lunedì 7 luglio 2014
giovedì 14 giugno 2012
Lascia che gli alisei riempiano le tue vele
Pubblicato da PaolaFrancy h 12:08 Etichette: dreams, family and friends, io e Francesco, la mia mamma, le pagine bianche, libri, vintage
lunedì 21 marzo 2011
il primo giorno
Pubblicato da PaolaFrancy h 18:09 Etichette: animal channel, countrylife, crescere insieme, flower power, io e Francesco, le pagine bianche, primavera, questa sono io
venerdì 24 dicembre 2010
Settant' anni di twist
Settant' anni. Mamma, compi settant' anni!
Ok, allora entra nella mia casa, vieni. No, non in quella che pensi tu, ma in questo bizzarro luogo virtuale che io arredo con i miei pensieri.
Siediti comoda, dobbiamo parlare (e sappi che in questa mia casa non hai diritto di replica. Almeno una volta!) Perche' questa decina in piu' arriva insieme ai miei trentatre anni e quindi insieme alla mia VERA maturita'; al mio, al nostro trascorso difficile di separazione, ma anche ai giorni felici della nascita e dei primi anni di Francesco.
Siediti, siediti, tu che fremi sempre. Che vuoi tutto in ordine, che impazzisci guardando la mia casa stracolma di oggetti. Rassegnati, anche qui c'e' casino.
Voglio dirti che ho capito le tue scelte, anche se non so perche' non hai mai voluto condividerle con me. Voglio dirti che mi sento offesa se penso a quei momenti, ma se scavo meglio, mi ricordo che so che mi hai voluto difendere. Voglio dirti che sono una madre diversa da come sei stata tu, ma che ho ben saldi dentro me i valori che mi hai trasmesso.
Voglio dirti che quando sei aggressiva mi fai male.
Voglio dirti che mi dispiace averti fatto soffrire.
Voglio dirti che avrei voluto leggere un tuo diario e capire cosa pensava, temeva, sognava quella splendida donna che ancora oggi fa girare la testa agli uomini.
Ed ora basta con le parole.
Dai, alzati. Dobbiamo ballare il nostro ballo preferito . Siamo troppo brave nel twist.
(e Francesco e' sulla buona strada...)
Pubblicato da PaolaFrancy h 12:10 Etichette: anni '60, dreams, family and friends, la mia mamma, le pagine bianche, messages, questa sono io
martedì 21 settembre 2010
avrei potuto accettare altre cose
Si tratta anche di dire le cose come stanno e come forse solo lei sa fare.
Ma non avevo mai parlato di quello che ho accettato. Di quello che L' ALTRA mi ha fatto. Di quello che non posso ancora mandare giù - l' ho scritto anche da mc -: quel desiderio accecante di far male a me, con la pistola puntata in fronte. Questo io non lo voglio nemmeno capire. Perchè avrei anche potuto perdonare il bisogno di amore. Quello lo perdono a prescindere. Avrei potuto ascoltarla se mi avesse fermato per strada supplicandomi di ridarglielo, di renderle quello che UNA VOLTA era suo, di parlare di lui, di piangere insieme, di mandarmi anche a cagare. Ma in faccia. Avrei potuto affrontarla se lei fosse andata oltre quello che sono fuori, perchè io sembro un facile bersaglio. Sembro una donna di plastica, con i tacchi alti e le gambe magre. Ma dentro di me ci sono i miei amori, il mio matrimonio, , c' è mio figlio, l' India, l' università, ci sono le cascate che ho visto, la savana, il Capo di Buona Speranza, c' è il mio parto, il mio latte, c' è la mia mamma, il mio papà, c' è l' uomo della mia vita.
Io ci penso tutti i giorni, dietro ai miei vestiti, dietro ai bolerini di pailettes, dietro il mio lavoro fatto di lustrini e tante cazzate. Dietro a tutto questo io sogno l' umanità.
Come te, Mc, non credo riuscirò mai a sotterrare quell' ascia. Però ci proverò. .
Lui', voglio divorarmi quel libro. Stanotte.
