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mercoledì 2 giugno 2010

racconti al ritorno da un' antica metropoli

Il sabato mattina, a Istanbul, si fa colazione con gli amici e le loro famiglie, guardando dall' alto il Bosforo dal chiosco di Malta nel giardino di Yildiz, quartiere di Besiktas.
Si riceve in regalo da Nuket una piantina di vigna caracalla e si fanno le giravolte con Kaan, il figlio di Timur.
Poi, dopo aver visitato Aya Sofia e la Moschea Blu, si fa un giro al Gran Bazaar - che a me sembra solo una bella trappola per turisti attirati da borse tarocche, anche se merita di essere visitato per la sua architettura.
E poi. Poi a passeggio per le stradine di Eminonu, a comprare zucchero al limone e alla cannella, sucuk ( dall' spetto veramente equivoco, ma buonissimo ), marmellata di rose, miele in favo, sapone e conchiglie . Anche una bella clutch bag, con la sensazione di essere nel pieno del periodo piu' kitch della propria vita.
Al mercato dei fiori di Istanbul vendono anche le sanguisughe. Tra le rose, il basilico viola, le oche e i conigli.
E la sera ti vengono in mente questi scorci cosi' genuinamente orientali quando ti siedi su un terrazzo del quartiere di Pera in un moderno ristorante che si chiama
360 - perche' da li' si vede la citta' di Istanbul a 360 gradi.
Poi si riparte, il giorno dopo. E si scopre che Carlo Alberto e' morto di indigestione. Gli eravamo gia' affezionati - e vederlo bruciare e' stato orribile.
Per fortuna il Moschettiere e' un cinico. Io non avrei mai potuto farlo.
Francesco fa finta di credere che Carlo Alberto sia in ospedale con il mal di pancia. Ma secondo me ha capito tutto.
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... Istanbul:





sabato 29 maggio 2010

ebbene sì, mi sono ubriacata ( anche ) a Istanbul

Istanbul è una grande metropoli. Le moschee e le antiche case di legno del periodo ottomano si mescolano a grattacieli di vetro e ad una miriade di locali notturni.
Il Bosforo, rimasto l' unico sultano della città, detta legge.
E verso sera è così:



Tra tutte le formichine agghindate a festa che si dirigono verso uno dei milioni di ristoranti ... ci siamo anche noi.
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Cenare con amici turchi significa tante cose. Tra le altre, le due principali sono: divertirsi e ubriacarsi. Ecco, noi abbiamo fatto tutt'e due. E, dopo una meravigliosa cena sul Bosforo, siamo finiti in una delle discoteche più alla moda di Istanbul, il Reina. Dove la musica dance occidentale si mischia a quella locale.
L' unico posto al mondo - credo - dove mentre si balla si vede passare un' enorme nave mercantile che sta attraversando lo stretto a pochi metri di distanza dalla pista.
Il Moschettiere aveva un ricciolo che gli copriva l' occhio e per tutta sera era talmente fuori che nemmeno se n'è accorto. Nemmeno io, se è per questo. L' ho notato da una foto solo ora.
I nostri amici turchi sono speciali: non solo ti accolgono a braccia aperte e ti riempiono il bicchiere di raki ogni due secondi, ma parlano benissimo italiano e nella vita organizzano proprio viaggi e visite della città ( e di tutta la Turchia ).
Segnatevi questo contatto:
MARVELTOUR - incoming@marveltour.com.tr
Berra, Nur e tutti gli altri amici sapranno sicuramente come farvi sentire a casa vostra.
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A domani, con altre avventure istanbuliane.

