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martedì 11 giugno 2013

Verso l'arte

Ieri alla scuola d'arte ho parlato un po' con colui che sarà il futuro maestro di pianoforte di Francesco. Io ero affascinata da quel palazzo del '300, con grandi scale di marmo, affreschi. Dal giardino in ombra che ho scoperto affacciandomi alla finestra mentre Francesco faceva una scala al pianoforte. Lui mi parlava di jazz e poi del fatto che ha il pollice nero e che per lui una pianta ha vita propria, non ha bisogno di cure.
Un po' è vero. Probabilmente le piante sono gli esseri viventi più intelligenti che esistano, visto che sono ancorati alla terra ma hanno trovato da sole il modo per nutrirsi, vivere, riprodursi. Mica possono alzarsi e andare a procurarsi del cibo. O andare a zonzo cercando l'amore della loro vita.
E' che il giardinaggio è un'arte non compresa. Forse si pensa solo alla fatica che può comportare la cura di una pianta o di un fiore. Ma quando sboccia una rosa o si apre il paesaggio di un campo di fiori o ancora si scatena una cascata di fiori profumati che cadono elegantemente dalle fioriere di un balcone, beh, allora chiunque ne rimane colpito. Solo che forse in tanti fanno fatica a concepirlo come arte, a riuscire a godere dei colori, dei profumi.

Forse tutto è una forma d'arte nel mondo. Perché l'arte è qualsiasi espressione del nostro dentro. E c'è chi ha dentro la musica, chi ha dentro i fiori, chi un quadro, chi un piatto da portare in tavola. Tutto.

Tre bambini ieri hanno corso le scale in fretta per andare verso l'arte. C'è chi ha suonato la cornamusa, chi la chitarra elettrica, chi il pianoforte. 
Chi ascoltava i suoni osservando un giardino. 




p.s. A volte l'arte si esprime in piccole cose. A volte, anche piccolissime (come queste).

venerdì 6 gennaio 2012

Racconti al ritorno dalla nostra grande mela

Io e il Moschettiere eravamo già stati a NY, ma mai insieme. Quindi questa è stata la nostra prima volta.
Dio, quant' è bella questa città. E il Chrysler, il mio grattacielo preferito. 
E' l' atmosfera a comandare; mentre fai colazione sulla Madison - nell' Upper Esat side - e Sinatra canta in sottofondo, prendi un hot-dog in Times Square a suon di rap, il jazz ti confonde le idee tra i clacson di Soho e la pacatezza del Greenwich. E poi vai ad Harlem...ed è tutta un' altra musica.









mercoledì 29 settembre 2010

Dai, portatemi via la testa

Il Moschettiere e' partito per la Turchia. Niente di strano, ci va anche un paio di volte al mese, per lavoro. Ma chissa' per quale strana congiunzione astrale, capita spesso quando e' in corso una crisi. Tipo Francesco con cagotto e 40 di febbre, io in piena campagna vendite e settimana della moda, sciopero dei treni e appuntamento con cliente russo alle 21 in showroom.
Questa volta abbiamo fatto bingo. Francesco in piena crisi, io alle prese con il rush lavorativo finale, mia mamma ancora impossibilitata a muoversi. Francesco ha probabilmente subito il fatto che mia mamma non e' stata bene - anche parlando con le maestre dell' asilo e' emerso questo. Forse anche il fatto di vederla star male, l' ambulanza che la portava via ( anche se lui era esaltatissimo nel vederla da vicino ), il fatto di non capire bene perche', se non e' una cosa grave, la nonna e' dovuta andare all' ospedale.
E poi, parliamoci chiaro: quando una mamma ha la testa piena, troppe cose da fare per azzeccare le coincidenze, il corri di qua e di la' da/per Milano, da/per l' ospedale, tanti pensieri dal banale: "devo fare la spesa - quando?" al "perche' mia mamma non migliora???" ... ecco, quando una mamma e' cosi', un bimbo lo sente.
Se poi la mamma ha dei sensi di colpa che dimorano fissi nel suo stomaco, pronti a saltar fuori alla prima occasione, la cosa si fa complicata.
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E ieri sera eravamo a tavola io e lui. Qualche capriccio - per fortuna non forti come quelli della sera prima, tutto nella norma. Se non fosse che io mi sentivo come ai vecchi tempi, quando eravamo noi due. Noi due a far la spesa, noi due seduti a tavola, noi due a giocare dopo cena, noi due ad addormentarci.
Lo so, sono pochi giorni ( domani finisce la campagna vendite e il Moschettiere non stara' via molto ), ma quando si sta cosi' le ore sono infinite.
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I nuovi progetti mi stimolano e mi stressano incredibilmente allo stesso tempo. Non riesco a far tutto. Ma persevero, non posso fossilizzarmi su questa terra malinconica. Per questo, studio, penso, leggo, lancio stylish competitions e creo sognando la primavera . Roba da poco. Ma che porta via la testa.
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Detto questo, aspetto con ansia altri set creati da voi. E ascolto la musica che mi piace.
p.s. i fiori del background del set sono cosmos. semplici, raffinati. e attirano le farfalle.


