mercoledì 10 settembre 2014
martedì 12 febbraio 2013
Intrusioni
Pubblicato da PaolaFrancy h 10:39 Etichette: crescere insieme, il cuore, io e Francesco, la mia mamma, pensieri autodistruttivi
giovedì 26 maggio 2011
Donne moderne {e la ricerca della felicità}
D' istinto mi sento meno moderna di mia madre e mi definisco una donna all' antica per tante mie piccole abitudini quotidiane e per il mio stile di vita, ma il confine non è così netto. Non sono una donna capace di abbassare la testa e accettare qualsiasi cosa, ho lottato per deviare il mio destino verso quello che io volevo, sono indipendente. E ho persino un blog :D
Mio padre mi diceva sempre: "Non si deve mai andare a dormire se prima non è stato chiarito qualsiasi malinteso della giornata trascorsa. Perchè la vita è fatta non di grandi ideali, ma di piccoli dialoghi, piccoli accenni, piccole cose".
È per questo che io mi nutro di parole, petali, boschi, pomodori dell' orto, stelle viste da un telescopio, occhi di Francesco, mani del Moschettiere.
Poi, però,(mannaggia a me) alla fine della giornata, è più forte di me: sento il bisogno di scalare la montagna degli ideali.
E comunque oggi porto la coda di cavallo e un paio di ballerine rasoterra.
Pubblicato da PaolaFrancy h 12:11 Etichette: dreams, family and friends, il mio papà, il Moschettiere, pensieri autodistruttivi, questa sono io, tacchi 12
martedì 5 ottobre 2010
sembra tutto cosi' difficile
Pubblicato da PaolaFrancy h 20:03 Etichette: dai che ce la fai, il cuore, il Moschettiere, ma come faccio a farcela?, pensieri autodistruttivi
mercoledì 29 settembre 2010
Dai, portatemi via la testa
Questa volta abbiamo fatto bingo. Francesco in piena crisi, io alle prese con il rush lavorativo finale, mia mamma ancora impossibilitata a muoversi. Francesco ha probabilmente subito il fatto che mia mamma non e' stata bene - anche parlando con le maestre dell' asilo e' emerso questo. Forse anche il fatto di vederla star male, l' ambulanza che la portava via ( anche se lui era esaltatissimo nel vederla da vicino ), il fatto di non capire bene perche', se non e' una cosa grave, la nonna e' dovuta andare all' ospedale.
E poi, parliamoci chiaro: quando una mamma ha la testa piena, troppe cose da fare per azzeccare le coincidenze, il corri di qua e di la' da/per Milano, da/per l' ospedale, tanti pensieri dal banale: "devo fare la spesa - quando?" al "perche' mia mamma non migliora???" ... ecco, quando una mamma e' cosi', un bimbo lo sente.
Se poi la mamma ha dei sensi di colpa che dimorano fissi nel suo stomaco, pronti a saltar fuori alla prima occasione, la cosa si fa complicata.
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E ieri sera eravamo a tavola io e lui. Qualche capriccio - per fortuna non forti come quelli della sera prima, tutto nella norma. Se non fosse che io mi sentivo come ai vecchi tempi, quando eravamo noi due. Noi due a far la spesa, noi due seduti a tavola, noi due a giocare dopo cena, noi due ad addormentarci.
Lo so, sono pochi giorni ( domani finisce la campagna vendite e il Moschettiere non stara' via molto ), ma quando si sta cosi' le ore sono infinite.
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I nuovi progetti mi stimolano e mi stressano incredibilmente allo stesso tempo. Non riesco a far tutto. Ma persevero, non posso fossilizzarmi su questa terra malinconica. Per questo, studio, penso, leggo, lancio stylish competitions e creo sognando la primavera . Roba da poco. Ma che porta via la testa.
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Detto questo, aspetto con ansia altri set creati da voi. E ascolto la musica che mi piace.
Ayo - ONLY YOU
Caricato da jordhu. - Guarda altri video musicali in HD!
