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giovedì 19 luglio 2012

Ieri sera. E stanotte.

Ieri sera, dopo doccia e cena, ero tutta profumata e spalmata sul divano con Francesco. Giocavamo a "trova le differenze" speluccando due vignette in cui Winnie de Pooh e Tigro saltellavano felici.
Questo fino a quando il Moschettiere, al rientro dal suo "giro animali", mi chiedeva di aiutarlo a mettere Geranio in macchina e a portarlo dal veterinario. Secondo lui non avrebbe superato la notte.

Mi sono cambiata, ho legato i capelli profumati di shampoo, ho affidato Francesco alla nonna e accompagnato il Moschettiere da un nuovo veterinario che ci è stato segnalato come esperto di ovini e caprini.
Belloccio, il tipo - anche se un po' bassino. Peccato che l' ambulatorio fosse sporco da dare la nausea e che lui puzzasse più di Geranio (a detta del Moschettiere, che gli si è avvicinato più di me).
Mentre loro due incaprettavano l' agnello, lo anestetizzavano (il Moschettiere ha dato 42 esami di veterinaria, ma questa è un' altra storia) e gli tagliavano ulteriormente la gola per capire i danni che i denti di Tosca avevano fatto all' interno, io sentivo di essere sul punto di svenire. Non so se perché a 50 cm da me c' era il collo squartato di una pecora (con tanto di vene, legamenti, nervi belli in vista) o se per l' insieme di sporco, puzza, sangue.
Purtroppo non è servito a nulla sedermi su una sedia. Ho davvero temuto di cadere spiaccicata su quel pavimento pieno di peli (di cui alcuni sporchi di sangue), insetti e terra. Così ho chiesto aiuto e una signora - credo parente del veterinario - mi ha portato fino al bagno, in un percorso che comprendeva il passaggio accanto ad un barbeque dove stavano cuocendo le salamelle e ad una serie di stalle o non so cosa che emanavano un odore insopportabile (soprattutto se si sta procedendo senza vedere nulla  e con terribili conati di vomito per la pressione bassa).
Alla fine me la sono cavata. Ho cominciato a sentirmi meglio.
Seduta sui gradini di quella casa, con le gambe ancora tremanti per lo sbalzo di pressione, ho pensato di essere una donna davvero molto singolare. Non tanto per aver lasciato con convinzione un appartamento di città climatizzato e completo di ogni comodità, ma per aver abbracciato con ancora più convinzione la vita di campagna e tutto quello che ne consegue (che non significa avere una casa in campagna in cui trascorrere i week-end, ma qualcosa di ben più profondo).

Al ritorno, in macchina, con Geranio che belava al Moschettiere, lui mi teneva la mano. A volte crede che certe cose siano scontate, altre volte so che si rende conto di tutto.
E poi stanotte. Stanotte è nato un bambino. Sono felice. Sono felice. Sono felice.
Non so quali cambiamenti ci saranno nell' immediato per tutti noi, ma so che mio figlio non sarà mai solo. Lo considero un grande, enorme regalo per lui, ma anche per me.
E in questi giorni in cui, ancora sopraffatta dai romanzi di Rebecca West, mi scopro a pensare alle cose con parole obsolete ed eleganti, rido tra me e me e sogno le frasi giuste per accogliere questo bambino che, insieme a suo fratello, è il giocatore più importante della nostra grande squadra.

lunedì 28 giugno 2010

ma tu lo senti il profumo del grano?

Io gli sono aggrappata come l' edera al muro.
Lui guida la sua moto sulle colline. Su e giù. Tra i boschi.
E si ferma solo perchè gli ho chiesto di scendere per poter vedere se quel fucsia inaspettato poteva essere quello che stavo pensando. E infatti. Pisello Odoroso selvatico. "Che culo" penso io. Solo io, certo.
Dopo una breve analisi, ripartiamo e io mi ri-attanaglio a lui.