Ayo - ONLY YOU
Caricato da jordhu. - Guarda altri video musicali in HD!

mercoledì 14 aprile 2010

tempo

Non ho tempo. Faccio piu' cose di notte che di giorno. E che cose. Tipo ieri notte ho cambiato le lenzuola del letto di Francesco. Erano piene di vomito. Mi sono alzata all' una e mezza svegliata da un urlo guerriero, lavato e asciugato i capelli a Francesco, cambiato le lenzuola e il pigiama, sciacquato le cose sporche in attesa della lavatrice del mattino, ma ... ecco, io ho pensato - ed e' questa la cosa che mi preoccupa - che nonostante tutto avevo fatto delle cose che mi avrebbero portato via del tempo il giorno dopo.

Acquisto semi ( lo so, lo so, e' una malattia. Ma quando arriva la primavera, io non riesco a resistere ) e poi mi sento frustrata perche' non riesco a piantarli tutti quando vorrei. Acquisto piantine e mi dispiace non poterle bagnare quando si dovrebbe.

Io e Francesco ci siamo scambiati dei regali: lui mi ha comprato dei bulbi non identificati, domenica sui navigli con il suo papa'. E io gli ho preso un nuovo set da giardinaggio, mentre lui tremava dall' emozione. Ma abbiamo cosi' poco tempo che solo ieri ho potuto mettere i bulbi in due vasi scroccati e gia' hanno fuori le loro foglie grasse.

Per chi non avesse letto: siamo una strana famiglia fiorita.

Mentre scrivo, pero', realizzo che in realta' un po' di tempo l' ho avuto in questi giorni.Ho avuto tempo per aiutare il Moschettiere a sollecitare i suoi fornitori indiani ( che io li amo, gli indiani, ma lavorare con loro e' veramente stressante ). Per comprare a Francesco il nuovo set di giardinaggio con tanto di rastrello e cesoia. Per vederlo uscire con il boccone di bistecca in bocca perche' non avrebbe mai potuto perdersi il camion che scaricava dal ribaltabile la sabbia per l' orto proprio nel nostro cortile. Per comprare una nuova peonia, una sfida irresistibile. Per incontrare ancora le mamme blogger. Per seminare lavanda e pisello odoroso con Francy che faceva i buchini nella terra con il legnetto. Per seminare anche la "bella di notte", con i cani che volevano sdraiarsi sopra i semi.

Per fermarmi un attimo, questa mattina, e pensare che vivo in un posto meraviglioso. Per cantare con il Moschettiere in macchina questa canzone. Insieme a Francesco, che era preso bene dal ritmo. Ci dispiace proprio per chi non sa cosa sia l' amore.

domenica 8 novembre 2009

avventure di mercatini e di boschi



Certi giorni mi capitano delle cose che nemmeno se scrivessi la sceneggiatura di un film mi verrebbero in mente ... ( o forse sì, dai ).