Pubblicato da PaolaFrancy h 09:49 Etichette: cattiverie, dai che ce la fai, io e Francesco, la gente, le pagine bianche, men's, pensieri autodistruttivi, questa sono io, storie di blog
venerdì 17 settembre 2010
pensieri di una mamma, di una figlia, di una donna.
Alle 3 di questa notte ho cominciato a farmi rullare i pensieri nella testa. Come solo io so fare quando mi sforzo di mettere le frivolezze sotto la pila delle preoccupazioni e mi concentro per pensare solo ai problemi cercando di trovare una soluzione in quel momento. Lì, nel letto. Alle 3.
Soluzioni di che, poi? Di certo non posso guarire la schiena di mia mamma. O il raffreddore di Francesco, la sua tosse. O la stanchezza del Moschettiere, che lavora, viaggia, pensa troppo. O la mia gamba, che questa notte mi ha fatto capire che da sola non può smettere di farmi male.
Ho il calendario fisso in mente, con le ore scandite che non bastano mai. Mai, porco cane. Mi sento a metà strada, una figlia poco presente, una mamma che vorrebbe fare solo la mamma ( sì, è così ), ma con degli spazi ritagliati per se stessa nelle ore in cui Francesco è all' asilo. Vorrei quelle poche ore ogni giorno. Mi basterebbero. Per scrivere di borse, di colori, di abbinamenti. Per fare quello che faccio in showroom ma in modo diverso. Per tirare fuori dal cassetto quel libro di cui so già l' evoluzione, la fine. So già quello che voglio dire. Voglio dire di fiori, di vestiti, di persone, di viaggi, di amori. Ma il primo capitolo sembra non finire mai.
Voglio vestirmi così per sedermi in giardino a buttare giù parole. E poi correre correre correre con Francesco.
Pubblicato da PaolaFrancy h 09:55 Etichette: dai che ce la fai, dreams, il Moschettiere, io e Francesco, la mia mamma, le pagine bianche, libri, pensieri autodistruttivi, questa sono io
giovedì 24 giugno 2010
scelte ( e se questo non è outing ... )
Pubblicato da PaolaFrancy h 09:04 Etichette: dai che ce la fai, dreams, fatti della vita, il cuore, il mio uomo ideale, il Moschettiere, il papà di Francesco, le pagine bianche, questa sono io, vintage
sabato 8 maggio 2010
cosa rimarra' di questi giorni ai nostri figli
"Guardo la mia vita. E mi sento a meta'. A meta' tra una donna realizzata, indipendente, sicura e una donna-bambina, che ha paura di crescere suo figlio e se stessa. A meta' tra una cittadina amante di lustrini e pailettes, e una contadina, che affonda le mani nella terra e chiama eccitata Francesco per mostrargli uno strano bruco verde. Cosa vedra' di me mio figlio? Come mi giudichera'? Cosa amera' di me? Le mie lettere - tante, troppe - le mie scatole, i miei piccoli tesori, il bracciale d'oro con il suo nome e la data di nascita, i semi che lascio ovunque vada per non perdere traccia del mio passato? Oppure sara' attratto dal mio lato non romantico - forse un po' in ombra rispetto all' altra meta' del mio io, quello che mi ha fatto lottare, che mi ha fatto fare le valigie e scappare, lasciando ricordi e affetti. I miei viaggi, i miei fiori. Lo annoieranno? O mi chiedera' di raccontargli il mondo com' era. Com' era prima. Com' era l' India, l' America, l' Africa, la Russia, Milano, la campagna. E io cosa gli diro'? Gli mostrero' le foto di una giovane ragazza con la frangetta che attraversa ad occhi sbarrati il Rio delle Amazzoni, gli parlero' della gente che ho incontrato. Gli ricordero' che al ritorno da un viaggio mi sono addormentata e solo il mattino seguente sono andata a prenderlo dal suo papa'. Gli apriro' le mie scatole. Vorra'? Ci sono due poltroncine vintage in veranda. Le ho messe apposta per questo: per sedermi con lui a parlare, disegnare, guardare le foto, scoprire, vedere le piante crescere e i fiori sbocciare.
