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mercoledì 10 settembre 2014

Io che mi voglio così bene.

Il titolo è evidentemente una battuta. Già, perché è inutile continuare a dirlo (ma lo riscrivo, per sicurezza): se si nasce tondi non si muore quadrati. E io sono nata tonda, diciamo, perché la gente mi può girare intorno facendomi qualsiasi cosa e lasciare che tutto mi scivoli addosso (mentre all'interno del cerchio si aggroviglia tra i miei pensieri).
Spesso provo a guardarmi da fuori e vedo una persona che pensa sempre di dover arrivare per ultima, di aspettare perché le altre cose sono più importanti, di metterci tutta se stessa per far vedere che anche lei sa fare cose belle anche se pochi le capiscono. Perché tanto quello che fa lei non è così importante. 
Una persona che si rialza da terra. Ogni volta. Le viene fatto uno sgambetto e lei si rialza. Le viene tirata addosso una montagna di pietre e lei si rialza. Perde le speranze e lei si rialza. 
Si dispera ma lei si rialza.
E sfodera sempre il suo sorriso, non di circostanza, certo, perché lei si rialza pensando che là fuori c'è la vita, in quel giardino grande, grandissimo, mai finito.
Si chiama resilienza. La famosa resilienza, non pazienza. La resilienza grazie alla quale il giardiniere si rialza dopo un inverno troppo freddo che ha distrutto i suoi progetti, dopo un'estate troppo calda che lo ha fatto faticare da morire, dopo un seme portato via da una formica, dopo la grandine che ha distrutto il raccolto del frutteto.

Qualche volta mi siedo guardando le mie colline e mi chiedo: "Mi voglio così bene come ne voglio a mio figlio, ai miei fiori, agli alberi a cui sono riconoscente ogni giorno?"
La risposta è, evidentemente, nelle righe qui sopra. 

p.s. Il mio amore per i fiori viene espresso, come ogni mese, anche su altri siti. Mi piacerebbe riuscire a coinvolgervi tutti perché, vi assicuro, la passione per il verde non richiede solo energia. Sa regalare molto. Leggete qui e qui :)

martedì 12 febbraio 2013

Intrusioni

Scrivo ora che ho elaborato, a distanza di quasi una settimana.
Non volevo farlo, ma poi ho pensato che anche questo deve rimanere nella nostra storia, come mille altri momenti brutti e mille altri belli.
La scorsa settimana sono entrati in casa nostra, hanno aperto tutti i cassetti, gli armadi, gli sportelli, le scatole. Le mie tanto amate scatole dove tengo la mia vita.
Con quello che hanno trovato non sono di certo diventati ricchi. Ma noi siamo sicuramente più poveri, perché le loro mani hanno frugato nei nostri ricordi più intimi e non li hanno portati via, ma per un attimo li hanno allontanati da noi.
La nostra casa è fatta di oggetti dal valore simbolico: quadretti indiani, libri di fiori inglesi, bigiotteria turca e marocchina, cornici di noi che salutiamo, gattini cinesi che danno il benvenuto. Tutte cose che solo per noi hanno un significato.
Mi vengono i brividi se penso che qualcosa di mio è andato via da quella casa, senza il mio permesso.
Ma penso anche che questi brividi passeranno, presto.
 
Mia madre, come sempre, si è dimostrata la donna forte che è. Prima testimone insieme a mio figlio, lo ha protetto dall' evidenza e da ulteriori intrusioni - pacifiche - che avrebbero peggiorato la situazione in quel momento.
Non avrò mai la sua forza, ma la prendo come esempio.
E spero che anche Francesco prenda esempio dalla sua forte nonna.