Mi osservo nello specchietto. Per quel poco che si può intravedere sotto il casco da formica atomica. Ho le guance rosse rosse. Ci credo, sono stata sul bordo della piscina all' ora di pranzo. A parlare di uomini.
Per fortuna poi abbiamo cantato con la chitarra. E sono impazzita.
Come per tutte le cose, io avrei voluto andare avanti per ore ed ore. Ma poi io capisco anche che la gente si stanchi. Cioè. Veramente non lo capisco. Ma mi sforzo.
Mamma, quanto vorrei che Francesco fosse qui.
Salendo sulla collina il Moschettiere rallenta e mi chiede: "Ma tu lo senti il profumo del grano?"
E due curve dopo: "E quello della lavanda?".
Ecco, lui è quello dei profumi. Quelli della natura, perchè gli altri sono vietati ( che da quando lo conosco ho dovuto ridurre drasticamente le dosi del mio profumo vintage. Peccato, mi piaceva puzzare come Audrey Hepburn ).
Quando ci stavamo conoscendo, mi ricordo che durante una passeggiata nei boschi con degli amici, lui si era fermato e aveva chiesto: "lo sentite il profumo del verde che sta nascendo?".
Era primavera.
Io mi ero fermata. E devo averlo guardato come un marziano. Ma per tanti minuti.
Cioè, io ero abituata all' uomo canonico, sapete ... quello poco sensibile, che ha il pensiero fisso, che anzichè aver voglia di andar per boschi staziona per ore davanti alla TV guardando una discussione feroce su una partita di calcio giocata la settimana prima. Quello che in un bosco - metti proprio che quella mattina non c'era nessuna discussione feroce su nessuna partita di nessuna squadra - salendo su una stradina, avrebbe potuto dire ad una amico, che ne so: "Oh. Guarda che bel culo che ha la moglie di X! Che figata queste gite in salita ... ti fanno scoprire delle belle cose ... Eh eh".
Strada facendo, ho scoperto che anche lui, il Moschettiere, anche se in modo sicuramente più discreto, guarda il culo delle altre donne. Ma mi sembra anche normale, eccheccavolo. E' un uomo anche lui, povero Moschettiere.
Perchè tra l' altro, in piscina, domenica pomeriggio si parlava di come gli uomini si dividano in due categorie: quelli a cui piacciono le tette e quelli a cui piace il sedere delle donne ( oh, se lo sono detti da soli ).
Chissà perchè non c' è mai stato un uomo appartenente alla prima categoria che mi abbia filato. Ma a me va bene così.
E' certamente più raro incontrare qualcuno che si accorga che il verde abbia un profumo. Soprattutto quello che sta nascendo.


foto: la "nostra" collina alla prima e alla terza curva. e sopra, ovviamente, il pisello odoroso selvatico. gran bel fiore.

domenica 7 marzo 2010

spiriti di orecchini e folletti della neve

In attesa della grande bufera prevista per oggi, il sabato e' trascorso cercando di esorcizzare le mie paure leopardiane.
Ho aperto una vecchia scatola nascosta in un angolo segreto della casa di campagna, trovando un altro tesoro appartenente alla signora che l' ha abitata nel passato. Amava i fiori, anche lei.
Per questo aveva orecchini di viole e cornici antiche di margherite e rose.


Ho spalancato l' armadio bianco sentendo il profumo dei fiori disegnati sulle camicette e sugli abiti estivi. E mi sono sdraiata sul letto lasciando che questo profumo si mischiasse a quello dell' aria che entrava dalla finestra.
Mi e' venuta voglia di scrivere una lettera e parlare del primo sole.
Fuori le lenzuola erano stese sui fili, per la prima volta dopo l' inverno.

Ho ammirato estasiata i primi boccioli di narciso nati nella "serra" di casa.
Chissa' se la signora di notte viene a controllare se i nostri fiori crescono bene, come faceva con i suoi.
Sono uscita in giardino, a guardare i germogli scoperti da Francesco nei giorni scorsi, sull' albero delle sue prugne ...


... mentre Twenty Millions "pascolava" felice. E il mio libro mi aspettava sul muretto accanto ai bulbi di giacinti appena piantati.

Ah, dimenticavo. Nel frattempo ancora un po' di India entrava nella nostra vita.
Ho offerto campanelli agli spiriti protettori sulla porta di casa. Perche' io credo fermamente nella loro presenza in ogni cosa e a protezione di ogni cosa. Anche della tempesta in arrivo.

