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venerdì 23 maggio 2014

Tornando, pensando.

Lo so, scrivo sempre quando è in arrivo o in corso un temporale. E' che quando c'è il temporale, tranne qualche eccezione, non posso fare altro. 
E poi mi rilassa, insomma.

Sono appena tornata da Istanbul e ho trovato il giardino in mia attesa. Anche là le rose trionfavano, ma Istanbul è la città dei tulipani e non c'è paragone.
Mentre tornavo, pensavo alle tante volte in cui ci sono andata e ai tanti angoli che ancora mi sfuggono, mentre altri ormai mi accolgono come se abitassi lì sempre.
Pensavo anche che io a Istanbul vivrei, andrei a viverci domani, appena fuori, o in uno dei quartieri più verdi, dove potrei far crescere la Passiflora senza metterla in casa. Francesco ama Istanbul. Potremmo passare le domeniche mattina a Bebek, uno dei mie quartieri preferiti, a guardare le petroliere andare verso il Mar Nero. Tipo Pamuk. (Che noia Pamuk, comunque).
Pensavo, osservando le persone sull'aereo, esattamente come faccio in metropolitana a Milano, che è difficile viaggiare per lavoro, sempre. Tornare negli stessi posti senza conoscerli, prendere taxi e chiudersi in riunioni fiume. 
E poi pensavo che a casa c'era il mio bambino, abbracciato alla sua nonna che ormai è un po' vecchina e si stanca subito. Che lei mi aiuta sempre, borbottando, ma mi aiuta. 
Pensavo che avevo comprato delle belle scarpe, sì, ero soddisfatta. E mentre questi pensieri scorrevano nella mia testa, un bagliore: il mio trolley...ecco, il mio trolley dove diamine era?

Per la cronaca, il mio trolley era rimasto al duty free dell'aeroporto, da cui ero corsa verso il gate carica di giubbino e altre borse, saltellando sulle mie scarpe nuove, che erano -sono- esattamente del colore che volevo.
E mentre scrivevo questo post, ricevevo una telefonata dall'ufficio Lost and Found dell'aeroporto di Istanbul, che mi comunicava che avevano ritrovato il mio trolley e quindi anche la borsa, le due paia di scarpe e i vestiti che c'erano dentro.
E anche la maglietta del Galatasaray con la scritta "10 Sneijder" che voleva Francesco.

Il Moschettiere dice che ne era certo che l'avrebbero ritrovata. Io ero senza speranze, ovviamente. Che posso farci, mi ero già consolata con le scarpe nuove. E Francesco, dal canto suo, si era già rassegnato al fatto di avere una madre così, che corre come una ragazzina verso il gate, con le scarpe del colore perfetto.


p.s. Leggetemi anche qui e qui!

mercoledì 25 luglio 2012

Passionalità

Sono una passionale. Ho ereditato da mia madre la poca diplomazia e il poco auto-controllo. 
Un po' sono cambiata, negli ultimi anni. L' impulsività rimane uno dei lati predominanti del mio carattere, ma succede anche che rifletta - magari anche un secondo dopo essere esplosa - e che sappia cambiare strada. O strategia (anche se non amo la parola "strategia", mi ricorda un gioco sporco).
E se a volte fatico a riconoscere la donna furiosa, irruente, che mi si presenta davanti e me ne vergogno, altre volte mi piaccio, in questa mia passionalità.

Due secondi fa ero al telefono con il Moschettiere e, visto che mi ha chiamata proprio mentre mi veniva l' ispirazione per questo post, gli ho chiesto se la parola "passionalità" esisteva davvero (a volte sì, faccio questo tipo di domande). 
Forse lui non si ricorda quando, un giorno estivo di tre anni fa, gli ho chiesto quale aggettivo avrebbe usato per descrivermi. Beh, lui ha risposto "appassionata". E io mi sono buttata dentro questa definizione con un tuffo di testa.

