra perché si fanno fregare quasi sempre. Ti guardano, cacci delle balle vergognose e loro le bevono, tutti contenti. Sorridono, si fidano. Bicamerale! Sì, dai!
I bambini sono di sinistra perché stanno insieme, fanno insieme, litigano insieme. Insieme, però.
I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la destra piangono.
I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la sinistra piangono lo stesso, ma un po' meno.
I bambini sono di sinistra perché a loro non serve il superfluo.
Sono di sinistra perché le scarpe sono scarpe, anche se prima o poi delle belle Nike o Adidas o Puma, o Reebok, o Superga gliele compreremo. Noi siamo No-Logo, ma di marca!
I bambini sono di sinistra malgrado l'ora di religione obbligatoria.
I bambini sono di sinistra perché comunque, qualsiasi cosa tu gli dica che assomigli vagamente a un ordine, fanno resistenza. Ora e sempre.
I bambini sono di sinistra perché occupano tutti gli spazi della nostra vita.
I bambini sono di sinistra perché fanno i girotondi da tempi non sospetti.
I bambini sono di sinistra perché vanno all'asilo con bambini africani, cinesi o boliviani, e quando il papà gli dice "vedi, quello lì è africano", loro lo guardano come si guarda una notizia senza significato.
I bambini sono di sinistra perché quando si commuovono piangono, mentre noi adulti teniamo duro, non si sa bene perché.
I bambini sono di sinistra perché se li critichiamo si offendono. Ma se li giudichiamo non invocano il legittimo sospetto, e se li condanniamo aspettano sereni l'indulto che prima o poi arriva: la mamma, Ciampi, il Papa.
I bambini sono di sinistra perché si fanno un'idea del mondo che nulla ha a che fare con le regole del mondo.
I bambini sono di sinistra perché se gli metti lì un maglioncino rosso e un maglioncino nero scelgono il rosso, salvo turbe gravi - daltonismo o suggerimento di chi fa il sondaggio.
I bambini sono di sinistra perché Babbo Natale somiglia a Karl Marx. Perché Cenerentola è di sinistra, perché Pocahontas è di sinistra. Perché Robin Hood è di Avanguardia Operaia e fa gli espropri proprietari.
I bambini sono di sinistra perché hanno orrore dell'orrore. Perché di fronte alla povertà, alla violenza, alla sofferenza, soffrono.
I bambini sono di sinistra perché il casino è un bel casino e perché l'ordine non si sa cos'è.
I bambini sono di sinistra perché crescono e cambiano.
I bambini sono di sinistra perché tra Peter Pan e Che Guevara prima o poi troveranno il nesso. I bambini sono di sinistra perché, se ce la fanno, conservano qualcosa per dopo. Per quanto diventa più difficile, difficilissimo, ricordare di essere stati bambini. Di sinistra, poi."
Claudio Bisio.
.
.
Beh, io mi ricordo benissimo di essere stata una bambina, e di sinistra. Anche perchè, per evitare che mi dimenticassi di esserlo stata, mia madre tornava dal lavoro tutti i giorni con un garofano rosso nell' asola del tailleur. Stava da Dio con il filo di perle. Che chic.
.
.
Comunque, per la cronaca, ieri sera una signora ha indicato Francesco con il dito dicendo alla persona che era con lei: " Guarda, un piccolo Che in miniatura!".
A parte la field jacket verde militare e l' aria da combattente, non vedo molta somiglianza tra mio figlio e il Che. Però ... come mi sono gasata, orgoglio di mamma. Oggi gli compro il basco. Il ciuccio fà da sigaro.

giovedì 30 aprile 2009

morose, anelli di fidanzamento e tanti grazie


Avrei anche potuto intitolare il post " anelli di fidanzamento e tante grazie " dato che, visto l' andazzo delle cose, avrei anche potuto fare della polemica. Ma non ne ho affatto voglia.

Infatti i miei grazie sono veri e diretti a marilena , che mi ha dato questo premio. Visitare i blog amici e sapere ogni giorno di più qualcosa delle vostre vite è diventato un appuntamento fisso, quotidiano, di cui non potrei fare a meno. Non so se la cosa è grave e non mi interessa. Mi interessa invece di voi, dei vostri bimbi, di quelli che sono nelle vostre pance e di quelli che vi fanno diventare matte. Abbiamo qualcosa in comune: forse l' essere mamme, mamme nella rete, forse la voglia di condividere i nostri piccoli episodi di tutti i giorni. Voi sapete chi siete.

Dopo questa premessa alla Riccardo Fogli - e, credetemi, nella vita avrei voluto tutto ma non paragonarmi a lui e alle sue "storie di tutti i giorni" - passiamo alle cose serie. Non che quelle citate sopra non lo siano, ma da mamme credo mi capiate quando per cose serie intendo che Francesco si è fidanzato. Ed è affar serio, seriamente serio.