giovedì 26 maggio 2011

Donne moderne {e la ricerca della felicità}

Stando ai racconti di mia madre, mia nonna Luigina era una gran lavoratrice. Mio nonno Francesco era spesso fermo per il mal di schiena e lei, senza lamentarsi, aveva lavorato a turni in uno "stabilimento" (come dice mia madre) tutta la vita.
Nonostante fosse tollerante verso mio nonno (che spesso era seduto al tavolo mentre lei si occupava di tutto e che era anche stato sorpreso da mia madre bambina a baciare un' amica della nonna) e avesse lo spirito di sacrificio e di immolazione tipico delle donne di una volta, mi sento di poterla definire "moderna" per i suoi tempi.
Quando il parroco del paese le disse che 4 figli non erano abbastanza, lei gli rispose che quello era il numero che lei riusciva a mantenere e che non le interessava se per la Chiesa lei avrebbe dovuto metterne di più al mondo, come gli altri. Il discorso si era chiuso lì.
E quando mio zio la informò della separazione dalla moglie, lei tirò un sospiro di sollievo, essendo interessata al bene della sua famiglia e non a quello che gli altri avrebbero potuto dire di un figlio separato quando ancora le separazioni si contavano sulle dita di una mano.
Viveva comunque in modo semplice, senza pretese e io l' ho vista sempre sorridente.
Si profumava di rosa (e questo era la fragranza che avvolgeva il suo bagno), curava l' orto e aveva un' amica del cuore.

Mia madre può essere sicuramente definita una donna moderna, dalla mentalità aperta, dallo spirito combattivo, anche a difesa dei diritti lavorativi e civili delle donne (e non solo). Mi ha sempre parlato di quanto sia importante l' indipendenza per una donna, che sia ingiusto accettare le cose che non ci stanno bene e che si debba lottare per ciò in cui si crede (mettendomi nelle mani il suo stesso spirito ribelle che la faceva scappare di casa per andare a ballare da adolescente).
Per 38 anni ha amato il suo primo uomo - mio padre - ma quando lui è morto, ha tirato fuori le palle e ha deciso che nella vita fosse giusto pensare di continuare a meritarsi la felicità.

Un giorno, uno stilista con cui lavoravo mi ha fermata e mi ha detto: "tu sei una donna talmente femminile e all' antica che dovresti sempre portare tacchi e chignon".
D' istinto mi sento meno moderna di mia madre e mi definisco una donna all' antica per tante mie piccole abitudini quotidiane e per il mio stile di vita, ma il confine non è così netto. Non sono una donna capace di abbassare la testa e accettare qualsiasi cosa, ho lottato per deviare il mio destino verso quello che io volevo, sono indipendente. E ho persino un blog :D
Però non ho ereditato la costanza di mia madre, che a settantun anni, è ancora una lottatrice. Anzi, in questo momento, sento proprio di non avere più la forza di credere in certe cose. Vorrei avere un carattere remissivo, vorrei avere pazienza. E non vivere sempre con il fiato sospeso tra i sogni, gli ideali, l' indipendenza, il rispetto, la lotta.

Mio padre mi diceva sempre: "Non si deve mai andare a dormire se prima non è stato chiarito qualsiasi malinteso della giornata trascorsa. Perchè la vita è fatta non di grandi ideali, ma di piccoli dialoghi, piccoli accenni, piccole cose".
È per questo che io mi nutro di parole, petali, boschi, pomodori dell' orto, stelle viste da un telescopio, occhi di Francesco, mani del Moschettiere.
Poi, però,(mannaggia a me) alla fine della giornata, è più forte di me: sento il bisogno di scalare la montagna degli ideali.


E comunque oggi porto la coda di cavallo e un paio di ballerine rasoterra.

martedì 5 ottobre 2010

sembra tutto cosi' difficile

O lo e'? Non lo so.
So che penso a mia madre. Alle donne di una volta. E sono straconvinta che per loro non sia stato cosi' difficile. Mia madre mi dice sempre "quando io e tuo padre ci siamo sposati, non avevamo nemmeno le mutande per cambiarci".
Ok, anche solo basandomi su questa frase non posso dire che per loro l' inizio sia stato una passeggiata. Forse e' stato in salita. Ma in salita si sono amati. Sorretti.
Per me e' una salita in cui sto cercando di aggrapparmi all' amore. Perche' l' ho trovato. Ma e' come se avessi qualcuno che mi tira giu' e mi fa scivolare per la scarpata.
Forse anche io sto cercando di tirare giu' lui e non me ne accorgo.
Sembra tutto cosi' difficile.
Cioe', e' difficile per i sentimenti. Oltre che per i soldi, il tempo, i valori.
E' difficile dimostrare di essere puliti.
Ma quanto mi sono rotta le scatole di doverlo dimostrare??? Tanto. Ma tanto.