Il fatto è che anche lui è un passionale. Se ci fossimo conosciuti in un' altra epoca, secondo me saremmo stati una coppia di artisti stravaganti e squattrinati in giro per il mondo. Tipo due teatranti pieni di voglia di fare, creare, stupire. Passionali mangiatori di vita e di arte.
Ci vogliamo bene. Siamo un po' strani ma ci vogliamo bene.

In questi giorni in cui mia madre dorme da noi per aiutarci con Francesco, la vita non è sempre facile. Tre passionali in una sola casa.
Francesco, che dei quattro è quello più prudente - sia con le parole, sia con le azioni (ma, giuro, è mio figlio, anche se non si butta nelle cose, non mangia Nutella e non beve Coca Cola), osserva tutti dal suo posto a capotavola e poi, prima di dormire, mi fa domande strane sulla mia vita precedente alla sua nascita, su quello che mi piaceva e mi piace.
Mi chiede di elencargli i paesi che ho visitato. Si interessa all' India ma qualcosa mi dice che alcune foto scattate lì lo hanno un po' scioccato. Parla spesso di Istanbul. Gli è entrata dentro.

E poi riceve in regalo dalla sua fidanzata delle strane carte del supermercato con le immagini di ragazzini che si spacciano per cantanti, oltre ad una serie infinita di quegli orrendi bracciali di gomma dalle forme strane.
E' molto timido in pubblico. Questo lo ha preso da me. E non fa una cosa se non è sicuro di farla bene. Questo NON l' ha preso da me.
E' difficile infondergli sicurezza, in questo periodo fitto fitto di novità.
Ha deciso che da grande non farà più il supereroe o il calciatore, ma lo studioso. (!)
Il calcio, dice, continuerà ad essere una sua passione.
A me, per ora, basta che abbia capito che lui è libero e amato.
Libero e amato. Con tantissima passionalità, come ci amiamo tutti in questa famiglia.


venerdì 4 maggio 2012

Francesco e Istanbul, la loro prima volta.

Era come se si fossero già visti. Ma finalmente si sono abbracciati.
Francesco (che non vuole mai farsi fotografare) e Istanbul (o meglio, solo un piccolo piccolissimo scorcio):







Presto pubblicherò le foto dell' appartamento in cui siamo stati. Perché io credo fermamente che questa città debba essere vista da chiunque e che il modo migliore per farlo sia assaporarla dalle finestre di una vecchia casa.
 
p.s. questo viaggio è stato il mio primo grande regalo a mia madre. Il fatto che ci fosse anche Francesco, sono sicura, lo ha reso ancora più speciale e indimenticabile.

lunedì 30 aprile 2012

Mattino {live from Istanbul}

Mi sono seduta sul letto. Francesco e il Moschettiere dormono qua accanto a me.
Mia madre nella stanza accanto.
In effetti sono le 6 del mattino e, calcolando il fuso, in Italia sarebbero le 5.
Ma la preghiera che arrivava da un minareto molto vicino mi ha svegliata un' ora fa. O meglio, ero già sul chivalà e quel forte canto microfonato mi ha dato il colpo di grazia.
Questa notte qua fuori è successo di tutto. Ad un certo punto pensavo che stessero spostando una casa. Ora si sentono le navi che arrivano e i gabbiani che le seguono. Quasi silenzio.

L' appartamento che abbiamo preso è proprio accanto alla torre di Galata, nel quartiere italiano.
Anzi, genovese. È il mio preferito, qui a Istanbul.
Per la posizione, lo stile delle case - vecchie - e per il fatto che pur avendo qualcosa di turistico, è frequentato da istanbuliani. Questo appartamento è bellissimo.

Da uno dei balconcini si vede il mare. I proprietari hanno lasciato dentro tutto e il ragazzo che ci ha dato le chiavi mi ha persino detto che posso prendere i vestiti che voglio e metterli. Non esageriamo. Anche se la tentazione è molta, la ragazza ha del gusto.

In cucina ci sono le pentole appese con l' aglio. In alcuni punti ancora i vecchi stucchi sui muri.

Spero che mia madre questa mattina non si lamenti troppo del casino di stanotte. Mi vedo già mentre litigo con lei attraversando il ponte di Galata e godendo - comunque - di quel vento che solo lì c' è.