Ieri pomeriggio io e Francesco siamo andati a prendere la sua morosa dopo la scuola ( se l' è scelta grande ). Fin qui niente di che, se non che mio figlio si è rifiutato di fare la nanna,iper-eccitato dall' evento imminente.

Data la giornata ventosa e semi-piovosa, siamo andati a fare un giretto alla Toys. Datemi della masochista, lo so, ma dovevo scegliere tra questo e il centro commerciale pieno di carrelli-macchinina, aerei supersonici che con una monetina vanno avanti 30 minuti, angolo delle palline e chi più ne ha più ne metta.

La sua morosa lo ha preso in braccio, lo ha portato in ogni angolino del negozio e gli ha fatto testare tutti, ma dico tutti i giochi con scritto "provami!". Insomma, se non fossi una donna trentenne pienamente sicura di non essere pedofila e se non fosse lei la figlia del celeberrimo Giovannino , me la prenderei io come fidanzata.

Ma Francesco è uno sgamato, se la tiene stretta stretta e con la sua faccia di tolla le ha anche regalato i fiori che aveva strappato dall' oleandro del vicino. Ladro gentiluomo.

Arrivati a casa, dopo aver giocato per due ore con i pezzi aggiuntivi della cassa del supermercato che ho comprato a Francesco ( sono masochista, non scema! ), è cominciata la cena.
Francesco ha mangiato quattro volte più del solito, guardando la sua morosa con gli occhioni a forma di cuore. Ora, solitamente l' amore toglie l' appetito.
A lui no. Stamattina si è svegliato affamato e sorridente.
Con il suo panino in mano, saltellava per la strada salutando tutti e facendo bocconi da leone. Ad un certo punto ha anche detto: "Mamma! Che bel tole candante quetta mattina!!!" ( "Mamma, che bel sole scaldante questa mattina" ).
Ve l' avevo detto: è affar serio. Seriamente serio.
Il capitolo sui participi presenti lo aprirò un' altra volta ( ho un po' di cosine in sospeso, eh??? ).
p.s. giro il mio premio a:
1) Ilaria ,tra pochi giorni mamma;
2) Sonia Luna , la mia cugina ormai irlandese;
3) Rox , e i suoi momenti di vita;
4) Denise , che non si depila;
5) Cinzia , mamma fortunatissima;
6) Ladyeffe , che ha qualche problemino in comune con me ... ;
7) Marilde , grande scrittrice;
8) Snezana , la sua dolce Katy e i suoi meravigliosi disegni;
9) Claudia , una matta - ed è un complimento;
10) Alessandra , incasinatisssssssssima.
11) Silvia , una mamma praticamente perfetta;
Lo so, sono tante, ma in fondo sto donando un premio.

martedì 28 aprile 2009

supermercati

Questa mattina Francesco ha protestato perchè voleva andare alla Coop invece che al Gigante. Così piccolo, così comunista.
Alla fine ha vinto il Gigante, ma solo perchè la Coop ha un parcheggio talmente scemo da scoraggiare qualunque mamma sotto il diluvio universale che era in corso. Quando siamo arrivati, sapendo di essere "in castigo" per alcune marachelle combinate prima di uscire di casa, Francesco ha cominciato diligentemente il giro dei corridoi senza mettere nel piccolo carrello che stava spingendo ovetti kinder, focacce, caramelle, uova, platani cubani, come invece fa di solito.
Ma ad un certo punto le tentazioni che aveva sotto agli occhi e l' incontro con un piccolo nemico pubblico alto quanto lui, gli hanno fatto dimenticare tutti i buoni propositi e, in men che non si dica, il famoso carrellino è stato riempito con una zuppa that's amore verde, i ravioli al prosciutto crudo di nonna amelia, 3 ovetti kinder e l' immancabile platano, che il reparto ortofrutta continua a voler piazzare proprio in basso a destra.
Ovviamente intenzionata a non comprare tutto quello che conteneva il carrellino di Francesco, mi sono sistemata in coda, cercando con un piede di sbarrare la strada a Francesco che mirava ai surgelati e con l' altro a fare lo stesso con il solito vecchietto sgamato che cercava di superarmi. A me fai tutto, ma non questo. Chiedi e ti sarà dato.
Dopo aver capito che doveva starsene lì in coda, Francesco ha pensato bene di rompere il famoso carrellino, con il suo dolce peso. Ed ecco decine di occhi di vecchiette puntati sulla madre del piccolo teppista che ha rotto il carrello; c' è quella che si aspetta una berla e quella che guarda impietosita, ma entrambe sono pronte a farti sentire una merda di madre se fai la mossa sbagliata - cioè, una qualsiasi.
Io me ne sono fregata, ho fulminato mio figlio con lo sguardo, l' ho sgridato e gli ho detto un paio di cosine talmente sottovoce che nessuna rompiballe può aver sentito.
Ma in agguato c' era la cassiera, che per punirmi ha battuto tutti i prodotti nel giro di un nano secondo. Mai vista una cassiera così veloce. Proprio oggi che non avevo fretta. Ovviamente ho creato la coda, tanto ero intontita a guardare la sua velocità megagalattica.
Mi sa proprio che dall' "altra parte" non ci torno più. Ritorno al solito scomodo parcheggio da comunisti.