mercoledì 29 settembre 2010

Dai, portatemi via la testa

Il Moschettiere e' partito per la Turchia. Niente di strano, ci va anche un paio di volte al mese, per lavoro. Ma chissa' per quale strana congiunzione astrale, capita spesso quando e' in corso una crisi. Tipo Francesco con cagotto e 40 di febbre, io in piena campagna vendite e settimana della moda, sciopero dei treni e appuntamento con cliente russo alle 21 in showroom.
Questa volta abbiamo fatto bingo. Francesco in piena crisi, io alle prese con il rush lavorativo finale, mia mamma ancora impossibilitata a muoversi. Francesco ha probabilmente subito il fatto che mia mamma non e' stata bene - anche parlando con le maestre dell' asilo e' emerso questo. Forse anche il fatto di vederla star male, l' ambulanza che la portava via ( anche se lui era esaltatissimo nel vederla da vicino ), il fatto di non capire bene perche', se non e' una cosa grave, la nonna e' dovuta andare all' ospedale.
E poi, parliamoci chiaro: quando una mamma ha la testa piena, troppe cose da fare per azzeccare le coincidenze, il corri di qua e di la' da/per Milano, da/per l' ospedale, tanti pensieri dal banale: "devo fare la spesa - quando?" al "perche' mia mamma non migliora???" ... ecco, quando una mamma e' cosi', un bimbo lo sente.
Se poi la mamma ha dei sensi di colpa che dimorano fissi nel suo stomaco, pronti a saltar fuori alla prima occasione, la cosa si fa complicata.
.
E ieri sera eravamo a tavola io e lui. Qualche capriccio - per fortuna non forti come quelli della sera prima, tutto nella norma. Se non fosse che io mi sentivo come ai vecchi tempi, quando eravamo noi due. Noi due a far la spesa, noi due seduti a tavola, noi due a giocare dopo cena, noi due ad addormentarci.
Lo so, sono pochi giorni ( domani finisce la campagna vendite e il Moschettiere non stara' via molto ), ma quando si sta cosi' le ore sono infinite.
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I nuovi progetti mi stimolano e mi stressano incredibilmente allo stesso tempo. Non riesco a far tutto. Ma persevero, non posso fossilizzarmi su questa terra malinconica. Per questo, studio, penso, leggo, lancio stylish competitions e creo sognando la primavera . Roba da poco. Ma che porta via la testa.
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Detto questo, aspetto con ansia altri set creati da voi. E ascolto la musica che mi piace.
p.s. i fiori del background del set sono cosmos. semplici, raffinati. e attirano le farfalle.


Ayo - ONLY YOU
Caricato da jordhu. - Guarda altri video musicali in HD!

martedì 21 settembre 2010

avrei potuto accettare altre cose

Ok. E' arrivata lei , stamattina. E qui non si tratta solo di brividi.
Si tratta anche di dire le cose come stanno e come forse solo lei sa fare.
Avevo già parlato qui di cosa ha significato per me il tradimento. E' stato morire ancora, dopo che - vaffanculo - mi ero rialzata ed ero rinata piano piano.
Ma non avevo mai parlato di quello che ho accettato. Di quello che L' ALTRA mi ha fatto. Di quello che non posso ancora mandare giù - l' ho scritto anche da mc -: quel desiderio accecante di far male a me, con la pistola puntata in fronte. Questo io non lo voglio nemmeno capire. Perchè avrei anche potuto perdonare il bisogno di amore. Quello lo perdono a prescindere. Avrei potuto ascoltarla se mi avesse fermato per strada supplicandomi di ridarglielo, di renderle quello che UNA VOLTA era suo, di parlare di lui, di piangere insieme, di mandarmi anche a cagare. Ma in faccia. Avrei potuto affrontarla se lei fosse andata oltre quello che sono fuori, perchè io sembro un facile bersaglio. Sembro una donna di plastica, con i tacchi alti e le gambe magre. Ma dentro di me ci sono i miei amori, il mio matrimonio, , c' è mio figlio, l' India, l' università, ci sono le cascate che ho visto, la savana, il Capo di Buona Speranza, c' è il mio parto, il mio latte, c' è la mia mamma, il mio papà, c' è l' uomo della mia vita.
Io ci penso tutti i giorni, dietro ai miei vestiti, dietro ai bolerini di pailettes, dietro il mio lavoro fatto di lustrini e tante cazzate. Dietro a tutto questo io sogno l' umanità.
Come te, Mc, non credo riuscirò mai a sotterrare quell' ascia. Però ci proverò. .
Lui', voglio divorarmi quel libro. Stanotte.