Di quel profilo, con i minareti e il promontorio del Topkapı, di quei pescatori che ti guardano quando passi ma se ne fregano anche.

Tutti continuano a dormire, qui. Io proprio non ci riesco. Buongiorno, mia Istanbul.

lunedì 19 marzo 2012

Le leggi della campagna e della città

Chi mi conosce bene lo sa: sono una campagnola. Anche quando vivevo in città (quindi fino a 4 anni fa), ho sempre desiderato scappare. Mi sentivo stretta, osservata. Sentivo che i miei semi meritavano qualcosa di più di un balcone su cui diventare fiori inquinati.
Il destino mi ha portata in un posto in cui poche persone vivrebbero. Perché un conto è trascorrere un week-end in campagna, staccare dalla frenesia, respirare aria buona. Un conto è vivere tutti i giorni i rumori del bosco, il ritmo della natura, assecondarla e accettare quello che regala. E quello che toglie.
Questa mattina il Moschettiere mi ha detto che una gallina è morta e un' altra sta morendo. Ok, sono galline. Ma per noi, gente di campagna, sono parte della nostra vita. Per noi questo è un problema. Come è un problema quando una pecora viene uccisa o i cinghiali cercano di entrare nel nostro terreno.
Chi mi incontra, spesso mi confessa a distanza di tempo che non avrebbe mai creduto che un tipo come me potesse sentirsi così legata alla terra, così vicina alla campagna.
Credo sia lecito, visto che mi presento con un look decisamente cittadino e lontano da quelle che sono le "regole" del posto, dettate dalla consuetudine. Ma la campagna è dentro di me. Anche quando, come ho fatto ieri, passeggio per Bebek, a Istanbul, e dico che uno dei miei sogni è vivere lì, aprire le finestre al mattino e salutare l' Asia...ecco, anche in quel caso penso che se davvero un domani potessi realizzare questo sogno, forse lo farei in parte. Mi staccherei dalla strada affollata sul Bosforo e cercherei una casetta di legno con un po' di terreno sulle colline che stanno dietro. E coltiverei fiori e dormirei all' ombra di un albero di Giuda.
Andrei a passeggiare per le vie di Beyoglu, ma poi correrei ad innaffiare l' orto.
Lo farei come ho fatto nei giorni scorsi, sentendo mia quella città, in compagnia di due care amiche. Respirerei la sua aria, l' aria di Istanbul, che mi piace (mentre non sopporto gli odori del cibo, ma questo è tutto un altro discorso) e poi, se passassero un po' di giorni, porterei le mie amiche nella foresta che c' è sul Mar di Marmara, andando verso i Dardanelli. Perché ho bisogno di alberi, verde.

Ormai ho imparato quali sono le leggi della campagna. E anche se le osservo - e a volte provo a contestarle - sui miei tacchi, questo non significa che le sottovaluti e che non mi senta pienamente parte di questo mondo.
Curarsi, selezionare una maglia con attenzione e sentire che un colore fa stare bene e un altro no non significa sapersi destreggiare solo all' interno di un negozio di vestiti o in una via trafficata piena di borse loggate. Significa volersi bene. E rispettare gli altri presentandosi con pulizia, ordine e dicendo loro: "questa è la mia personalità".
Ma questo, secondo me, dovrebbe essere parte di una legge, come dire, universale.
Di quello che abbiamo dentro ne parlano altre cose. Ne parlano le nostre parole, le nostre letture, i nostri sogni.
Le leggi della città e della campagna vanno oltre.
Per questo ora mi alzo, giro i miei tacchi alti e vado a vedere come stanno le mie galline (pensando che se avessi un piccolo terreno sulle colline dietro Bebek, nella mia amata Istanbul, sarei felice, forse. Ma forse non lo sarei come lo sono qui,in cucina, mentre guardo le colline e il bosco scrivendo un post).