Pubblicato da PaolaFrancy h 06:06 Etichette: dai che ce la fai, il cuore, il lavoro, il Moschettiere, io e Francesco, la musica che mi piace, pensieri autodistruttivi
martedì 21 settembre 2010
avrei potuto accettare altre cose
Si tratta anche di dire le cose come stanno e come forse solo lei sa fare.
Ma non avevo mai parlato di quello che ho accettato. Di quello che L' ALTRA mi ha fatto. Di quello che non posso ancora mandare giù - l' ho scritto anche da mc -: quel desiderio accecante di far male a me, con la pistola puntata in fronte. Questo io non lo voglio nemmeno capire. Perchè avrei anche potuto perdonare il bisogno di amore. Quello lo perdono a prescindere. Avrei potuto ascoltarla se mi avesse fermato per strada supplicandomi di ridarglielo, di renderle quello che UNA VOLTA era suo, di parlare di lui, di piangere insieme, di mandarmi anche a cagare. Ma in faccia. Avrei potuto affrontarla se lei fosse andata oltre quello che sono fuori, perchè io sembro un facile bersaglio. Sembro una donna di plastica, con i tacchi alti e le gambe magre. Ma dentro di me ci sono i miei amori, il mio matrimonio, , c' è mio figlio, l' India, l' università, ci sono le cascate che ho visto, la savana, il Capo di Buona Speranza, c' è il mio parto, il mio latte, c' è la mia mamma, il mio papà, c' è l' uomo della mia vita.
Io ci penso tutti i giorni, dietro ai miei vestiti, dietro ai bolerini di pailettes, dietro il mio lavoro fatto di lustrini e tante cazzate. Dietro a tutto questo io sogno l' umanità.
Come te, Mc, non credo riuscirò mai a sotterrare quell' ascia. Però ci proverò. .
Lui', voglio divorarmi quel libro. Stanotte.
Pubblicato da PaolaFrancy h 09:49 Etichette: cattiverie, dai che ce la fai, io e Francesco, la gente, le pagine bianche, men's, pensieri autodistruttivi, questa sono io, storie di blog
venerdì 17 settembre 2010
pensieri di una mamma, di una figlia, di una donna.
Alle 3 di questa notte ho cominciato a farmi rullare i pensieri nella testa. Come solo io so fare quando mi sforzo di mettere le frivolezze sotto la pila delle preoccupazioni e mi concentro per pensare solo ai problemi cercando di trovare una soluzione in quel momento. Lì, nel letto. Alle 3.
Soluzioni di che, poi? Di certo non posso guarire la schiena di mia mamma. O il raffreddore di Francesco, la sua tosse. O la stanchezza del Moschettiere, che lavora, viaggia, pensa troppo. O la mia gamba, che questa notte mi ha fatto capire che da sola non può smettere di farmi male.
Ho il calendario fisso in mente, con le ore scandite che non bastano mai. Mai, porco cane. Mi sento a metà strada, una figlia poco presente, una mamma che vorrebbe fare solo la mamma ( sì, è così ), ma con degli spazi ritagliati per se stessa nelle ore in cui Francesco è all' asilo. Vorrei quelle poche ore ogni giorno. Mi basterebbero. Per scrivere di borse, di colori, di abbinamenti. Per fare quello che faccio in showroom ma in modo diverso. Per tirare fuori dal cassetto quel libro di cui so già l' evoluzione, la fine. So già quello che voglio dire. Voglio dire di fiori, di vestiti, di persone, di viaggi, di amori. Ma il primo capitolo sembra non finire mai.
Voglio vestirmi così per sedermi in giardino a buttare giù parole. E poi correre correre correre con Francesco.
Pubblicato da PaolaFrancy h 09:55 Etichette: dai che ce la fai, dreams, il Moschettiere, io e Francesco, la mia mamma, le pagine bianche, libri, pensieri autodistruttivi, questa sono io
martedì 22 giugno 2010
la separazione nella nostra vita di tutti i giorni. e nei pensieri degli altri.
Quando ci si separa si ha spesso la mente offuscata dalla rabbia e dal rancore. L' unica cosa che fa rinsavire è il pensiero dei propri figli, se questi ci sono. A volte è proprio questo pensiero che non fa trovare il cancello d' uscita dal labirinto dei pensieri autodistruttivi.