venerdì 17 settembre 2010

pensieri di una mamma, di una figlia, di una donna.

Alle 3 di questa notte ho cominciato a farmi rullare i pensieri nella testa. Come solo io so fare quando mi sforzo di mettere le frivolezze sotto la pila delle preoccupazioni e mi concentro per pensare solo ai problemi cercando di trovare una soluzione in quel momento. Lì, nel letto. Alle 3.

Soluzioni di che, poi? Di certo non posso guarire la schiena di mia mamma. O il raffreddore di Francesco, la sua tosse. O la stanchezza del Moschettiere, che lavora, viaggia, pensa troppo. O la mia gamba, che questa notte mi ha fatto capire che da sola non può smettere di farmi male.

Ho il calendario fisso in mente, con le ore scandite che non bastano mai. Mai, porco cane. Mi sento a metà strada, una figlia poco presente, una mamma che vorrebbe fare solo la mamma ( sì, è così ), ma con degli spazi ritagliati per se stessa nelle ore in cui Francesco è all' asilo. Vorrei quelle poche ore ogni giorno. Mi basterebbero. Per scrivere di borse, di colori, di abbinamenti. Per fare quello che faccio in showroom ma in modo diverso. Per tirare fuori dal cassetto quel libro di cui so già l' evoluzione, la fine. So già quello che voglio dire. Voglio dire di fiori, di vestiti, di persone, di viaggi, di amori. Ma il primo capitolo sembra non finire mai.

Voglio vestirmi così per sedermi in giardino a buttare giù parole. E poi correre correre correre con Francesco.

martedì 22 giugno 2010

la separazione nella nostra vita di tutti i giorni. e nei pensieri degli altri.

Quando ci si separa si ha spesso la mente offuscata dalla rabbia e dal rancore. L' unica cosa che fa rinsavire è il pensiero dei propri figli, se questi ci sono. A volte è proprio questo pensiero che non fa trovare il cancello d' uscita dal labirinto dei pensieri autodistruttivi.

I sensi di colpa, la preoccupazione per quello che sarà il domani e la tristezza infinita per il fallimento non permettono di dormire, di ragionare, di lavorare.

Quando passa l' uragano dei conflitti che, purtroppo, troppo spesso si svolgono tramite avvocati, prendono il via i cambiamenti pratici nel quotidiano. Ritrovarsi soli in una casa che fino a poco tempo prima aveva visto solo momenti piacevoli - ma anche no - e la nascita di un figlio ( o più ) è devastante. Sapere che Lui è via. E non importa se fino a quel momento era ciò che avevi desiderato. Crescere un figlio in un momento in cui avresti solo voglia di rannicchiarti in un angolino e piangere. Vedere che tuo figlio ha 40 di febbre e renderti conto che non puoi più chiedere conforto e appoggio a Lui. E poi lo fai lo stesso. Perchè da sola non reggi, la sera tardi, quando la febbre non vuole scendere. Battere i pugni contro il muro perchè sai che nella vita di tuo figlio ci sarà un' altra donna ( che non sarà sua moglie ). Aprire le bollette e voler piangere in ascensore urlando. Desiderare di buttare dal balcone tutti i debiti: avvocato, mutuo, luce, gas, macchina. Non avere i soldi per fare la spesa. Non accendere il riscaldamento quando tuo figlio dorme da suo padre. E, colmo dei colmi, usare per scaldarti la coperta di cashmere che ti hanno regalato per il matrimonio.