Quello a cui non avevo pensato e' che per sfidarla avrei dovuto vederla arrivare, questa bufera.
Ritirare a malincuore i vasi con i semi gia' piantati e sperare che quelli nel prato, sotto la neve, accettassero di andare in letargo ancora per un po', nella loro fredda tana.
Come quelle cose che sai che stanno per arrivare, ma proprio non ce la fai a pensare a come affrontarle prima che ti si presentino davanti.
Come quando ti trascini in posta pur sapendo che e' il giorno di paga delle pensioni. Ma devi proprio andarci perche' e' l' ultimo giorno valido per pagare le bollette. E sei costretta a sentire la segatura sotto le scarpe perche' fuori piove e l' impiegato della posta e' previdente e non vuole che la gente scivoli.
.
Oggi gli spiriti sono arrabbiati. Si rincorrrono in mulinelli di neve.
Quello a cui non avevo pensato e' che non ho nessuna voglia oggi di rincorrere i folletti monelli nella neve. Il freddo che si percepisce sulla pelle illusa dai primi sprazzi di primavera e' troppo pungente. Era gia' stato dimenticato e ci ha sorpreso.
Io stanotte sono ritornata un po' in letargo, mi sono impigrita come i miei semi. Accucciata al calduccio con le ciabattone di pelo che il moschettiere ha trovato in Sudafrica ( boh, io non le avevo viste ). E non mi basta, mi avvicino sempre piu' alla stufa.
Quello a cui non avevo pensato è che la primavera potesse tirarci questo scherzetto.
Dai primavera, arriva. Arriva.

sabato 9 gennaio 2010

India

A Natale abbiamo riempito la casa di bianco e beige. Rose, candele, passamanerie antiche, nastri, stelle.
Poi abbiamo aperto i regali: il Moschettiere ha ricevuto da me un vecchio mobile verde acqua trovato da un venditore di meravigliosi oggetti d' altri tempi, un selzer vintage ( ehm ... strane collezioni ) e un buono da spendere al Brico, uno dei suoi posti preferiti.
Io, da parte sua, ho ricevuto l' India.
Vedere questo paese ( Jaipur in particolare, la citta' rosa ) era uno dei miei sogni, ma ho sempre rimandato questo viaggio pensando di non essere pronta ad affrontarlo, pensando di dover essere piu' matura e consapevole; pensando che per carattere non avrei mai potuto affrontarla. Invece l' ho fatto, con dolore e stupore. Da madre, poi, mi faceva ancora piu' paura, perche' sapevo che avrei visto la sofferenza di molti bambini.
Dopo aver rischiato di morire per qualche pallottola vagante in Brasile e aver pregato che tutti i semafori sudafricani non diventassero rossi costringendomi a fermarmi e rischiando di essere derubata, pensavo che la poverta' fosse uguale in tutto il mondo. Pensavo che la poverta' riducesse qualsiasi essere umano nello stesso modo.
Invece mi sbagliavo. Il Moschettiere, che conosce bene l' India e che me l' ha "regalata", mi ha sempre detto che secondo lui gli indiani non hanno dignita', purtroppo.
Secondo me non e' vero, perche' morire di fame e non rubare nemmeno un' arancia o una mela dal carretto che le vende accanto a te e' dignita'.
Si', questa e' dignita'. Non puntare un coltello al collo di un turista per 10 dollari come succede in altre parti del mondo. Non spaccare il vetro di una macchina ferma al semaforo per rubare una borsa. Non minacciare, guardare male, pedinare.
No. Gli indiani ti guardano con gli occhi che piangono e vorrebbero tanto, tutti, che tu dessi loro qualche cosa. Ma non guardano la tua borsa. Ti guardano in faccia. E magari ti invidiano. Magari. Forse perche' tu hai i vestiti. Perche' tu non vivi su un marciapiede e non lavi tuo figlio con l' acqua della fogna in mezzo alla strada. Perche' tu non condividi con i topi, i cani, le capre, le mucche - sacre - quel poco che hai.
Nonostante tu abbia tutto e loro niente, non cercano di prendere quello che loro non hanno.
L' India e' indescrivibile. E' magica e tragica allo stesso tempo.
E una volta che l' hai vista, niente puo' essere piu' come prima.
Io e il moschettiere abbiamo salutato il nuovo anno da un giardino incantato di un castello antico del Rajastan, a Mandawa. Incontrato carovane di dromedari e carri che trasportavano quintali di miglio. Guardato con occhi spalancati i palazzi di Jaipur e contrattato per antichi gioielli d' argento. Ci siamo baciati sotto il Taj Mahal, meraviglioso monumento, omaggio d' amore. Girato velocissimi su un riscio' tra i vicoli della vecchia Delhi. Evitato di investire le migliaia di mucche che beatamente sostano ai semafori. Ammirato palazzi antichi - haveli - e fortezze raggiunte sul dorso di un elefante decorato. Passeggiato per i coloratissimi templi del Sud e immaginato l' India coloniale degli inglesi sulla costa vicino all' antica Madras, dove abbiamo acquistato delle stoffe meravigliosamente ricamate, accanto alle future spose indiane che compravano i sari per il matrimonio. Guardato dalla macchina centinaia di casette fatte con le torte di cacca di mucca, usata per cucinare. Ammirato dipinti antichi di fiori e sculture scavate nella roccia vicino all' oceano. Lanciato i fiori di ibiscus al tempio dedicato a Kali, a Calcutta, tra fedeli piangenti, supplicanti, urlanti, in un tumulto di voci, urla, preghiere, suoni, colori. Acquistato stickers e immagini di questi Dei sempre cosi' sorridenti, rotondi, colorati. Osservato il puja, il rito della purificazione, sul fiume sacro Hoogly, dove gli abitanti di questa citta' si recano tutte le mattine per lavarsi e rendere omaggio agli Dei.
E camminato sperando che tutto quello che quella gente, quei bambini stavano vivendo non fosse vero. Che nulla ci fosse, che la poverta' non esistesse. Nemmeno i palazzi, gli elefanti, le mucche, il miglio, le banane, i templi, il fiume, i marciapiedi delle citta'.
Che nulla ci fosse, perche' così quella poverta' non esisterebbe.
L' India:



