lunedì 14 maggio 2012
venerdì 10 febbraio 2012
Francesco e la scuola (di fidanzate)
Pubblicato da PaolaFrancy h 14:31 Etichette: cattiverie, io e Francesco, men's, questa sono io, scuola materna
giovedì 12 gennaio 2012
Di fiori e di vestiti [quali sono i nostri strumenti?]
*Momento difficile* nel mio linguaggio corrisponde a *la fine del mondo*. Tanto è vero che, con il senno di poi, mi rendo conto che il Moschettiere mi vuole proprio bene e che il suo sdrammatizzare, che mi fa anche tanto incazzare, alla fine mi salva.
Ma quanto è difficile. Se è vero che tendo spudoratamente e incontrollabilmente a creare tempeste in bicchieri d' acqua, è anche vero che ora mi auto-giustifico dicendo che quello che sono oggi, in questo preciso momento, è il risultato degli sforzi che ho fatto negli ultimi anni e delle salite che ho affrontato, un po' per scelta un po' perchè qualcuno mi ha portato su quella strada. Insomma, ci sono arrivata stanca a questo momento. Non sono una martire, per carità, ma per una come me che ha abitato nella stessa casa per 27 anni è stato facile accusare molto forte il colpo di qualche trasloco, tante tantissime parole (e non tutte felici) e di un definitivo e radicale cambiamento di vita, abitudini, aria. Colpo accusato, ovviamente, quando mi sono fermata.
Pubblicato da PaolaFrancy h 08:42 Etichette: cattiverie, countrylife, dai che ce la fai, dreams, fatti della vita, flower power, il Moschettiere, inverno, questa sono io
martedì 21 settembre 2010
avrei potuto accettare altre cose
Si tratta anche di dire le cose come stanno e come forse solo lei sa fare.
Ma non avevo mai parlato di quello che ho accettato. Di quello che L' ALTRA mi ha fatto. Di quello che non posso ancora mandare giù - l' ho scritto anche da mc -: quel desiderio accecante di far male a me, con la pistola puntata in fronte. Questo io non lo voglio nemmeno capire. Perchè avrei anche potuto perdonare il bisogno di amore. Quello lo perdono a prescindere. Avrei potuto ascoltarla se mi avesse fermato per strada supplicandomi di ridarglielo, di renderle quello che UNA VOLTA era suo, di parlare di lui, di piangere insieme, di mandarmi anche a cagare. Ma in faccia. Avrei potuto affrontarla se lei fosse andata oltre quello che sono fuori, perchè io sembro un facile bersaglio. Sembro una donna di plastica, con i tacchi alti e le gambe magre. Ma dentro di me ci sono i miei amori, il mio matrimonio, , c' è mio figlio, l' India, l' università, ci sono le cascate che ho visto, la savana, il Capo di Buona Speranza, c' è il mio parto, il mio latte, c' è la mia mamma, il mio papà, c' è l' uomo della mia vita.
Io ci penso tutti i giorni, dietro ai miei vestiti, dietro ai bolerini di pailettes, dietro il mio lavoro fatto di lustrini e tante cazzate. Dietro a tutto questo io sogno l' umanità.
Come te, Mc, non credo riuscirò mai a sotterrare quell' ascia. Però ci proverò. .
Lui', voglio divorarmi quel libro. Stanotte.
Pubblicato da PaolaFrancy h 09:49 Etichette: cattiverie, dai che ce la fai, io e Francesco, la gente, le pagine bianche, men's, pensieri autodistruttivi, questa sono io, storie di blog
giovedì 8 luglio 2010
di chiacchierate sui marciapiedi degli showroom
Pubblicato da PaolaFrancy h 18:05 Etichette: cattiverie, dai che ce la fai, gli amici, il lavoro, il Moschettiere, il papà di Francesco, men's, questa sono io
martedì 22 giugno 2010
la separazione nella nostra vita di tutti i giorni. e nei pensieri degli altri.
Quando ci si separa si ha spesso la mente offuscata dalla rabbia e dal rancore. L' unica cosa che fa rinsavire è il pensiero dei propri figli, se questi ci sono. A volte è proprio questo pensiero che non fa trovare il cancello d' uscita dal labirinto dei pensieri autodistruttivi.
I sensi di colpa, la preoccupazione per quello che sarà il domani e la tristezza infinita per il fallimento non permettono di dormire, di ragionare, di lavorare.