Tante volte mi sono chiesta come ha affrontato Lui i primi momenti. Non si poteva parlare in quel periodo, non era nemmeno lontanamente pensabile un possibile dialogo. In quei giorni pensavo spesso che fino a poco tempo prima con quell' uomo avevo dormito per anni e anni. Avrei voluto - nella mia mente utopica - sedermi con lui a parlare della nostra sofferenza. Forse per soffrire di più. Forse di meno. Anche ora lo vorrei. E gliel' ho detto.

In una società in cui le separazioni sono all' ordine del giorno e in cui ovunque vada incontri persone separate - o divorziate - non è così scontato nella vita di tutti i giorni essere capiti. Sabato sera, per esempio, io e il Moschettiere eravamo alla serata di gala dello Squadrone Italiano dei "Mousquetaires d' Armagnac", appunto. E al tavolo eravamo: tre coppie formate da persone entrambe separate/divorziate - anche pluri, un amico pluriseparato, una coppia che resiste insieme da molti anni, per fortuna, ma con un figlio separato.

Questo è solo un esempio. Quotidianamente incontro persone separate o divorziate, soprattutto nel mio ambiente di lavoro. A volte è quasi scontato. Eppure mi sento spesso fuori luogo o giudicata. O meglio, non è una mia sensazione: vengo spesso giudicata. E la cosa che mi fa più male è che si pensa che una donna separata sia "protetta" dal fatto di avere uno o più figli e si faccia forte di questo, pretendendo di essere mantenuta. Non è sempre così. Io ricevo un mantenimento per mio figlio. Ma tutti sanno quanto costi ora mantenere un bambino, dalle piccole cose all' asilo. Dai giochi che chiede ( e che non gli darei in abbondanza nemmeno se fossi ricca, per principio ) ai vestiti.

Il fatto che io abbia un compagno, poi, non fa che allargare a dismisura il pensiero dei giudicanti. Come se la maggiore aspirazione di una donna fosse quella di essere mantenuta. E non di farcela da sola.

Mi ferisce la concezione ancora così retrò, semplicistica e spesso scontata della donna vista come una che ha acquisito talmente tanta libertà da potersi separare ( cosa che fino a pochi decenni fa era pensabile solo nelle alte sfere ), ma che non può però riuscire a gestire la sua vita da sola. Senza avere per forza un uomo che la mantenga. Non che le voglia bene, che le faccia ritrovare la serenità, che la aiuti nel quotidiano, che accetti suo figlio. No. Che la mantenga.