lunedì 4 maggio 2009

inseguire il tramonto

Oggi sarebbe stato il mio anniversario di matrimonio ... no, no, no, tranquilli, non parlerò di questo. Il fatto che qualche anno fa in questo momento mi stavo preparando a dire sì davanti ad un tramonto sul mare delle Seychelles, con indosso solo un vestito trasparente e dei fiori tra i capelli ... non mi fa nessun effetto. No, non mi tocca affatto.

E poi ci sono i miei buoni propositi: mettermi nella posizione yoga dell' albero non appena certe memorie riaffiorano nella mia mente; ricordare questo giorno - come dicevo qui solo come l' anniversario della nascita di Audrey Hepburn; ricamare a punto croce un cestino di 7829 fiori. Insomma, ho il mio bel da fare anch' io.

Ma oggi voglio chiedere aiuto a voi. Vi farò un elenco di caratteristiche che deve avere il mio uomo ideale e, se me lo trovate, giuro stragiuro che ... che ... vabbè, iniziate a trovarlo. Poi ci penso. Intanto faccio una premessa.

Allora, mia madre mi dice sempre che un uomo deve essere un buon amante e non deve essere assolutamente tirchio perchè, secondo lei, l' 80% del rapporto è rappresentato dal sesso e il rimanente dai soldi. Lei parla così semplicemente perchè nella sua vita ha trovato l' amore vero e ha trascorso con lui 40 anni meravigliosi. Quindi sai, è comodo ora cercare di portare me sulla strada del cinismo, quando sa benissimo che io, grazie a lei che mi ha fatto nascere sagittario ascendente pesci, sono una gran sognatrice, tanto che nella vita sono stata disposta a mollare tutto per rincorrere i miei ideali e le mie speranze.

Data la premessa di cui sopra, procedo con l' elenco delle caratteristiche. Voi prendete nota e datevi da fare:

1) il mio uomo ideale deve aver letto almeno una volta "il piccolo principe" ma, soprattutto, deve credere veramente in quello che c' è scritto;

2) deve essere assolutamente un sognatore, uno tipo Bob Dylan ( magari meno fatto ) ... anche se mia madre insiste col dire che gli uomini si dividono in due categorie: quelli che sognano e quelli che scopano ( lei non usa proprio queste parole, ma il succo è quello ).