I sensi di colpa, la preoccupazione per quello che sarà il domani e la tristezza infinita per il fallimento non permettono di dormire, di ragionare, di lavorare.
Quando passa l' uragano dei conflitti che, purtroppo, troppo spesso si svolgono tramite avvocati, prendono il via i cambiamenti pratici nel quotidiano. Ritrovarsi soli in una casa che fino a poco tempo prima aveva visto solo momenti piacevoli - ma anche no - e la nascita di un figlio ( o più ) è devastante. Sapere che Lui è via. E non importa se fino a quel momento era ciò che avevi desiderato. Crescere un figlio in un momento in cui avresti solo voglia di rannicchiarti in un angolino e piangere. Vedere che tuo figlio ha 40 di febbre e renderti conto che non puoi più chiedere conforto e appoggio a Lui. E poi lo fai lo stesso. Perchè da sola non reggi, la sera tardi, quando la febbre non vuole scendere. Battere i pugni contro il muro perchè sai che nella vita di tuo figlio ci sarà un' altra donna ( che non sarà sua moglie ). Aprire le bollette e voler piangere in ascensore urlando. Desiderare di buttare dal balcone tutti i debiti: avvocato, mutuo, luce, gas, macchina. Non avere i soldi per fare la spesa. Non accendere il riscaldamento quando tuo figlio dorme da suo padre. E, colmo dei colmi, usare per scaldarti la coperta di cashmere che ti hanno regalato per il matrimonio.
Tante volte mi sono chiesta come ha affrontato Lui i primi momenti. Non si poteva parlare in quel periodo, non era nemmeno lontanamente pensabile un possibile dialogo. In quei giorni pensavo spesso che fino a poco tempo prima con quell' uomo avevo dormito per anni e anni. Avrei voluto - nella mia mente utopica - sedermi con lui a parlare della nostra sofferenza. Forse per soffrire di più. Forse di meno. Anche ora lo vorrei. E gliel' ho detto.
In una società in cui le separazioni sono all' ordine del giorno e in cui ovunque vada incontri persone separate - o divorziate - non è così scontato nella vita di tutti i giorni essere capiti. Sabato sera, per esempio, io e il Moschettiere eravamo alla serata di gala dello Squadrone Italiano dei "Mousquetaires d' Armagnac", appunto. E al tavolo eravamo: tre coppie formate da persone entrambe separate/divorziate - anche pluri, un amico pluriseparato, una coppia che resiste insieme da molti anni, per fortuna, ma con un figlio separato.
Questo è solo un esempio. Quotidianamente incontro persone separate o divorziate, soprattutto nel mio ambiente di lavoro. A volte è quasi scontato. Eppure mi sento spesso fuori luogo o giudicata. O meglio, non è una mia sensazione: vengo spesso giudicata. E la cosa che mi fa più male è che si pensa che una donna separata sia "protetta" dal fatto di avere uno o più figli e si faccia forte di questo, pretendendo di essere mantenuta. Non è sempre così. Io ricevo un mantenimento per mio figlio. Ma tutti sanno quanto costi ora mantenere un bambino, dalle piccole cose all' asilo. Dai giochi che chiede ( e che non gli darei in abbondanza nemmeno se fossi ricca, per principio ) ai vestiti.
Il fatto che io abbia un compagno, poi, non fa che allargare a dismisura il pensiero dei giudicanti. Come se la maggiore aspirazione di una donna fosse quella di essere mantenuta. E non di farcela da sola.
Mi ferisce la concezione ancora così retrò, semplicistica e spesso scontata della donna vista come una che ha acquisito talmente tanta libertà da potersi separare ( cosa che fino a pochi decenni fa era pensabile solo nelle alte sfere ), ma che non può però riuscire a gestire la sua vita da sola. Senza avere per forza un uomo che la mantenga. Non che le voglia bene, che le faccia ritrovare la serenità, che la aiuti nel quotidiano, che accetti suo figlio. No. Che la mantenga.