mercoledì 12 maggio 2010

dedicato a chi ha le competenze, ma ancora non lo sa


Giorni di libri. Un po' perche' Cinzia mi ha tentata e quasi quasi mi viene anche voglia di tornare a leggere nella mia amata madrelingua. E un po' perche', quando il Moschettiere mi ha fatto notare che ogni lunedi' appariva sul suo computer un promemoria per ricordarsi di comprare questo libro e ogni settimana doveva rimandare l' acquisto per la mancanza di tempo, mi ha fatto tenerezza e mi sono fiondata con questa scusa nella mia amata libreria.
Francesco ha scelto tipo 8 libri e io li ho comprati tutti - non posso resistere alla sua voglia di scoperta.
Nonostante abbia opposto resistenza alla sezione libri in inglese ( e solo perche' in aeroporto ho comprato una scorta che dovrebbe durare mesi ), la ragazza alla cassa - che ormai conosce me e le mie passioni - non si e' fatta scrupoli nell' offrirmi su un piatto d' argento l' ennesima tentazione: l' ultimo libro su di lei, Audrey. In particolare, si tratta di una serie di scatti e qualche riga sui dietro le quinte di "Sabrina".
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A casa, mentre Francesco apriva le finestrelle del suo libro a tema "cantiere", il suo preferito, e il libro per il Moschettiere attendeva di diventare sorpresa, mi sono seduta in veranda e ho cominciato a sfogliare il mio acquisto.
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Ormai sono troppo vecchia per non credere alle coincidenze della vita. E se mi aveva colpito al volo una frase di Audrey, in cui diceva che in ogni fase della sua carriera sentiva di non avere le competenze necessarie ( ?!? ), oggi, quando un' amica - purtroppo troppo virtuale e lontana fisicamente - mi ha parlato di competenze - competenze miste a sogni - ne ho avuto la conferma.
La conferma che le coincidenze esistono. Che i sogni esistono. E che le competenze forse no.
Forse. Forse esistono solo in determinati contesti. E forse si acquisiscono col tempo o tirando fuori la passione, non solo studiando. Forse dovrebbero insegnarci da piccoli ad essere competenti nel sognare. Che e' un gran bel lavoro. E un gran bel casino. Dovrebbero darci un manuale d' istruzioni. Dove potrebbe essere segnalato : " qui sognare con cautela" e " qui buttati, tranquilla, e' un sogno realizzabile".
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C' e' un film che a me ha cambiato la vita. A me. A me che - porco cane, sono nata Sagittario - ottimista non sono mai stata. Avventurosa si', ma solo nelle foreste, sui fiumi. Nei sentimenti no. A me, che ho sempre pensato fosse impossibile cambiare.
Non che sia diventata ottimista, eh? No, solo piu' sfrontata, sfacciata nei confronti della vita.
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Lo so, sono pensieri sparsi. Non e' facile capirli. Ma ... " Io sono una romantica realista. Non e' impossibile, sapete? " Audrey Hepburn.
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"I believe in pink. I believe laughing is the best calorie burner. I believe in kissing, kissing a lot. I believe in being strong when everything seems to be going wrong. I believe that happy girls are the prettiest girls. I believe that tomorrow is another day, and I believe in miracles."
"Io credo nel "rosa". Credo che ridere sia il modo migliore per bruciare calorie. Credo nei baci, molti baci. Credo nel diventare forte quando tutto sembra andare storto. Credo che le ragazze felici siano le ragazze più belle. Credo che domani sarà un altro giorno, ed io credo nei miracoli."
Audrey Hepburn. Si', ancora.

lunedì 22 febbraio 2010

che brutto avere la testa piena e non notare i fiori che nascono

In campagna sono spuntate le prime primule e io non me ne ero nemmeno accorta. Me le ha portate il moschettiere. Che brutto avere la testa piena e non notare i fiori che nascono. Me la immagino dentro: vedo tanti piccoli pasticceri che farciscono le pieghe del mio cervello con la crema. Dovrebbe pesare di più, quindi. E ancorarmi alla terra. Invece no. Io che adoro il suo profumo, che vivrei con le mani dentro a cercar lombrichi e spiare semi che dormono, non riesco a stare attaccata alla mia amata terra. Sarà per i tacchi 12? Non credo.

Ho seminato l' aquilegia ( non è meravigliosa? ) nella speranza che si aggrappi alle pertiche che pianterò nel terreno. Magari prima devo piantarle queste pertiche, se no come fa ad attaccarsi, povera aquilegia. E' come se sapessi che devo farlo ma non lo faccio. E' come se sapessi cosa devo fare ma non riesco a farlo.

Però in realtà non so cosa devo fare. Il mio futuro è nelle mani di persone che hanno abitato il mio passato. Ma non ho scheletri nell' armadio. Ho sempre sbattuto tutto fuori, alla luce del sole. Non sono una persona riservata, pudica. Le macchie sui miei panni sporchi le hanno sempre viste tutti i vicini. E non solo. Nonostante questo, è come se mi sentissi una ladra. Come se nella mia scatola segreta, anzichè conservare biglietti, fiori, ricordi, tenessi bugie e menzogne. Come se.