Francesco, racconto la nostra vita in un diario che tutti possono leggere. Ti mostro gia' da ora quali colori vanno abbinati nei vestiti. Ti insegno ad essere galante con le "donne" e per questo regali una margherita ad ogni bimba del parco. Ti faccio mangiare in piatti vintage e raccolgo i tuoi giochi in una grande borsa marocchina. Mi sveglio all' alba per seminare e ti chiedo di farlo con me dopo cena. Nella tua camera ci sono immagini di Dei indiani, una statuetta di San Francesco e le foto vecchie della nostra famiglia. Lo so, sono strana. Non so cosa amerai di me. Non so nemmeno se mi amerai da grande. Quel che e' certo e' che io ti amo. Davvero. E ti ho sempre amato"
Ora. Questa e' una delle tante riflessioni che ho buttato giu' su questo, come su tanti altri quaderni. Butto giu', butto giu'. non so perche'. Mio figlio lo sa, secondo me, che la sua mamma non e' come tutte le altre. Che si mette i tacchi, prende il computer e gli chiede di sdraiarsi con lei nell' erba per scattare questa foto, una domenica,
e di scegliere tra questa e molte altre quella da pubblicare in un articolo, uscito su "Gioia" in questi giorni ...
Anche se si tratta di poche righe, leggere di me su una rivista mi ha fatto effetto. E per questo ringrazio Paola. Non me, un' altra Paola.
In un momento come questo, in cui, giustamente, ci sono madri che escono allo scoperto e dichiarano apertamente che il post-parto e' stato allucinante, con tanto di desiderio assassino ( la butto sul ridere apposta ), io voglio gridare ad alta voce che per me non e' stata cosi'. Sono stata anche io depressa, ma io non ho mai desiderato di liberarmi di mio figlio, non ho mai provato fastidio quando piangeva, non ho mai trovato pesante allattare.
Sono stata e sono rigida con mio figlio in tante cose e non sono una mamma melensa. Ma, pur sapendo che non e' il concetto di amore ad essere messo in discussione, per me era importante ribadire questo. Il concetto di amore, che va oltre l' autonomia, l' apprensione, la rigidita', le regole, gli ormoni del post-partum. VOGLIO che a mio figlio - di questi giorni, di questo blog, di questa vita - rimanga l' amore. Solo e solamente quello.
Pubblicato da PaolaFrancy h 12:23 Etichette: aerei, countrylife, crescere insieme, family and friends, flower power, India, io e Francesco, le pagine bianche, questa sono io, storie di blog, vintage
lunedì 22 febbraio 2010
che brutto avere la testa piena e non notare i fiori che nascono
In campagna sono spuntate le prime primule e io non me ne ero nemmeno accorta. Me le ha portate il moschettiere. Che brutto avere la testa piena e non notare i fiori che nascono. Me la immagino dentro: vedo tanti piccoli pasticceri che farciscono le pieghe del mio cervello con la crema. Dovrebbe pesare di più, quindi. E ancorarmi alla terra. Invece no. Io che adoro il suo profumo, che vivrei con le mani dentro a cercar lombrichi e spiare semi che dormono, non riesco a stare attaccata alla mia amata terra. Sarà per i tacchi 12? Non credo.
Ho seminato l' aquilegia ( non è meravigliosa? ) nella speranza che si aggrappi alle pertiche che pianterò nel terreno. Magari prima devo piantarle queste pertiche, se no come fa ad attaccarsi, povera aquilegia. E' come se sapessi che devo farlo ma non lo faccio. E' come se sapessi cosa devo fare ma non riesco a farlo.
Però in realtà non so cosa devo fare. Il mio futuro è nelle mani di persone che hanno abitato il mio passato. Ma non ho scheletri nell' armadio. Ho sempre sbattuto tutto fuori, alla luce del sole. Non sono una persona riservata, pudica. Le macchie sui miei panni sporchi le hanno sempre viste tutti i vicini. E non solo. Nonostante questo, è come se mi sentissi una ladra. Come se nella mia scatola segreta, anzichè conservare biglietti, fiori, ricordi, tenessi bugie e menzogne. Come se.