lunedì 25 maggio 2009

cuore di ragazzina


Sono sempre più convinta che non sia giusto farsi sorprendere dalla cattiveria, ma solo dall' intelligenza; per questo, qui avevo promesso a me stessa di seguire questa logica e sedermi su un gradino più alto a tirarmela.
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Ma poi la delusione ha bussato ancora alla mia porta, con l' ennesima sberla, con l' ennesima doccia fredda. E, pur trattandosi di cattiveria, eccome se mi ha sorpresa.
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Un po' con le lacrime, un po' con le palle, ho affrontato anche questo.
Arrivando a sera con la voglia di rimettermi i panni di quando ero bambina e avevo il cuore a mille mentre aspettavo che chi aveva fatto la conta venisse a cercarmi ... mentre guardavo la palla che arrivava e dovevo prenderla per forza, per fare bella figura con il tipo con la bmx.
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Ho giocato a palla asino, a nascondino, a rotolare sulle balle di fieno. Ho cercato le rane nel fosso, mi sono fatta tirare le spighe tra i capelli.
Ma non mi sono sentita una bambina con l' ingenuità di chi non sa come va la vita, no. Mi sono sentita matura e un po' stanca. Ma con il cuore leggero di una ragazzina.
Sì, mi farebbe proprio piacere essere definita così, una ragazzina. Magari con gli occhi che brillano.
nella foto: riga di scarpe per delimitare il campo di gioco ...indovinate quali sono le mie scarpe da ragazzina ...

lunedì 9 marzo 2009

Giovannino


Giovannino è l' amico immaginario di Francesco. Con lui va a lavorare, corre in moto e va contro le vetrine, aggiusta caldaie. Insomma, ha un gran da fare, sta sempre insieme a lui, ma nessuno ne conosce le sembianze.
Per meglio dire, questo accadeva fino a venerdì sera. Eh sì, perchè da quel momento Giovannino è stato identificato e ha un volto. E che volto!
A volte i bambini sono proprio buffi. Chi l' avrebbe mai detto che Francesco avrebbe riconosciuto il suo mitico amico in un uomo di mezza età che fa di tutto tranne che andare in moto ( soprattutto a spaccare le vetrine dei negozi ... ) e aggiustare caldaie ...
Tra l' altro ha una bellissima moglie e una famiglia meravigliosa di cui occuparsi.
Ma tutto questo non è affar nostro, l' importante è che ora sappiamo chi sia. D' ora in poi Giovannino sarà lui.
Ma non temete supporters di mio figlio, lui non vi abbandonerà mai. Anche venerdì sera, nonostante Giovannino fosse lì presente, Francesco lo ha snobbato tutta sera per stare in compagnia del gentil sesso, e, sopattutto, della sua adorata morosa ...
Aridaje con 'sta morosa ...


da sinistra nella foto: Francesco, Veronica ( la sua morosa ), Caterina.

domenica 22 febbraio 2009

in volo

In un momento come questo il nostro cuore non poteva che portarci a scegliere due ali come vestiti di carnevale.
Guance rosse, capelli a caschetto, mani rotonde che invadono la piazza , profumo di frittelle, fili multicolore, bocche aperte incantate dai numeri del circo ... mentre una piccola ape corre inseguita da una coccinella ormai cresciuta.
Nulla di poetico, no. No, perchè la coccinella ormai cresciuta sono io; ho passato il pomeriggio a correre dietro a Francesco che scappava da me perchè: "mamma, mi beggogno pecchè unica mamma bettita tei tu!" ( "mamma, mi vergogno perchè l' unica mamma vestita sei tu!" )
( ... )
La sera, dopo aver letto una delle storie di Nonna Coniglia, mi hai detto che oggi non avevi paura dei carri. Lo so, amore che hai avuto tantissima paura, ma sei stato coraggioso, un vero ometto. Magari, se mi avessi considerato un po' oggi pomeriggio, sarei stata ancora più contenta ... no???
Vabbè, l' importante è che ti sia divertito. E che tu faccia sogni d' oro con le farfalle in festa nel pancino ...

mercoledì 11 febbraio 2009

la fiducia nel domani


Ho fatto interpretare i numeri di Francesco ( 07/07/2006 ) ad un' esperta di numerologia.