Quando passa l' uragano dei conflitti che, purtroppo, troppo spesso si svolgono tramite avvocati, prendono il via i cambiamenti pratici nel quotidiano. Ritrovarsi soli in una casa che fino a poco tempo prima aveva visto solo momenti piacevoli - ma anche no - e la nascita di un figlio ( o più ) è devastante. Sapere che Lui è via. E non importa se fino a quel momento era ciò che avevi desiderato. Crescere un figlio in un momento in cui avresti solo voglia di rannicchiarti in un angolino e piangere. Vedere che tuo figlio ha 40 di febbre e renderti conto che non puoi più chiedere conforto e appoggio a Lui. E poi lo fai lo stesso. Perchè da sola non reggi, la sera tardi, quando la febbre non vuole scendere. Battere i pugni contro il muro perchè sai che nella vita di tuo figlio ci sarà un' altra donna ( che non sarà sua moglie ). Aprire le bollette e voler piangere in ascensore urlando. Desiderare di buttare dal balcone tutti i debiti: avvocato, mutuo, luce, gas, macchina. Non avere i soldi per fare la spesa. Non accendere il riscaldamento quando tuo figlio dorme da suo padre. E, colmo dei colmi, usare per scaldarti la coperta di cashmere che ti hanno regalato per il matrimonio.
Tante volte mi sono chiesta come ha affrontato Lui i primi momenti. Non si poteva parlare in quel periodo, non era nemmeno lontanamente pensabile un possibile dialogo. In quei giorni pensavo spesso che fino a poco tempo prima con quell' uomo avevo dormito per anni e anni. Avrei voluto - nella mia mente utopica - sedermi con lui a parlare della nostra sofferenza. Forse per soffrire di più. Forse di meno. Anche ora lo vorrei. E gliel' ho detto.
In una società in cui le separazioni sono all' ordine del giorno e in cui ovunque vada incontri persone separate - o divorziate - non è così scontato nella vita di tutti i giorni essere capiti. Sabato sera, per esempio, io e il Moschettiere eravamo alla serata di gala dello Squadrone Italiano dei "Mousquetaires d' Armagnac", appunto. E al tavolo eravamo: tre coppie formate da persone entrambe separate/divorziate - anche pluri, un amico pluriseparato, una coppia che resiste insieme da molti anni, per fortuna, ma con un figlio separato.
Questo è solo un esempio. Quotidianamente incontro persone separate o divorziate, soprattutto nel mio ambiente di lavoro. A volte è quasi scontato. Eppure mi sento spesso fuori luogo o giudicata. O meglio, non è una mia sensazione: vengo spesso giudicata. E la cosa che mi fa più male è che si pensa che una donna separata sia "protetta" dal fatto di avere uno o più figli e si faccia forte di questo, pretendendo di essere mantenuta. Non è sempre così. Io ricevo un mantenimento per mio figlio. Ma tutti sanno quanto costi ora mantenere un bambino, dalle piccole cose all' asilo. Dai giochi che chiede ( e che non gli darei in abbondanza nemmeno se fossi ricca, per principio ) ai vestiti.
Il fatto che io abbia un compagno, poi, non fa che allargare a dismisura il pensiero dei giudicanti. Come se la maggiore aspirazione di una donna fosse quella di essere mantenuta. E non di farcela da sola.
Mi ferisce la concezione ancora così retrò, semplicistica e spesso scontata della donna vista come una che ha acquisito talmente tanta libertà da potersi separare ( cosa che fino a pochi decenni fa era pensabile solo nelle alte sfere ), ma che non può però riuscire a gestire la sua vita da sola. Senza avere per forza un uomo che la mantenga. Non che le voglia bene, che le faccia ritrovare la serenità, che la aiuti nel quotidiano, che accetti suo figlio. No. Che la mantenga.