Anche Francesco ha una scatola. Da quando è nato. Avrei tanto voluto che mia madre avesse cercato di trattenere il suo, il mio passato. Invece sembra tutto sfumato. Avrei voluto una scatola con i biglietti dei treni che prendevano i miei genitori, un nastro per i capelli di mia madre, una lettera. Magari quella che legge in questa foto messa di traverso.
Avrei voluto che non si fosse difesa dalla sofferenza con il muso duro. Ma forse per lei è stata l' unica arma che aveva a disposizione.
Io, che in generale sono molto fisica, a volte vivrei solo di parole e pensieri, problemi e sogni. Vorrei spiegazioni, certezze, soluzioni immediate. Vorrei un libretto di istruzioni per i sogni. Non per i problemi, per i sogni.
Ma ha sicuramente ragione il moschettiere, quando viene a prendermi in cima ad una collina solo per abbracciarmi. Senza dire niente.
Ci credo. Basta guardarmi negli occhi per vedere cosa penso.
Sono come un libro aperto. Basta azzeccare la pagina ( E qui sta il bello ).
Pubblicato da PaolaFrancy h 12:30 Etichette: countrylife, flower power, il Moschettiere, io e Francesco, la mia mamma, le mie radici, le pagine bianche, pensieri autodistruttivi, questa sono io
domenica 6 dicembre 2009
io e il Moschettiere
E' un mix di selvaggio e galanteria.
E' uno che propone di andare a bere una bottiglia di champagne seduti sulla collina a guardare le vigne al tramonto - e io già mi sono messa gli stivali di gomma e la camicetta di seta e sono pronta per andare.
E' uno che potrebbe fare l' orto in smoking - e io lo seguo col vestito in chiffon.
E' uno che quando litiga corre fuori a piedi nudi e urla nel prato - e io lo guardo appoggiata allo stipite della porta un po' ridendo un po' piangendo.
E' uno che poi torna dentro e mi ama come nessuno mai.
E' uno che quando arriva a prendermi, si precipita giu' dalla macchina per aprirmi la portiera ma poi non dice cose sdolcinate - e io lo guardo con la coda dell' occhio e comincio a parlare parlare parlare.
E' uno che adora andare all' Ikea a comprare le decorazioni dell' albero di Natale, e stare li' per ore, seriamente interessato ad ogni piccolo oggetto - e io lo guardo perchè sembra un bambino..
E' uno che per il compleanno mi regala un viaggio a New York ma, se mi rompo la caviglia e non posso partire, allora mi porta in montagna in braccio nella neve. Ed esce presto presto a prendere le brioches - e io fuori guardo l' alba.
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Stasera torna anche Francesco. Gli porto le decorazioni per l' albero. Noi due abbiamo una tradizione da rispettare.
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Nel frattempo il Moschettiere ha fatto una pausa dalla lettura del suo quotidiano e si è preparato una tazza di karkadé. Non capisco se la faccia schifata che ha è per il karkadè o se non ha più voglia di stare in posa perchè io possa creare questo suo ritratto.
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Ok, vado a zampettare nella neve ( come dice il Moschettiere ).
Pubblicato da PaolaFrancy h 08:36 Etichette: countrylife, è arrivato il Natale, fratture rotture, il cuore, il Moschettiere, il Moschettiere e le sue trovate, inverno, le pagine bianche, mountains, New York, questa sono io
giovedì 18 giugno 2009
tramonti di prati e albe di città
NORAH JONES - SUNRISE
Pubblicato da PaolaFrancy h 13:12 Etichette: countrylife, dai che ce la fai, dreams, estate, family and friends, il lavoro, io e Francesco, Iseo, la mia mamma, le pagine bianche, mammità, Milano, tramonti
venerdì 15 maggio 2009
pagine bianche di un diario da scrivere
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foto: la prima pagina del diario di nascita di Francesco.
Pubblicato da PaolaFrancy h 13:19 Etichette: dai che ce la fai, dreams, il cuore, la gente, le amiche, le pagine bianche, questa sono io, storie di blog