Questo è il risultato:


Molto protetto dal cielo, sarà molto spirituale e pulito dentro, viaggerà molto, ma qualcosa mi fa pensare a una passione smisurata per le auto e le moto, e anche per l'equitazione.
Caratteristica dominante è la velocità di pensiero, di ragionamento, di spostamento.
Sarà molto amato e protetto e nonostante sia amante del brivido e del rischio,
in lui resterà l'animo ingenuo e candido di un bambino.


Il leggere queste parole mi ha subito mandato in visibilio, immaginare lui come un Piccolo Grande Principe dall' animo ingenuo e candido mi ha rapito la mente.


Ieri sera a cena una cara amica mi ha sgridato perchè parlo del futuro di mio figlio come se potessi deciderlo io a priori, a tavolino. E mi ha svelato un segreto: se ti prefissi quel che sarà e cercherai di deviare la sua strada in quel senso, non avrai nemmeno il gusto della sorpresa ...

E cavoli, ha ragionissima. E chi ci aveva mai pensato alla sorpresa? Io che sono così curiosa, non posso perdermi il momento in cui mio figlio mi dirà che vorrà essere un biologo marino ... ah, no, oooops, questo quello che vorrei che diventasse, pardon! ...mi dirà che vorrà essere ... vabbè, non mi viene in mente niente, quel che sarà sarà.


E poi devo ascoltare la mia amica, che ieri sera accarezzandomi i capelli e guardandomi nell' anima, mi ha detto di AVERE FIDUCIA NEL DOMANI.

Il domani in fondo mi ha portato la sofferenza, ma anche l' amore e la gioia. E da oggi, che è già domani, prometto a me stessa di scavare, scavare, scavare e stanarla questa fiducia, buttando via tutto ciò che c' è di vecchio in me, fosse l' ultima cosa che faccio. E lo faccio per mio figlio, perchè quel che si merita è una madre spensierata. Spensierata come lui la mattina quando ride con le guance rosse rosse.
Amore, sei proprio buffo. Soprattutto in questa foto.


lunedì 26 gennaio 2009

le ceste dell' amore


Eravamo partiti bene: Francesco e Giulio presi dalla pista delle macchinine ( piazzata strategicamente in bella vista prima dell' arrivo dei nostri ospiti ) e noi due in cucina davanti ad un caffé e ad uno splendido mazzo di margherite.

Giusto due chiacchiere, troppo poche, pochissime comparate al fiume di parole che avevamo dentro, giusto qualche piccola allusione alle nostre vite improvvisamente così simili, giusto l' illusione di poterne parlare liberamente, a cascata ... quando i due, annoiati da ben dieci minuti di tranquillità, hanno deciso di esplorare le ceste porta giochi alla ricerca di nuovi spunti.

E fu la guerra.

Sì, guerra, perchè il "gioco" più ambito è stata proprio una paletta schiaccia mosche dell'Ikea diventata ai loro occhi una spada, quelle che compri a gruppi di tre giusto perchè sono lì con il cartello "1€" sopra e ti convinci che magari qualche mosca da schiacciare ce l' avrai anche nella vita. Da noi nemmeno una, manco a pagarla.

Ed ecco allora che le palette schiaccia mosche diventano pezzi aggiuntivi della collezione di cianfrusaglie con cui gioca Francesco. Ovviamente non le ha mai cagate di striscio in questi anni e altrettanto ovviamente ieri se ne trovava solo una ... da dividere in due nani di 3 e 2 anni e 1/2.

La chiacchierata in pace è andata a farsi benedire ed è continuata tra uno scapellotto e un urlo, tra un pianto e una spinta, tra la cucina e il divano, tra il camino e il tavolo apparecchiato. Ma noi ci siamo capite, intese, comprese. Anche così, nella confusione, che poi è il fulcro della nostra vita di mamme e, soprattutto, di donne. Ma non donne così, donne con le palle, cavolo. Donne che decidono ... e che soffrono.