Ieri mattina, come d' incanto, mi si è accesa una lampadina nella testa e ho ricordato con immenso piacere che ci sarebbe stato il mercatino dell' antiquariato e del vintage nella piazza di un paese
vicino.
Pane per i miei denti.
Letteralmente, visto che ci sono stata fino alle 2 del pomeriggio e non ho azzannato che un pezzo di cioccolato bianco che ho trovato in macchina al ritorno ( era stato messo solo il pomeriggio prima, eh? Per colmare i miei vuoti e rallegrare Francesco che lo adora ).
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Per pochi soldi ho trovato dei meravigliosi guantini, che io porto sempre nella mezze stagioni ...

... una spilla degli anni '60 che trovo adorabile, anche se un po' kitch ...

... delle passamanerie degli anni '70 che uso come nastri quando confeziono regali ( una delle mie fisse di cui non ho mai parlato ) ...


... e degli orecchini "bottoni" verde scuro madreperlati, da portare con il cappotto di lana beige o rosso.




Ma il bello deve ancora avvenire ... perchè nel tornare a casa mi sono avventurata in una stradina sterrata che pensavo avesse uno sbocco su una asfaltata o almeno su una più facilmente percorribile dalla mia macchina di ex-milanese.

Invece no, la terra non aveva fine. E mi sono impantanata all' inizio di un bosco rimanendoci un' ora cercando di far uscire le ruote anteriori dalla voragine in cui si erano ficcate. Nell' attesa che qualcuno arrivasse grazie alle vaghe indicazioni che avevo dato ( w la tecnologia ... che ci sta alienando ma che a volte meno male che c' è ) ho provato a scavare la terra da sotto la macchina con un cd dei rolling stones, ho strappato arbusti di ogni genere, anche quelli orticanti ( sì, sì! ), ho bruciato la frizione della macchina, ho guardato e riguardato i miei acquisti provando gli abbinamenti, ho sperato di non incontrare cinghiali o loschi figuri.

Finché un prode moschettiere non è venuto a salvarmi con tanto di cappello, trainando la mia macchina a bordo di un cavallo rosso. Sì, rosso. Da queste parti si usa così ...

venerdì 3 luglio 2009

spice cousins

Come in tutte le famiglie, anche nella mia c' erano - e ci sono - i parenti da parte di mamma e quelli da parte di papà. In tutto, tipo 10 persone o giù di lì. Meglio.
I parenti di papà, composti da una sola famiglia di 4 persone, sono sempre vissuti in un loro limbo, molto riservati e non amanti delle feste. Ogni tanto, il sabato, andavo a trovarli con i miei genitori nella loro casa di Milano e trascorrevo il pomeriggio seduta sul divano del loro immacolato appartamento situato in un immacolato condominio con un immacolato giardino, dove comparivano ovunque cartelli che impedivano ai bambini di calpestare le aiuole e girare in bicicletta. Pregavo che i miei non si ammattissero tutto d' un tratto e decidessero di acquistare una casa così.
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Poi c' erano - e ci sono - i parenti da parte di mamma, che io considero la mia vera famiglia.