mercoledì 14 marzo 2012

Mentre

Mentre i giorni passano veloci,

* Mi lascio trascinare da Francesco nella centesima (o centunesima) visione di "Harry Potter e la camera dei segreti";
* Riassetto il prato pulendolo dalle foglie schiacciate dalla neve solo poche settimane fa;
* Studio la natura da vicino e mi incanto;
* Corro. Corro. Corro;
* Mi faccio venire voglia di un cappottino leggero in panno beige;
* Faccio una puntatina nella mia amata Istanbul e quando torno già mi manca;
* Progetto di finire la coperta ad uncinetto che avevo iniziato e che voglio usare il prossimo inverno;
* Mi immergo nello studio del turco, un po' speranzosa e un po' demoralizzata;
* Non riesco a smettere di pensare che vorrei isolarmi con il Moschettiere per un giorno intero e parlare tanto, di più, sempre, come se fosse un fiume in piena;
* Guardo Francesco che vuole leggere, scrivere, sapere. E giocare tanto a calcio;
* Lo sgrido - forse troppo a volte - ma penso che lui debba vedere in me qualcuno che lo guidi con sicurezza e che non scenda (sempre) a compromessi;
* Mi rendo conto che è davvero un bravo bambino;
* Cerco di dare spiegazioni a certi perché;
* Ovviamente non ci riesco.

mercoledì 2 novembre 2011

One night in Istanbul

Quella notte - quella in cui le zucche si animano di spiriti e le streghe si sentono libere, in cui tutti colgono l' occasione per trasformarsi in quello che non sono - ecco, quella è una di quelle notti in cui io non festeggio.
Quella notte di 14 anni fa mi ero vestita a festa e mi sono anche messa i brillantini sulle palpebre. Tutti mi guardavano male perché i brillantini non si usavano.
Quella - questa notte l' ho trascorsa a Istanbul, quest' anno. E ci ho pensato meno.
Mi sono fumata una sigaretta mangiando gelato e frutta, con due uomini davanti che si gustavano un sigaro.
(Quando il Moschettiere si fuma il sigaro, a me fa impazzire).
E poi mi sono avvolta in una sciarpa di maglia e pizzo che, a dire il vero a me non piaceva molto. Ma il Moschettiere ha detto che mi stava bene, con i capelli sciolti.
{In ogni caso, ci ho pensato meno, papà, ma ci/ti ho pensato}

domenica 14 agosto 2011

Racconti al ritorno da una magica cavalcata tra Italia e Turchia

...cosa mi ricorderò di più di quest' avventura? Il Moschettiere che mi dice di respirare il profumo del bosco (sulla strada sterrata che costeggia il Mar di Marmara dopo la citta di Tekirdag o andando verso il faro dell' isoletta di Bozcaada).
E girare in moto per le vie di Istanbul, la sera, con le luci.
Ero scettica - diciamo pure molto scettica all' idea di partire per un viaggio del genere. E invece ora ho dentro qualcosa che solo quest' esperienza poteva darmi. E che mi rimarrà dentro per sempre.

Su una delle borse della nostra moto c' è un adesivo che il Moschettiere ha preso negli USA: "Freedom is not free". È vero, la libertà va conquistata e si suda. Non è gratis. Ma quando la si ha tra le mani, anche solo per poco tempo, Dio quanto si viene ripagati!

6 giorni, 2000 km in macchina con moto al seguito, 2800 km in moto da Igoumenitsa (Grecia) ad Assos (Turchia), passando per Istanbul - e ritorno, 6 traghetti, un uomo e una donna.

Oggi pomeriggio ripartiamo. Questa volta in aereo. E in tre.








giovedì 4 agosto 2011

La valigia di una non fashion-victim in partenza per Istanbul. IN MOTO.

Non mi dite nulla. Son cose che si fanno per amore. Come il fatto di far entrare tutte le mie cose in una minuscola borsa da moto (quelle pesanti da utilizzare per il viaggio - fuseaux, maglie, scaldamuscoli, sneakers - sono state messe in un borsone a parte. Che comunque è sempre piccolo rispetto ai mie standard).
Come ho fatto?
Ho puntato sulla leggerezza. E ho scelto i colori in base alle uniche 3 (tre!!!) paia di scarpe che potevo portarmi: un sandalo piatto in cuoio, un sandalo con tacco in legno e un paio di tacchi 12 color corallo con plateau.