Per questo, amica di un giorno ( che sembra una vita, e spero sarà così ), ti auguro una cosa a cui anche io ambisco e che secondo me è fondamentale per noi stesse e per i nostri figli, ti auguro una cosa, non tante, una sola, essenziale per darti la forza di cui hai bisogno, ti auguro una cosa che sembra facile mantenere ma si perde in un attimo ... ti auguro la serenità, per te e per il tuo splendido bambino.








lunedì 19 gennaio 2009

catwalks and freedom

La settimana della moda di Milano significa per me tanto lavoro. Diversamente da quanto si pensa, chi lavora in questo maledetto mondo di fuori i testa non trascorre queste giornate cazzeggiando tra una sfilata e l' altra o girando per le vie del centro pullulanti di giapponesi impazziti a fotografare tutto, modelli striminziti con le facce da bambini, curiose signore dai cappelli stravaganti.

Eh no, no e ancora no. Noi addetti ai lavori in questi giorni ce ne stiamo chiusi nei nostri show-room a scrivere ordini su ordini con i clienti che arrivano trafelati tra una sfilata e l' altra oppure organizziamo quella del nostro "brand" ( ooops, prima ho detto semplicemente marchio ) e diventiamo scemi a rincorrere giornalisti.
Ieri mattina, però, mi sono presa un' oretta di tempo e mi sono goduta una bella sfilata. Un intermezzo di adolescenti che sfilavano con aria malinconica, musica alta e gente affettata ( e non ho detto affrettata ... che poi ci starebbe bene comunque ).
Chi ha creato questa maison non c' è più, era famoso per i suoi colli e per le geometrie, tanto che era definito l' architetto della moda. Ora la collezione è disegnata da due giovani che a me piacciono molto.

Nel frastuono mi sono venuti in mente i fantastici anni '90, quando Milano era veramente la capitale della moda, quando noi adolescenti mangiavano pane e "Elle", quando Via Montenapoleone dominava Via Della Spiga, quando si andava a bere la cioccolata in Via Manzoni e a teatro in Piazza San Babila, quando la nebbia c' era ancora, ma non c' era la crisi, quando ci si gonfiava la frangetta, quando Versace era come un Dio, quando George Michael cantava questa canzone attorniato dalle uniche top-model che, secondo me, si possono definire tali. La classe non è acqua ...

mercoledì 14 gennaio 2009

la nonna Bambina

Domenica per pranzo io e Francesco siamo stati invitati a casa di Marta. Già dalla sera prima lui ha cominciato a prepararsi ad assaporare l' euforia dell' arrivo in un posto nuovo. Gli ho raccontato che avrebbe trovato Marta - che lui conosce come la mia amica chic - e la sua famiglia, mai incontrata.
Quando è arrivato non ha fatto un plissé: con le mani in tasca da figo - sapendo di avere tutti gli sguardi puntati su di sè - ha cominciato a raccontare della sua adorata moto e del suo amico immaginario Giovannino.
Spavaldo, andava alla ricerca di "Padro" - "gande gande", nonostante la sua stazza gli facesse paura quando si avvicinava.
Socievole, cercava Gianni per andare con lui a prendere le cose in forno con la manina. Chiaccherone, riempiva Clara di "perchè".
Curioso, osservava la nonna Bambina cercando di capire come una nonna potesse chiamarsi così.
Flessibile, ha accettato di mangiare la pasta al "burro rosso" cucinata da Patrizia, ragionando su questa casa in cui, come nelle favole, il burro poteva essere di tutti i colori dell' arcobaleno.
Marta e la sua famiglia sono persone semplici, genuine, trasparenti. Tutte vestite con gran gusto, ovvio. Anche la nonna. La nonna Bambina, forte e protettiva, da cui Marta ha ereditato lo stile e un certo sesto senso, che le ha procurato il soprannome di "strega" a volte ci fa un po' paura ( Ma questo è un altro capitolo ... ).
Questa nonna Bambina che con un nome così avrebbe avuto il diritto di rimanere tale e di non soffrire.