Qui una premessa è d' obbligo: mia mamma è originaria della ridente Val Camonica, in provincia di Brescia, una zona in cui uno può anche essere agonizzante ma deve sempre avere davanti il piatto di salame nostrano e bicchiere di vinello in mano. No, anzi, di grappa.
E il burro. Ohhh, il burro. Quanto me ne hanno fatto mangiare. Con i casoncelli, con il pane. Insomma, a 14 anni avevo il colesterolo alto. E ho dovuto stragiurare al dottore che la sera prima di fare gli esami non mi ero bevuta 5 birre ( perchè diceva che la birra alza il colesterolo ... vabbè. ).
Durante i nostri pranzi di famiglia se non si cantava non era festa. E se le mie cugine più grandi portavano a casa un nuovo fidanzato, quest' ultimo era accolto dagli uomini della famiglia con il coltello del salame puntato alla gola che veniva tolto solo dopo avergli strappato una serie di promesse. Giuro. Tutto per ridere, ma il povero malcapitato lo sapeva solo alla fine.
Una famiglia di risate, arte, cibo, musica.
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E pensare che le mie cugine mi hanno sempre preso per il culo per il mio accento cittadino e i miei modi da fighetta. Eravamo 5 cugine femmine e, se ai tempi fossero già esistite le spice girls, io sarei di sicuro stata paragonata alla posh spice. Talmente posh che, essendo la penultima ( e l' ultima era troppo picola per giocare), ero quella che doveva sempre fare la conta, che se sbagliava a dire una parola veniva presa in giro per anni, che non trovava i colori impossibili di strega-comanda-color. Insomma, non potevo di certo menarmela come la posh spice, visto che alla fine ero la più goffa.
Ah, ma crescendo mi sono rifatta, eh? Me le sono prese le mie belle rivincite.
Non è vero. Ancora adesso mia cugina Barbara mi guarda e ride ricordando una volta in cui, a sei anni, anzichè dire chewing-gum ho detto ciunghia.
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Dalle mie cugine ho imparato un sacco di cose utili: a fumare, bere la birra, limonare con i ragazzi. Ogni estate trascorsa da Barbara, che mi precedeva di soli 2 anni e da cui trascorrevo parte delle mie vacanze estive, era una nuova conquista. E la cosa più bella era che mia madre era felicissima di allontanarmi dai "pericoli milanesi", convinta che in provincia - la sua provincia - i ragazzi organizzassero gite in montagna per studiare la flora locale.
E poi il mio fascino da milanese conquistava, eh? Altro che ciunghia e strega-comanda-color.
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Scherzi a parte, durante le trasferte, negli anni, ho anche imparato a conoscere la musica: erano i tempi in cui andavano gli U2 di "The Joshua Tree", così come Sting, Prince, Sinead O' Connor. Mia cugina Sonia passava le ore a creare dei mix ( le ho ancora quelle cassette con la scitta in pennarello "REMIX '87" ) e a sognare l' Irlanda.
Una volta mi ha letto tutto d' un fiato "Il piccolo principe". E il giorno dopo "Racconti" di Edgar Allan Poe. Un po' eclettica, eh? E' grazie a lei e al racconto del gatto che è stato trovato sopra la testa di una donna morta e murata in una cantina che io non scendo MAI dopo le 4 del pomeriggio in un seminterrato.