Nella borsa, quindi:
* Un solo paio di jeans - che non si sa mai;
* Quattro paia di shorts - per le soste in spiaggia lungo il tragitto e da abbinare ai sandali color cuoio in città durante il giorno;
* T-shirts/bluse a righe e canotte basiche bianche;
* Top in pizzo per una serata a Istanbul - l' avevo detto che avevo voglia di pizzo, no?;
* Due abiti a fiori e due a tinta unita azzurri, due corti e due lunghi - interscambiabili per giorno e sera;
* Un abito a righe - leggerissimo, fresco, per il giorno;
* Mini a piegoline bianca + fiori - perfetta con un top bianco e i sandali in legno;




Le borse? Ovviamente piatte, in modo che ci stiano nella borsa da moto: a tracolla color cuoio per il giorno e due clutch bags: una in corda colorata per il giorno e una bustona cuoio + suede arancio per la sera (o anche per il giorno).



Il tutto racchiuso in una borsa 40 x 30 x 50 cm.
Ora voglio una standing ovation. :)

giovedì 20 gennaio 2011

Storie e gusti di altri mondi

A volte lavoro in shoroom con clienti simpatici, predisposti al dialogo, con i quali è più semplice creare un' atmosfera rilassata. Diciamo che a volte si esagera, come l' altro giorno, quando il cliente australiano pensava di essere in spiaggia con sigaretta (e conseguente finestra aperta con meno 2 fuori) e caffè sheckerato (che G. doveva continuamente andare ad ordinare al bar).
Se però non si supera una certa soglia e si rimane entro certi limiti, diventa piacevole trascorrere qualche ora chicchierando mentre si selezionano tessuti e si abbinano camicie.

Sempre l' altro giorno, ho lavorato con un cliente di Teheran. Non era esattamente un bell' uomo, ma aveva degli occhi talmente profondi che mi ci sono persa dentro. Erano grandi e nerissimi. Con dietro dei capelli lucidi pieni di gel.
E poi, anche quel suo gusto nel scegliere i tessuti degli abiti mi faceva sognare. Così diverso dal nostro modo di interpretare la moda.
Mentre noi tendiamo ad avere un look sobrio e pulito, in altri paesi bellezza è sinonimo di opulenza. Dettagli, sfumature, fantasie. E i colori riflettono quello che certi occhi hanno dentro.
L' agente che accompagnava il cliente, che conosco bene, è di Beirut. Lui ha un nome da spia (francese) e mi ricorda sempre la descrizione che ho letto in un libro di un uomo europeo che arriva a Istanbul, con l' abito di lino bianco e il capello riccio, corto, biondo.
E allora, sarà che ormai leggo alternando libri indiani a quelli turchi, sarà che a me l' Oriente attira - che sia medio o estremo - sarà che in questi giorni ho voglia di tornare a Istanbul, ma io ad un certo punto mi sono persa.
Ho sognato un viaggio vestita di beige e bianco.
Ho immaginato di arrivare a Bebek - Istanbul - a guardare le navi passare.
Ve l' ho già detto che ho voglia di fare un pic-nic? Ecco, ora ho voglia di farlo guardando le navi passare, su una panchina (si chiama pic-nic lo stesso?).
Chiedo troppo? Beh, nessuno mi ha mai detto quanto, come e cosa sognare ( a volte , infatti, ho desiderato un libretto di istruzioni per i sogni).