giovedì 18 dicembre 2008

il tappo mucoso



Uno pensa: esco con i miei ex-colleghi, faccio due chiacchere, un po' di spetteguless sui reduci dell' ufficio, accetto le critiche dell' incontentabile Giuseppe che scruta persin il capello per trovare un difetto ( ma poi tanto lo sappiamo che ci vuole bene ) ... e invece mi ritrovo a parlare del tappo mucoso. Eh, sì, il tappo mucoso, questo sconosciuto. Perchè finchè non sei pronta per il parto non sai nemmeno cosa sia, poi lo vedi e ... ancora non lo sai. Ma in quel momento, credetemi, non te ne può fregare di meno. E te ne dimentichi ... finchè alla cena di Natale degli ex-colleghi salta fuori Giuseppe con questa cosa e ne fa l' argomento top della serata ...

No dai, in realtà alle prime facce schifate della Cory ( che comunque ne ha persi ben tre - eh, sì, signore e signori, ben tre tappi mucosi ... ) abbiamo cambiato argomento e siamo tornati al vecchio sano - e sacro - spettegolo sugli ex-colleghi. Ma sì, perchè l' ufficio in cui lavoriamo, che si voglia ammetterlo o no, è il nostro mondo, il nostro confessionale. E quando te ne vai ti manca e una parte di te rimane lì, seduta alla scrivania dove quando avevi il pancione piazzavi il mezzo litro di latte, il nesquick, la frutta, il kinder cereali e chi più ne ha più ne metta; dove era bello schiacciare F2,F3,F6,F6,F6 e ... sì, ancora F6 ( vuria mai che il programma non mi salva la modifica ); dove era bello farsi sgamare dal presidente ( noi facciamo le cose in grande se no non ci piace ) a ritagliare le sagome di Giuseppe e Stefano da attaccare al portaombrelli; dove era bello - e sottolineo era - andare in ufficio.

Uffa, mi mancate. Un giorno forse pubblicherò una favola che ho scritto per ricordare questa splendida avventura ma adesso no, è troppo presto.

mercoledì 17 dicembre 2008

una spilla per 3 centesimi


Alla fine ci siamo riunite per ben tre compleanni e un Natale ... mica male, no??? Eh sì, si cresce e aumentano gli impegni, una alle prese con il cucciolo ( io ), una con il lavoro ( Marta ) e una con troppi amici da gestire sotto le feste ( Lauretta ). E il Teo, beh, lui era un intruso, è bastato invitarlo ed è arrivato subito.
Non come noi tre, che per trovarci abbiamo dovuto mandare e-mails e sms a decine. Fortuna che siamo nell' era della tecnologia ... se fossimo state ancora negli anni '60 forse non sarebbe bastato un epistolario. Ma in fondo quel che conta è avercela fatta ed esserne state felici - di vederci e di raccontarcela, questa vita così fitta di emozioni, pensieri, speranze. Questa vita che ci regala momenti tanto diversi ma da condividere.
Una spilla comprata con 3 centesimi, un pullover verde porta fortuna, una crema per il corpo profumata, tante parole, un vestito di maglia e una collana di feltro, un libro sul teatro, gli stivali bordeaux, qualche bicchiere di vino assaggiato anche dai pantaloni del Teo, gli orecchini rotondi e quelli pendenti, il mal di testa, le foto della casa di montagna.
Ah, ... e questa di foto. Vi voglio bene, ragazze.

domenica 30 marzo 2008

la fine di tutto e l' inizio di un amore



Una tranquilla domenica di fine inverno, di fine week-end, di fine di un amore, di fine di tutto. Va beh, non mettiamola così sul tragico.

C' è sempre il mio Francesco che pensa a tirarmi su. Dopo questa scena meravigliosa credo che potrò dimenticare anche solo per un attimo tutti i miei pensieri ...
Francesco, credo che sarai proprio un ragazzo dolce. Basta che non ti fai pigliare per il culo dalle donne, che lo sai che sono stronze. Tutte, soprattutto le acque chete. Sai come la penso: "le acque chete rompono i ponti", ricordatelo sempre. Piuttosto vai con un uomo, che tanto gli uomini sono tutti babbi. Tranne te, ovvio.