Questo post è dedicato alle mie cugine, che per me, figlia unica, sono state delle sorelle maggiori. In particolare, a Sonia , che ormai vive da anni nella sua amata Irlanda e che mi ha girato questo premio.
Sonia che è un' artista e che ama la vita semplice di Dublino, la musica, il vintage, la fotografia, Hemingway ( tanto che nella sua stanza c' era una sua foto e io da piccola pensavo che fosse il nonno ).
Sonia che faceva finta di essere la moglie di Bono Vox, mentre la sua migliore amica era quella di Larry Mullen.
Tra poco, Sonia, torno a trovarti. Promesso.
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Giro il premio a Snezana , perchè anche lei è un' artista. E brava anche. E poi oggi ho sbirciato "da lei" e ho visto che è in vena di premi e regali ...

venerdì 26 giugno 2009

ritorni

Francesco è tornato dal mare e starà ancora qualche giorno dal suo papà.
Ieri, però, non ho lavorato e ne ho approfittato per starmene un po' con lui, mentre il suo papà era al lavoro.
Siamo andati a vedere gli aerei dalle immense vetrate di Malpensa.
Io mi aspettavo che rimanesse incantato a guardarli sparire nel cielo. Invece Francesco è rimasto colpito dal "traffico di terra": muletti, trenini porta bagagli, pullmini per passeggeri. In effetti c' era un casino pazzesco.
Si è messo a raccontare ad una povera giovane coppia in partenza per la Norvegia ( e che limonava ogni due per tre, allora anche Francesco mi baciava in bocca ... ) che era venuto in aeroporto a prendere Giovannino che tornava da una vacanza ( il suo amico immaginario ) e che l' aereo con cui arrivava era talmente basso e piccolo che non c' era bisogno della scaletta.
Poi - si vede che ieri era in fissa con i gradini - si stava buttando giù dalla scala mobile che voleva prendere a tutti i costi e, quando l' ho trascinato verso l' ascensore ( più che altro perchè la scala mobile saliva, non scendeva ), mi ha odiato perchè è stato interrogato tutto il tempo da un ragazzo inglese che probabilmente non ha capito che in Italia si parla solo l' italiano. Anche con quelli che scrivono sul curriculum "Ottimo Inglese scritto e parlato". Figurati con un bambino di tre anni.
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Sono state ore di ritorni. Non ce la facevo più ad aspettare.
Anche Marta è tornata. Non ci sono perchè e per come; mi basta sapere che posso contare ancora su di lei. E che adesso potremo dirci di nuovo tutto, ma proprio tutto.
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Ore di ritorni ma anche di partenze.
La partenza di un ragazzo rimasto bambino che ricordo quando ero piccola e Fabio, il fratello più grande della mia amica Sara, rispose a noi bambine che volevamo sapere com' era il nuovo video di Michael Jackson: " Solito. Si tocca sempre le palle ". E noi: "Ahhhhh". E poi guardandoci l' un l' altra: " Ma cosa sono le palle? " ( ?!? ).
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La partenza della ragazza che compariva sulla lacca che usava mia mamma negli anni '80; quella che le prendevo dall' armadietto prima di sedermi sullo sgabello a guardarla cotonarsi i capelli.
Mentre fuori tutte le donne del mondo spegnevano candeline esprimendo il desiderio di avere quella chioma e sperando che un certo Charlie le chiamasse per farle diventare uno dei suoi angeli.

Man in the mirror, la mia canzone preferita di Michael Jackson

mercoledì 22 aprile 2009

lay lady lay

Io e X. stiamo ascoltando Bob Dylan.

"Dai, cantami questa canzone guardandomi negli occhi."

"Seeee, figurati. Sai che io non canto" ( il guardarmi negli occhi è stato ovviamente ignorato ... )

"Vabbè, cosa te ne frega ... ci siamo solo noi due ... potresti dedicarmi due parole ... " ( son messa bene, eh, ridotta persino ad elemosinare dediche di canzoni )

"Ma, no ... anzi, guarda, fammi sentire quell' altra ... comecavolosichiama??? One more coffee???" ( ma va' a cagare, va' )

"Sì, sì. Adesso te la faccio sentire"

...

Una riflessione mi sorge spontanea: " Bob Dylan esiste - e questo è un dato di fatto - ergo: anche l' animalo uomo può essere dotato di sensibilità."

E questo mi dà speranza. Anche se Bob Dylan era sempre fatto quando cantava guardando negli occhi una donna. Gli uomini che conosco io, se bevono un pochino di più, ti vomitano sulle scarpe nuove. A lui invece viene in mente di chiederti di stenderti sul suo grande letto d' ottone. E prego gentilmente di voler prestare attenzione a come dice "letto".



LAY LADY LAY words and music Bob Dylan
Lay, lady, lay, lay across my big brass bed Lay, lady, lay, lay across my big brass bed
Whatever colors you have in your mind I'll show them to you and you'll see them shine
Lay, lady, lay, lay across my big brass bed Stay, lady, stay, stay with your man awhile Until the break of day, let me see you make him smile His clothes are dirty but his hands are clean And you're the best thing that he's ever seen
Stay, lady, stay, stay with your man awhile Why wait any longer for the world to begin You can have your cake and eat it too Why wait any longer for the one you love When he's standing in front of you
Lay, lady, lay, lay across my big brass bed Stay, lady, stay, stay while the night is still ahead I long to see you in the morning light I long to reach for you in the night Stay, lady, stay, stay while the night is still ahead.

venerdì 3 aprile 2009

dell' amore e altri demoni

Ciò che ai nostri occhi appare meraviglioso, incantevole, perfetto può diventare istantaneamente paura, insofferenza, orrore. E viceversa.

Il vero colpevole è il demone dell' amore, che fa digerire e assimilare i gesti delle persone e gli avvenimenti della vita con enzimi differenti a seconda dei stati d' animo del momento.