(Istanbul, il Bosforo. Foto scattata nel Maggio 2010)

mercoledì 8 settembre 2010

evet, hayir

Quando siamo stati a Istanbul a fine agosto, io e il Moschettiere abbiamo trovato la città invasa da striscioni riportanti le scritte "evet" - sì - e "hayir" - no.
La prossima settimana, alla fine del Bairam ( la festa che segue il Ramadan ), ci sarà un referendum realmente importante per la storia della Turchia, ma anche quella di tutti i paesi del Medio Oriente - e quindi anche per noi.
Nel 1923 Mustafa Kemal Ataturk fondò la Repubblica Turca, laicizzando lo stato, proibendo l' uso del Fez, riconoscendo la parità dei sessi, adottando l' alfabeto latino. Insomma, improntò il tutto basandosi su un modello di stampo occidentalista.
Purtroppo non ho avuto la possibilità di informarmi molto bene su questo personaggio e quello che so, l' ho appreso da qualche veloce lettura, ma soprattutto, parlando con gli amici turchi. C' è chi dice che Ataturk sia stato lungimirante, avendo creato una costituzione molto moderna e che il suo modo di agire avesse come fine la sicurezza e la stabilità dello Stato. C' è chi lo vede come un dittatore, avendo lui creato un sistema autoritario, basato sul governo unico.
Il referendum dei prossimi giorni riguarda alcuni articoli dell' attuale costituzione turca, che è ancora la stessa creata a suo tempo da Ataturk. La laicità dello stato è messa in discussione.
Molti nostri amici voteranno Hayir - no - perchè vogliono che la Turchia rimanga uno stato laico. Ma la maggioranza del popolo turco, secondo le previsioni, voterà Evet - sì.
Ho parlato molto con una mia amica che voterà Evet e le ho chiesto cosa farebbe, per esempio, se la costituzione cambiasse e il suo futuro marito potesse avere più mogli. Mi ha risposto citandomi il Corano.
Mah. Da una parte mi viene in mente Sakineh ( per estremizzare, ma neanche più di tanto ). Dall' altra, credo sia difficile e non corretto parlare ed esprimere giudizi vivendo una realtà così diversa e non conoscendo a fondo la storia della Turchia e, soprattutto, una religione complessa come l' Islam.
E' però corretto parlare in quanto donne, questo sì.
Per ora attendo l' esito del referendum. Cosa succederà?

sabato 28 agosto 2010

vintage, vintage Istanbul

Trascinare il Moschettiere nei sotterranei di un edificio del Suriye Pasaji, Istiklal, e' stata un' impresa. Ma alla fine anche lui e' stato contento ( ?!? ). Quando siamo scesi da "By Retro", abbiamo trovato ad accoglierci Jose Miguel, un ragazzo spagnolo vestito da donna - l' ho adorato da subito, io - trapiantato a Istanbul per amore. Niente di meglio per essere accompagnate, cullate, consigliate alla ricerca di qualche pezzo vintage.
Lo scantinato si e' rivelato un gran bazaar, ben arredato e fornito. Con una bella atmosfera, di quelle che piacciono a me, con le persone che cercano, frugano, provano. Ho acquistato due paia di stivali a 30 lire turche il paio ( 15 euro ) e due meravigliosi abiti lunghi a fiori. Uno con grandi petali sui toni del blu - da indossare per una passeggiata al tramonto ( o per andare a bere un chai/the sulle terrazze sul mare della parte asiatica, perche' no ). L' altro abito e' una sottoveste beige/arancio, veramente "Seventies", che mi ricorda mia madre quando ero piccola.
Avevo bisogno di fiori per soffocare il desiderio di Francesco e non farlo uscire .

Purtroppo Istanbul non ha una grande cultura vintage ( reduce dal Regno Unito, io ... ) ed e' difficile trovare negozi di questo tipo. L' antiquariato e' piu' diffuso, ma molto caro e questo e' un gran peccato, visto che ci sono luoghi che pullulano di botteghe stracolme di piccole meraviglie, purtroppo spesso non abbordabili o comunque overprized.

Ma per fortuna il vintage non e' solo nei nostri giochi di donna. Non e' un vestito, un ciondolo. Non e' uno sfizio.
Vintage e' la memoria di quello che e' stato. E' una casa stretta e chiusa tra le altre, con una targa fuori. E' il quartiere di Galata, di Brera. E' una finestra sul Bosforo, sul Duomo, sul giardino davanti a casa. E' una vetrina con 200 cucchiaini d' argento. E' una piastrella del Topkapi, della cucina di mia madre. E' un mercato, una bottega, un pasaji. E' un libro, una poesia, una fotografia. E' uno stile di vita.