3) deve avere un po' di pancia, se no non mi piace;

4) deve essere forte, avere braccia possenti che mi proteggano. la parità dei sessi secondo me riguarda la testa, non la forza fisica;

5) deve saper fare i classici lavoretti fai da te; mi sono rotta le palle di fare tutto da sola;

6) deve amare la natura, fermarsi a sentire i profumi, a guardare l' infinito, sentire il bisogno di spronfondare le mani nella terra ... la pioggia non deve fargli paura se ha voglia di andare nei boschi. Forse dev' essere stato una giovane marmotta da piccolo, non lo so;

7) deve amare i viaggi. Ma non quelli dove si va con la comitiva "viaggi piemonte" in un villaggio dove la cosa più divertente che posso fare è uccidere un animatore che mi ha chiesto già due volte se volevo partecipare al torneo di tiro con l' arco. Io gioco solo a scala 40 e briscola; se esistono quei tornei, bene, se no non rivolgermi nemmeno la parola.Il mio uomo ideale deve amare il viaggio selvaggio ( fa anche rima ), quello con lo zaino in spalla dalla Patagonia all' Ecuador, dal Laos alla Cambogia. Ecco, questi sono i viaggi che piacciono a me, anche se ultimamente mi sono data una calmata, visto che non posso portarci un bimbo di nemmeno 3 anni ... ;

8) deve cercare il contatto fisco, in tutti i sensi, aver voglia di abbracciarmi, stringermi forte tra le sue braccia, pastrugnarmi e portarmi a sé durante la notte. magari anche qualcosina d' altro, che non guasta mai ( devo smetterla di parlare con mia madre );

9) non deve essere tirchio, e qui devo dare proprio ragione a lei, mia madre. Ditemi quello che volete, ma l' uomo che chiede di dividere la cena non fa per me, anzi, lo mando a cagare col primo treno uno che mi fa 'sto scherzetto;

10) non deve essere tamarro. Io sono più tipo Robert Redford in "La mia Africa" o Steve McQueen in "La grande fuga" ( agevolo foto ), uomini con le palle ma con quel filo di eleganza da fico scompigliato ... stivali, jeans, t-shirt sporca, pantaloni beige, cappello di pelle, camicia di lino;

11) ultimo punto ma non meno importante: deve amare mio figlio. Anche se ha già un padre che lo adora e che rimarrà per sempre un punto saldo nella sua vita. E deve amare i bambini in generale, magari con la voglia di farmi diventare ancora madre;


Ah ... deve sempre inseguire il tramonto, come me ... e il piccolo principe.


Ora attenderò impaziente i vostri elenchi infiniti di uomini che abbiano tutte queste caratteristiche. Confido in voi, so che non mi abbandonerete. Io continuo ad inseguire tramonti, nel frattempo.

domenica 26 aprile 2009

il verde che sta nascendo

Ore 9 del mattino. Una grande casa, bellissima, immersa nelle colline. Una ventina di amici, bambini, ragazze. Qualcuno nella grande cucina con la tazza di caffè tra le mani, qualcun altro in veranda, a seguire con gli occhi i rami mossi dal vento. Ci sono ancora le camere da disfare. Ma possono aspettare. La salsiccia è sul tavolo, condita.
Abbiamo tutto il giorno davanti, per raccontarcela.
Ieri sera ho avuto nuovamente la conferma che ci sono persone che non vogliono farmi capire le loro emozioni. E altre che invece credono nel confronto. Di idee, di culture.
Ieri nei boschi si sentiva il profumo lieve del verde che sta nascendo. Oggi vento e pioggia. E profumo di terra bagnata, di legna bruciata.

martedì 21 aprile 2009

il mio essere madre

Cresce e nemmeno me ne rendo conto.
I gradini che continua a fare su e giù con il pisellino all' aria.
La pipì in piedi come i grandi.
La canottiera che si alza davanti perchè ha la pancia.
E le mutandine da abbinarci.
I denti come li lava lui.
Il pettine delle femmine perchè è rosa.
I boccoli biondi.
Il profumo prima di andare a dormire come Marilyn Monroe.
... che notte di pensieri, conti, ragionamenti, quella passata. Ho deciso di scrivere una lettera.