martedì 21 aprile 2009

il mio essere madre

Cresce e nemmeno me ne rendo conto.
I gradini che continua a fare su e giù con il pisellino all' aria.
La pipì in piedi come i grandi.
La canottiera che si alza davanti perchè ha la pancia.
E le mutandine da abbinarci.
I denti come li lava lui.
Il pettine delle femmine perchè è rosa.
I boccoli biondi.
Il profumo prima di andare a dormire come Marilyn Monroe.
... che notte di pensieri, conti, ragionamenti, quella passata. Ho deciso di scrivere una lettera.

domenica 5 aprile 2009

dirsi "ti amo"

Dal momento in cui un figlio non abita più la tua pancia , prende la sua valigia di ricordi sottomarini, battiti ovattati, speranze fotografate da ecografi, voglie di cioccolata e mandarini, dolori portati dall' impetuosa forza della vita che sta arrivando, e si trasferisce nel tuo cuore. Qui rimane nelle ore che seguono il parto, quando la mente non può ancora ragionare perchè l' unica memoria che conserva è quella di un bambino bagnato, rugoso, STUPENDO appoggiato sul petto.
Solo dopo si sposta nel tuo cervello, solo pochi istanti dopo. Pochi istanti in cui realizzi - per modo di dire - che hai dato la vita. E uno tsunami di timori ti investe e ti trascina lontano, ai piedi di una montagna che ti guarda austera dalla sua cima.
Dal mare alla montagna, dall' acqua tiepida che ti è scorsa tra le gambe ai freddi brividi di un sottobosco. Dalla sicurezza della placenta che racchiude e protegge la vita, alle tue mani, i tuoi occhi, il tuo seno, che ora hanno la responsabilità di svilupparla.
La consapevolezza e la certezza che ce la farai arrivano ancora dopo, dopo i giorni, dopo molte conferme. E molte speranze, tra le quali quella di sentirti protetta a tua volta come una dama difesa dal suo cavaliere , come tu, figlia, senti di dover proteggere i tuoi genitori ( o, almeno, di averlo voluto fare senza esserci riuscita ).
La speranza di sentirsi sempre dire TI AMO dalla persona che ami più al mondo ( nonostante la voce da scema che fai quando cerchi le coccole da lui e vuoi un bacio ):

martedì 31 marzo 2009

mutande e prosperità



Francesco sta togliendo definitivamente il pannolino e io con lui ( almeno spero ).


Sì, perchè i pannolini sono parte integrante della vita di ogni mamma: con la loro voluminosa confezione risparmio occupano metà carrello della spesa e alla fine non ci stanno nei sacchetti; costano decine di euro al mese e inquinano come un pallet di bottiglie di plastica; procurano irritazioni varie ai santi culetti e comportano di conseguenza l' acquisto di tubetti di creme allo zinco ... ma soprattutto, creano quell' attaccamento morboso del bambino a quello strumento che permette loro di non staccarsi dalla visione del cartone animato preferito o di continuare a giocare imperterriti mentre la puzza si espande ed invade l' area gioco fino ad arrivare come un filo trasparente alle narici della mamma.



Come scritto in un post precedente, prima di cominciare a portarlo verso questo nuovo grande traguardo, mi sono riletta Freud e la sua teoria della gratificazione, mi sono informata sul metodo migliore per non fargli subire "traumi" e ho capito che, come tutte le cose, va fatto tutto nel modo più naturale possibile, senza la fretta di togliere a me stessa questo peso.


E allora quando, come questa mattina, Francesco non ha voglia di mettere le mutandine perchè preferirebbe ritornare alla plastica confortante del suo amato pannolino, gli offro una spalla - oooops, una tetta - su cui appoggiare la sua tenera guancia e sentirsi rassicurato, amato, sostenuto in questo come negli altri futuri cambiamenti della sua vita.




p.s. scusate la tetta in primo piano, ma quest' immagine mi piaceva troppo. E poi, dopo aver allattato e mostrato la tetta a destra e a manca, non mi fa nessun effetto vederla pubblicata, per lo più coperta.
Forse però includere la parola "prosperità" nel titolo è un po' azzardato, ora che vedete da questa foto che tanto prosperosa non sono ...