E' dover ammettere ogni giorno che ieri era meglio di oggi.
O forse no.
Forse, forse no.
.
A Laura:
Su un viaggio
Apriamo le porte
chiudiamo le porte
passiamo le porte
e alla mèta dell'unico viaggio
né città né porto.
Il treno deraglia
la nave naufraga
l'aereo s'abbatte
un biglietto è stampato sul ghiaccio.
Se potessi
ricominciare o no questo viaggio
ricomincerei.
--
Nazim Hikmet ( poeta turco, 1901 - 1963 )




domenica 22 agosto 2010

la valigia di una non fashion-victim in partenza per una trendy Istanbul

Un paio di settimane fa ho preparato la valigia per la Scozia in pochi minuti. K-way, stivaletti senza tacco ( Arghhh - non tanto per la Scozia, quanto per la mia povera gambetta ), tante calde maglie e sciarpone indiane, pantaloni 5-tasche.
Uguale per Francy. Solo che lui aveva anche un fantastico poncho impermeabile che gli invidiavo da morire sotto la pioggia.
Per Istanbul la cosa cambia radicalmente. Quando io e il Moschettiere ci siamo stati la scorsa primavera, ho ringraziato me stessa per aver avuto l' isitinto di ficcare in valigia un numero considerevole di sandali, bolerini in pailettes ( due, non tanti ... ), orecchini indiani e top ricamati. Qualcosa mi diceva che per qualche giorno saremmo stati costretti a trasformarci in animali notturni ( quali non siamo abitualmente ) per stare al ritmo degli amici turchi.
Cosi' e' stato. E cosi' credo sara' anche nei prossimi giorni.
Per questo, oltre a leggeri abiti a fiori per passeggiare durante il giorno e accessori vari, portero' ( Laura, prendi nota, eh? ):
  • la mia adorata gonna blu elettrico, da abbinare ad un top bianco e a sandali argento;
  • pantaloni a vita altissima color panna + sandali pitonati verdi;
  • il tubino vintage - dono del Moschettiere - in broccato rosa e verde + sandali bianchi a listini ( ti adoro, Ferragamo );
  • i miei immancabili pantaloni a sigaretta blu*;
  • qualche camicia indiana, insieme ai top di H&M**;
  • le nuove Castaňer dorate***;

Beh, anche in questo caso impieghero' pochi minuti per fare la valigia. E lo faro' all' ultimo minuto. Anche perche' ora ho voglia di sdraiarmi al sole, pensare al mio piccolo uomo al mare con il suo papa', iniziare il nuovo libro che ho preso dallo scaffale, localizzare sulla mappa i negozi vintage che ho trovato e studiare qualche nuova talea di lagerstroemia .

p.s. non volevo nemmeno specificarlo, ma lo faccio: Istanbul non e' ovviamente solo locali alla moda, ristoranti o discoteche. Anzi. Istanbul e' molto, molto di piu'. Ma - e credo che chi c'e' stato possa confermarlo - e' una citta' davvero molto animata, soprattutto la sera. Quando il Bosforo manda il suo richiamo e tu non puoi resistere.

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* con il blu non si sbaglia MAI;

** i top sono belli basici, da giorno e da sera ( ci sono le eccezioni - vedi top indiani - ma e' troppo lunga da spiegare ) ... perche' spendere tanto quando si possono avere di buona qualita' e ad un ottimo prezzo?;

*** un piccolo tip: le Castaňer sono le scarpe con la suola in paglia originali. La punta leggermente squadrata rende l' idea della suola in paglia meno "da spiaggia". Sono comode, pur essendo alte, facili da portare ( in caso le indossiate con i pantaloni ... solo alla caviglia, non oltre ) e non costose. Con i saldi si possono trovare anche intorno ai 50 euro.