Pubblicato da PaolaFrancy h 17:27 Etichette: cattiverie, dai che ce la fai, il Moschettiere, il papà di Francesco, la gente, Les Mousquetaires, pensieri autodistruttivi, questa sono io, tempi moderni
venerdì 18 giugno 2010
vorrei essere un fottuto millepiedi
Pubblicato da PaolaFrancy h 11:52 Etichette: cattiverie, dai che ce la fai, dreams, estate, fratture rotture, i progressi di Francesco, il Moschettiere, io e Francesco, scuola materna, sei buffo...
lunedì 22 marzo 2010
io e i rimedi della nonna: di ansie da neomamma, pediatri, ormoni
- perchè visitava in un grande studio con una mega finestra se la sala d' aspetto era un corridoietto senza nemmeno una fuga d' aria, se non la porta d' entrata ( che però era consigliabile non aprire per via degli odori provenienti dalle cucine degli altri appartamenti sul pianerotttolo ), stracolmo di bambini con 40 di febbre che lei faceva venire sovrapponendo gli appuntamenti;
- perchè la prima visita ( il bambino aveva 10 giorni sì e no ) mi è stata fissata per le ore 13,00 di un giorno di metà luglio e la carrozzina affondava le ruote nell' asfalto rovente;
- perchè sulle basi di quanto sopra e dell' antipatia dimostrata alla prima visita non ho capito subito che sarebbe nato in me il desiderio di mandarla a cagare;
- perchè sulle basi del punto precedente non l' ho fatto subito dopo la prima visita.
Decisi quindi di affidarmi al pediatra che aveva fatto nascere Francesco. Non lo avevo ancora fatto perchè sinceramente mi vergognavo di farmi vedere ancora da quel grandissimo figo che durante il parto mi fissava la patata urlando "Dai, mamma!" mentre le spalle di mio figlio stavano tentando di farsi largo dentro di me ( "Dai mamma" cosa??? ).
Insomma, il gran figo del pediatra ha cominciato a far battute e a prendermi in giro dal primo giorno. Le cose potevano solo essere due: 1) aveva capito che ero depressa ( forse dal fatto che ero indifferente ai miei peli incolti sui polpacci e perchè mi vestivo ancora con i vestiti che usavo prima di partorire, esattamente 25 kg di differenza ) e voleva farmi ridere 2) gli facevo pena e mi stava veramente prendendo per il culo.
In realtà di motivi per farmi prendere in giro io ne ho forniti dal primo giorno. Le mie domande non erano le solite su allattamento, svezzamento o addormentamento. No. Non facevo quasi nemmeno delle domande. Raccontavo più che altro di come ero riuscita a guarire mio figlio da sola grazie ai rimedi della nonna oppure di come avevo sviluppato delle mie teorie sulla febbre. Tipo:
Io: Dottore, il bambino è caduto dal seggiolone ( 8 mesi ). Gli ho spalmato il burro sulla botta come ha suggerito mia mamma e, non solo non è uscito il livido, ma non si è nemmeno gonfiata.
Quel gran figo del dottore: Aaaahhhh, ma signora! sarà stato il freddo del burro! Non ci sono altre spiegazioni!
IIo: Dottore, ma il burro non era freddo gelato e l' ho anche sciolto un pochino con il calore per spalmarlo meglio.
Quel gran figo del dottore: senza parole.
Io: Dottore, Francesco stava mangiando un biscotto Plasmon, gli è andato di traverso, mia madre si è spaventata e le ha ficcato un dito in bocca per toglierlo. La sera, per lo spavento, gli è venuta al febbre.
Quel gran figo del dottore: Ma nooooooooooooooooooo signora! Cosa dice? La febbre non viene dallo spavento! Come l' ha curata?
Io: Con niente. Coccolandolo.
Quel gran figo del dottore: senza parole.
Mesi dopo mesi, anni dopo anni, le ansie ci sono ancora. A volte incrementate dall' esterno, a volte racchiuse nel "pacchetto mamma" che ti viene consegnato A GRATIS quando sforni la creatura. Per fortuna il pacchetto non comprende solo ansia, timore di non farcela, inadeguatezza. E l' amore che ti senti esplodere dentro ricompensa tutto.
Il problema è che dentro esplodono anche gli ormoni. E che a posteriori avresti tanto voluto averli ascoltati togliendoti la soddisfazione di mandare a cagare la pediatra incompetente.
E mi fermo qua.
E voi come avete affrontato le prime paure dell' essere mamme? Siete state fortunate e avete avuto da subito feeling con la/il pediatra?
Pubblicato da PaolaFrancy h 12:16 Etichette: cattiverie, crescere insieme, dreams, fatti della vita, io e Francesco, la nascita del mio amore, questa sono io, vintage
mercoledì 2 dicembre 2009
Quanto 'so PERFETTA con la caviglia rotta
Pubblicato da PaolaFrancy h 13:05 Etichette: cattiverie, dai che ce la fai, fratture rotture, il Moschettiere, la gente, per ben apparire bisogna soffrire, questa sono io, tacchi 12

