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venerdì 14 dicembre 2012

Bianco (E verde e arancio. E ancora un po' di bianco con il cuore giallo)

Oggi la neve è la normalità in molti posti del Nord Italia.
Così è come la viviamo noi.
Intorno ai vetri della casa un bianco assoluto (ma anche qualche punta di arancio). Dentro, il verde (ma non solo).

L' altro giorno un mio amico mi ha detto: "Sai, tu fai casa". E a me questa cosa fa impazzire. Perché so che questo non è merito mio, ma delle mie piante, dei loro dettagli, delle piccole scatole di Francesco, dei nostri libri, dei quadri del Moschettiere. E della meravigliosa natura che ci circonda. 
Sì, la natura fa casa. Non c' è niente come la natura per far casa.

L' albero di cachi dalla finestra della nostra camera

Il giardino davanti alla casa

Il "giardino dell' ombra", sotto la neve, visto da un divano della veranda

Una delle orchidee della veranda. Bianca come la neve, ma con il cuore giallo.

Le piante felici appese al lampadario della veranda

Le piantine e i miei "esperimenti" sul davanzale della cucina

venerdì 3 febbraio 2012

Neve.

Wow. Che luce. E quanto ci siamo divertiti questa mattina, io e Francesco (e Tosca, Nella, Gigia e Andy).
La neve nel nostro giardino:






lunedì 30 gennaio 2012

Bianco. Blu. Beige.


Abbinamento quanto mai estivo, il bianco con il blu. Ma, contrariamente a quanto raccontano i ricordi (che nella mia testa parlano solo di un bianco soffice - quasi panna - e non dei toni freddi del ghiaccio), quando arriva la neve le sfumature sono decisamente quelle.
In realtà, spunta anche qualche accostamento più caldo, scendendo dalla collina, nel punto in cui l' argine della strada è costellato di canneti quasi gialli.
Amo il beige affiancato al bianco. Lo scalda.
Per questo, in questi giorni, lo pizzico dall' armadio. E nascondo l 'oro sotto le maglie pesanti con le toppe ai gomiti.
White snow, warm colors clothes



domenica 7 marzo 2010

spiriti di orecchini e folletti della neve

In attesa della grande bufera prevista per oggi, il sabato e' trascorso cercando di esorcizzare le mie paure leopardiane.
Ho aperto una vecchia scatola nascosta in un angolo segreto della casa di campagna, trovando un altro tesoro appartenente alla signora che l' ha abitata nel passato. Amava i fiori, anche lei.
Per questo aveva orecchini di viole e cornici antiche di margherite e rose.


Ho spalancato l' armadio bianco sentendo il profumo dei fiori disegnati sulle camicette e sugli abiti estivi. E mi sono sdraiata sul letto lasciando che questo profumo si mischiasse a quello dell' aria che entrava dalla finestra.
Mi e' venuta voglia di scrivere una lettera e parlare del primo sole.
Fuori le lenzuola erano stese sui fili, per la prima volta dopo l' inverno.

Ho ammirato estasiata i primi boccioli di narciso nati nella "serra" di casa.
Chissa' se la signora di notte viene a controllare se i nostri fiori crescono bene, come faceva con i suoi.
Sono uscita in giardino, a guardare i germogli scoperti da Francesco nei giorni scorsi, sull' albero delle sue prugne ...


... mentre Twenty Millions "pascolava" felice. E il mio libro mi aspettava sul muretto accanto ai bulbi di giacinti appena piantati.

Ah, dimenticavo. Nel frattempo ancora un po' di India entrava nella nostra vita.
Ho offerto campanelli agli spiriti protettori sulla porta di casa. Perche' io credo fermamente nella loro presenza in ogni cosa e a protezione di ogni cosa. Anche della tempesta in arrivo.

Quello a cui non avevo pensato e' che per sfidarla avrei dovuto vederla arrivare, questa bufera.
Ritirare a malincuore i vasi con i semi gia' piantati e sperare che quelli nel prato, sotto la neve, accettassero di andare in letargo ancora per un po', nella loro fredda tana.
Come quelle cose che sai che stanno per arrivare, ma proprio non ce la fai a pensare a come affrontarle prima che ti si presentino davanti.
Come quando ti trascini in posta pur sapendo che e' il giorno di paga delle pensioni. Ma devi proprio andarci perche' e' l' ultimo giorno valido per pagare le bollette. E sei costretta a sentire la segatura sotto le scarpe perche' fuori piove e l' impiegato della posta e' previdente e non vuole che la gente scivoli.
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Oggi gli spiriti sono arrabbiati. Si rincorrrono in mulinelli di neve.
Quello a cui non avevo pensato e' che non ho nessuna voglia oggi di rincorrere i folletti monelli nella neve. Il freddo che si percepisce sulla pelle illusa dai primi sprazzi di primavera e' troppo pungente. Era gia' stato dimenticato e ci ha sorpreso.
Io stanotte sono ritornata un po' in letargo, mi sono impigrita come i miei semi. Accucciata al calduccio con le ciabattone di pelo che il moschettiere ha trovato in Sudafrica ( boh, io non le avevo viste ). E non mi basta, mi avvicino sempre piu' alla stufa.
Quello a cui non avevo pensato è che la primavera potesse tirarci questo scherzetto.
Dai primavera, arriva. Arriva.

sabato 19 dicembre 2009

neve, ricordi. ti ricordi? oh, si' ...