Io le considero un investimento a lungo termine, visto che - credetemi - saranno sempre attuali.

mercoledì 2 giugno 2010

racconti al ritorno da un' antica metropoli

Il sabato mattina, a Istanbul, si fa colazione con gli amici e le loro famiglie, guardando dall' alto il Bosforo dal chiosco di Malta nel giardino di Yildiz, quartiere di Besiktas.
Si riceve in regalo da Nuket una piantina di vigna caracalla e si fanno le giravolte con Kaan, il figlio di Timur.
Poi, dopo aver visitato Aya Sofia e la Moschea Blu, si fa un giro al Gran Bazaar - che a me sembra solo una bella trappola per turisti attirati da borse tarocche, anche se merita di essere visitato per la sua architettura.
E poi. Poi a passeggio per le stradine di Eminonu, a comprare zucchero al limone e alla cannella, sucuk ( dall' spetto veramente equivoco, ma buonissimo ), marmellata di rose, miele in favo, sapone e conchiglie . Anche una bella clutch bag, con la sensazione di essere nel pieno del periodo piu' kitch della propria vita.
Al mercato dei fiori di Istanbul vendono anche le sanguisughe. Tra le rose, il basilico viola, le oche e i conigli.
E la sera ti vengono in mente questi scorci cosi' genuinamente orientali quando ti siedi su un terrazzo del quartiere di Pera in un moderno ristorante che si chiama
360 - perche' da li' si vede la citta' di Istanbul a 360 gradi.
Poi si riparte, il giorno dopo. E si scopre che Carlo Alberto e' morto di indigestione. Gli eravamo gia' affezionati - e vederlo bruciare e' stato orribile.
Per fortuna il Moschettiere e' un cinico. Io non avrei mai potuto farlo.
Francesco fa finta di credere che Carlo Alberto sia in ospedale con il mal di pancia. Ma secondo me ha capito tutto.
.
.
... Istanbul:





sabato 29 maggio 2010

ebbene sì, mi sono ubriacata ( anche ) a Istanbul

Istanbul è una grande metropoli. Le moschee e le antiche case di legno del periodo ottomano si mescolano a grattacieli di vetro e ad una miriade di locali notturni.
Il Bosforo, rimasto l' unico sultano della città, detta legge.
E verso sera è così:



Tra tutte le formichine agghindate a festa che si dirigono verso uno dei milioni di ristoranti ... ci siamo anche noi.
.
Cenare con amici turchi significa tante cose. Tra le altre, le due principali sono: divertirsi e ubriacarsi. Ecco, noi abbiamo fatto tutt'e due. E, dopo una meravigliosa cena sul Bosforo, siamo finiti in una delle discoteche più alla moda di Istanbul, il Reina. Dove la musica dance occidentale si mischia a quella locale.
L' unico posto al mondo - credo - dove mentre si balla si vede passare un' enorme nave mercantile che sta attraversando lo stretto a pochi metri di distanza dalla pista.
Il Moschettiere aveva un ricciolo che gli copriva l' occhio e per tutta sera era talmente fuori che nemmeno se n'è accorto. Nemmeno io, se è per questo. L' ho notato da una foto solo ora.
I nostri amici turchi sono speciali: non solo ti accolgono a braccia aperte e ti riempiono il bicchiere di raki ogni due secondi, ma parlano benissimo italiano e nella vita organizzano proprio viaggi e visite della città ( e di tutta la Turchia ).
Segnatevi questo contatto:
MARVELTOUR - incoming@marveltour.com.tr
Berra, Nur e tutti gli altri amici sapranno sicuramente come farvi sentire a casa vostra.
.
A domani, con altre avventure istanbuliane.

venerdì 28 maggio 2010

alba a Istanbul - live

Come sempre abbiamo rischiato di perdere il volo, io e il Moschettiere. Non solo - il Moschettiere ha rischiato di perdere anche il passaporto, al momento dell' imbarco. Le hostess si sono persino segnate il suo nome per sfuggire a lui e alle sue trovate, nel caso dovessero rivederlo ad un imbarco futuro.
Alla fine sono stati solo dei rischi. Siamo arrivati.
Non vedevo l' ora di visitarla con lui, questa Istanbul, che è casa sua.
.
E' l' alba. Di un nuovo viaggio.