Anche Francesco ha una scatola. Da quando è nato. Avrei tanto voluto che mia madre avesse cercato di trattenere il suo, il mio passato. Invece sembra tutto sfumato. Avrei voluto una scatola con i biglietti dei treni che prendevano i miei genitori, un nastro per i capelli di mia madre, una lettera. Magari quella che legge in questa foto messa di traverso.

Avrei voluto che non si fosse difesa dalla sofferenza con il muso duro. Ma forse per lei è stata l' unica arma che aveva a disposizione.

Io, che in generale sono molto fisica, a volte vivrei solo di parole e pensieri, problemi e sogni. Vorrei spiegazioni, certezze, soluzioni immediate. Vorrei un libretto di istruzioni per i sogni. Non per i problemi, per i sogni.

Ma ha sicuramente ragione il moschettiere, quando viene a prendermi in cima ad una collina solo per abbracciarmi. Senza dire niente.

Ci credo. Basta guardarmi negli occhi per vedere cosa penso.

Sono come un libro aperto. Basta azzeccare la pagina ( E qui sta il bello ).

martedì 2 febbraio 2010

io e i miei pensieri autodistruttivi

mi è stato detto che ho dei pensieri autodistruttivi.
mi è stato detto perchè io non me ne ero accorta.
o meglio, so di essere masochista per natura. ma che io avessi dei pensieri autodistruttivi non me lo sarei mai immaginato. io non voglio autodistruggermi.
però quando ho una preoccupazione, non faccio nulla - o quasi - per non pensarci. anzi, faccio di tutto per rimurginarci sopra fino allo sfinimento in modo che poi sono talmente stanca che la mia mente non ha nemmeno più la forza per ricordarsi qual era il problema.
questo forse è un pensiero autodistruttivo? forse sì. forse no.
stamattina sul treno avrei voluto che tutti gli occupanti del vagone venissero intorno a me per abbracciarmi, soccorrermi.
se io avessi uno dei miei attacchi di asma, credo che la gente mi aiuterebbe. credo.
ma sì, credo credo.
ma se un occupante del treno è triste nessuno si muove. troppo sconveniente. così fuori luogo.
.
certo che ho dei pensieri autodistruttivi.
nei miei ben trentadue anni, cinquantacinque giorni e qualche ora ho vissuto cose che forse certe persone non vivono in una vita intera. e nonostante questo sono ancora convinta che il mondo sia una nuvola rosa confetto dove tutti si amano. può arrivare il vento, ma gli abitanti della nuvola rosa confetto affrontano le intemperie abbracciandosi.
sarà che il mondo non è una nuvola rosa confetto?
e che io mi autodistruggerò se continuerò a pensare in questo modo?
per ora mi limito a passeggiare nell' inverno avvolta nella lana del mio giaccone.
e a fumarmi il mio dolore e la mia paura in una sigaretta al mentolo.
che so che fa ancora più male delle altre ma è buona.
prima andavo davanti alla tomba di mio padre a lasciare bigliettini, foto di mio figlio, lacrime.
ora sono scappata anche da questo.
ma la paura mi è rimasta, anche se la fumo.
la paura di perdere chi amo è sempre dentro di me.
per attimi ho la certezza che chi mi ha amata non può provocarmi tanto dolore. attimi dopo penso l' opposto. la nuvola rosa confetto diventa nera.
e, anche se il mentolo mi profuma la bocca, il catrame mi entra più nel profondo.
ma non è catrame, è paura.
paura che l' amore di una madre non venga pesato come si deve.
paura di sentirsi ancora giudicati. paura di agire nel bene - sempre - ma di essere fraintesi.
paura di non potermi rifare una vita con la persona che amo.
e che mi ama, nonostante la mia autodistruttività.
forse sulla nuvola rosa confetto che c' è nella mia mente non esiste la libertà.
e l' ingenuità. ma se esiste l' amore, allora l' amore deve essere quello vero, estremo, totale.
devo sforzarmi ancora di più e immaginare una nuvola diversa, magari quella vicina alla mia. con ancora più amore.
adesso strizzo gli occhi e penso penso penso.
penso a come evitare di prendere l' ennesima tranvata in fronte.