Per la maggior parte dei milanesi neve significa solo problemi. E anche ora che sono diventata una campagnola, ancora il pensiero di una nevicata mi preoccupa.

Soprattutto perche' la mia caviglia non e' ancora guarita e il dottore, al controllo di giovedi', mi ha sgridato perche' mi sono presentata senza stampelle e mi ha ordinato di continuare ad usarle finche' non comincero' la fisioterapia, cioe' fino a Gennaio, almeno ( e pensare che io credevo di essere stata bravissima andando alla visita con le scarpe da tennis ... ).
Da ieri sera, comunque, la neve non e' piu' solo un pensiero, bensi' realta'.
Quando Francesco mi ha chiamata e mi ha detto: " Mamma, guarda! Un' infugine di neve!!!".
Sorvolando - almeno per il momento - sul significato di infugine di neve, io stessa ho sgranato gli occhi vedendo quello spettacolo e non ho potuto negargli un giretto fuori, da cui e' tornato letteralmente inzuppato.
Si e' comunque fatto perdonare aiutandomi ad appendere guanti, sciarpa e cappello al filo della stufa.
Come cambiano le cose.
In effetti, l' ultimo ricordo della neve e' stato un bianco centro di Milano raggiunto un giorno dello scorso inverno dopo esattamente due ore di macchina e duemila parolacce.
Quindi, quest' anno mi sembra cosi' magico vedere la neve coprire campi e colline e ricevere baci da un Moschettiere che torna a casa tutto infreddolito e prepara il letto caldo.
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Se non fosse che Francesco ha rischiato una congestione perche' ha voluto a tutti i costi ( e a tante lacrime ) uscire a fare un pupazzo di neve subito dopo aver bevuto il suo lattuccio del mattino, che alterna alla pasta in bianco ( io, nel titolo del blog l' ho scritto che siamo una strana famiglia ... ).
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E' rientrato in casa e ha vomitato per un quarto d' ora sul pavimento della sala da pranzo mentre io lo guardavo con una stampella e un pezzo di scottex.

Comunque.
Comunque mi e' venuto in mente che qualche anno fa - esattamente 4 - io aspettavo Francesco e aveva nevicato. Ho le foto in cui davanti alla finestra imbiancata mostravo una pancina che appena si vedeva, ma che per me era enorme.
E Beteleyem e Syntayeu arrivavano da lontano per vedere la neve.
E noi ragazze le aspettavamo guardando una foto e piangendo sedute al tavolo di una trattoria sui navigli..
Questa e' la loro storia. Anzi, e' la storia di una meravigliosa famiglia:
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C’ erano una volta due bimbe con tante treccine sulla testa dai nomi beteleyem e sintayeu.
Vivevano in un posto dove non faceva mai tanto caldo o tanto freddo, dove incontravano gente che parlava mille lingue diverse, dove si sentiva profumo di cannella, zafferano, peperoncino e vaniglia, dove gli uccelli volavano liberi sugli altipiani, dove le fortezze antiche sorgevano in mezzo al nulla e dove le donne erano di una bellezza esaltante, fatta occhi profondi e neri come voragini, di copricapi rossi e azzurri, ciondoli preziosi e bracciali infiniti.

Un giorno le due bimbe incontrarono un uomo e una donna venuti da tanto lontano e tanto diversi da tutte le persone che conoscevano. Avevano capelli biondi come l’ oro dei loro bracciali e occhi azzurri come la tintura che le anziane usavano per i cesti e i copricapi, parlavano una lingua sconosciuta e indossavano abiti dai colori tenui.

Questi due signori raccontarono alle bimbe che in pochi giorni le avrebbero portate con loro in un posto lontano, viaggiando su un grandissimo uccello grigio che andava veloce veloce.
E infatti così fu.

Il luogo in cui arrivarono non aveva un clima dove non faceva mai tanto caldo o tanto freddo, un popolo che parlava molte lingue, il profumo di cannella, zafferano, peperoncino e vaniglia, uccelli che volevano liberi sugli altipiani, fortezze antiche che sorgevano in mezzo al nulla o donne di una bellezza esaltante, fatta di occhi neri come voragini, di copricapo rossi e azzurri, ciondoli preziosi e bracciali infiniti… ma sentivano tanto caldo dentro la loro casa e tanto freddo toccando la neve fuori, ascoltavano suoni e sillabe già familiari, odoravano profumo di pane, rosmarino, agrumi e fragole, guardavano le rondini fare il nido sul loro tetto, vedevano castelli lontani sulle colline e tutte le mattine e tutte le sere osservavano affascinate quella donna bionda dagli occhi trasparenti che era la più bella che avessero mai visto e che chiamavano mamma.

Non dimenticarono mai le loro origini, ma vissero per sempre serene e felici, circondate da un affetto incontenibile e crescendo, conoscendo, moltiplicandosi, portarono avanti quella stirpe multietnica che, da quel momento, era ancora più ricca.

A Lorena e Alessandro, che hanno già raggiunto molte cime…… e che in 4 ne raggiungeranno tante altre………
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Stefano mi ha finalmente mandato le foto di questa bella giornata. Anzi, e' da un po' che l' ha fatto. Devo pubblicarle perche' sono dei bei ricordi.
E perche' la Bety e la Synta devono far vedere a tutti quanto sono belle.