A volte, quando il demone dell' amore ti entra nell' anima, hai l' istinto di comprare una maschera e inscenare un travestimento, ma non per mancanza di personalità, ma perchè tra i suoi effetti collaterali - numerosi, direi - c' è anche un forte bisogno di simbiosi, che ti porta a voler essere un tutt'uno con l' altro, camminando a 10 metri da terra con tanto di sorriso da ebete e accettando qualsiasi invito - anche al motel o alle Cornelle.
E così ti trovi seduta sul seggiolino posteriore di una moto da corsa mentre urli nell' interfono dalla paura alla partenza in impennata al semaforo; partecipi ad interminabili riunioni familiari dove sei obbligata a discutere di quanta cannella si mette nella torta in un live forum che vede come partecipanti la suocera, la consuocera, la comare, la zia e la prozia, oltre a sorella, cugina e nipote; vai al cinema a vedere l' ultimo 007 perchè lui si sente un agente segreto in azione e tu sei la sua bond-girl - peccato che appena vedi la bond-girl uscire dall' acqua con il costume color carne che sta bene solo a lei ti senti una merda.
Il demone dell' amore non fa vedere all' "altro/a" il tuo travestimento, ma esso è ben chiaro ed evidente a tutti gli altri, tanto che amiche e amici, colleghi, parenti, un po' per invidia un po' per sincero interesse, sottolineano quotidianamente il tuo cambiamento.
L' "altro/a", invece, non si accorge di nulla, primo perchè nel 90% delle volte non sa com' era prima la persona che ora sembra conoscere da una vita e secondo perchè il suo demone dell' amore si è impossessato anche di lui/lei ed è pertanto preso/a dal trip del travestimento.
Il problema è che il demone dell' amore è uno che si stufa facilmente ( e particolarmente predisposte sono certe persone e certi segni zodiacali ) e, una volta che questo infido essere fa sciogliere le maschere e buttare i mantelli, escono all aria aperta le vere virtù ma, soprattutto, i veri difetti.
A questo punto, o ci si dispera e si tenta disperatamente ed invano di cambiare la persona che si ha accanto, o si accetta la cruda realtà e si sdrammatizza il tutto con un bel post catartico e la più bella canzone che abbia scritto e cantato quel gran figo di Bruce Springsteen ( secondo il mio modesto parere - sulla canzone, intendo ): BRILLIANT DISGUISE ( brillante travestimento, per l' appunto ). Ci sarebbe anche da aprire un bel post sulla bravura nel travestirsi, ma questa è un' altra storia ancora ...



Brilliant Disguise - bruce springsteen
Caricato da runawaydream


Degli altri demoni??? Beh, avrò tempo per parlarne. Ora come ora mi basta quello dell' amore. E avanza, anche.

venerdì 27 febbraio 2009

un futuro invadente

In "Rimmel" De Gregori diceva "Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente, ma lo zingaro è un trucco. Ma un futuro invadente, fossi stato un po' più giovane, lo avrei DISTRUTTO con la FANTASIA, lo avrei STRACCIATO con la FANTASIA".

Non mi sono mai fatta leggere le carte, ne ho sempre avuto timore. Però ho un futuro invadente. Quello sì. Me lo sono costruita, cavolo, è colpa mia.

Il problema è che - e non so se sia dovuto anche nel mio caso al peso degli anni - ma ho perso la fantasia. Sì, l' ho persa, io che camminavo a 10 metri da terra, io che pestavo le cacche per strada per guardare le nuvole, io che "il destino si costruisce", io che "i sogni sono tutto".

Ora sono diventata come quelli che hanno i piedi ancorati alla terra, quelli che che non pestano le cacche perchè non guardano mai il sole, quelli che credono nel fatalismo, nel destino già scritto, quelli che "i sogni non si avverano MAI".

Confido ancora nel mio segno zodiacale e anche un po' nel mio ascendente.

Confido in loro per tornare a sognare, sperare. Tanto non è che il fatalismo ti renda felice, tanto vale non esserlo ma almeno vagheggiare. Sì, vagheggiare è la parola giusta.

Questo mio futuro invadente in qualche modo lo affronterò, qualcosa mi rimarrà "tra le pagine chiare, tra le pagine scure". Lo regalerò al mio unico amore perchè lui mi ha dato la possibilità di dare la vita . E questo mi sembra già molto, francamente.