Pubblicato da PaolaFrancy h 17:27 Etichette: cattiverie, dai che ce la fai, il Moschettiere, il papà di Francesco, la gente, Les Mousquetaires, pensieri autodistruttivi, questa sono io, tempi moderni
mercoledì 12 maggio 2010
dedicato a chi ha le competenze, ma ancora non lo sa
Francesco ha scelto tipo 8 libri e io li ho comprati tutti - non posso resistere alla sua voglia di scoperta.
Nonostante abbia opposto resistenza alla sezione libri in inglese ( e solo perche' in aeroporto ho comprato una scorta che dovrebbe durare mesi ), la ragazza alla cassa - che ormai conosce me e le mie passioni - non si e' fatta scrupoli nell' offrirmi su un piatto d' argento l' ennesima tentazione: l' ultimo libro su di lei, Audrey. In particolare, si tratta di una serie di scatti e qualche riga sui dietro le quinte di "Sabrina".
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Pubblicato da PaolaFrancy h 11:57 Etichette: audrey, dreams, il cuore, il lavoro, il Moschettiere, io e Francesco, le amiche, libri, pensieri autodistruttivi, questa sono io, storie di blog
lunedì 22 febbraio 2010
che brutto avere la testa piena e non notare i fiori che nascono
In campagna sono spuntate le prime primule e io non me ne ero nemmeno accorta. Me le ha portate il moschettiere. Che brutto avere la testa piena e non notare i fiori che nascono. Me la immagino dentro: vedo tanti piccoli pasticceri che farciscono le pieghe del mio cervello con la crema. Dovrebbe pesare di più, quindi. E ancorarmi alla terra. Invece no. Io che adoro il suo profumo, che vivrei con le mani dentro a cercar lombrichi e spiare semi che dormono, non riesco a stare attaccata alla mia amata terra. Sarà per i tacchi 12? Non credo.
Ho seminato l' aquilegia ( non è meravigliosa? ) nella speranza che si aggrappi alle pertiche che pianterò nel terreno. Magari prima devo piantarle queste pertiche, se no come fa ad attaccarsi, povera aquilegia. E' come se sapessi che devo farlo ma non lo faccio. E' come se sapessi cosa devo fare ma non riesco a farlo.
Però in realtà non so cosa devo fare. Il mio futuro è nelle mani di persone che hanno abitato il mio passato. Ma non ho scheletri nell' armadio. Ho sempre sbattuto tutto fuori, alla luce del sole. Non sono una persona riservata, pudica. Le macchie sui miei panni sporchi le hanno sempre viste tutti i vicini. E non solo. Nonostante questo, è come se mi sentissi una ladra. Come se nella mia scatola segreta, anzichè conservare biglietti, fiori, ricordi, tenessi bugie e menzogne. Come se.

Anche Francesco ha una scatola. Da quando è nato. Avrei tanto voluto che mia madre avesse cercato di trattenere il suo, il mio passato. Invece sembra tutto sfumato. Avrei voluto una scatola con i biglietti dei treni che prendevano i miei genitori, un nastro per i capelli di mia madre, una lettera. Magari quella che legge in questa foto messa di traverso.
Avrei voluto che non si fosse difesa dalla sofferenza con il muso duro. Ma forse per lei è stata l' unica arma che aveva a disposizione.
Io, che in generale sono molto fisica, a volte vivrei solo di parole e pensieri, problemi e sogni. Vorrei spiegazioni, certezze, soluzioni immediate. Vorrei un libretto di istruzioni per i sogni. Non per i problemi, per i sogni.
Ma ha sicuramente ragione il moschettiere, quando viene a prendermi in cima ad una collina solo per abbracciarmi. Senza dire niente.
Ci credo. Basta guardarmi negli occhi per vedere cosa penso.
Sono come un libro aperto. Basta azzeccare la pagina ( E qui sta il bello ).
Pubblicato da PaolaFrancy h 12:30 Etichette: countrylife, flower power, il Moschettiere, io e Francesco, la mia mamma, le mie radici, le pagine bianche, pensieri autodistruttivi, questa sono io
martedì 2 febbraio 2010
io e i miei pensieri autodistruttivi
Pubblicato da PaolaFrancy h 08:43 Etichette: dai che ce la fai, il mio papà, pensieri autodistruttivi, questa sono io
