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martedì 23 dicembre 2014

Un bambino che crede ancora in Babbo Natale (Tra le sue rose, che hanno un po' di freddo)


Negli ultimi giorni ci sono state mattine ghiacciate. E il giardino era ancora più bello. 
Nonostante sia la fine di dicembre, sono riuscita a trovare tanti piccoli tesori, cosa che gli anni scorsi non era stata possibile, per via della neve (che è comunque prevista tra pochi giorni).
Dalle colline vediamo mari di nebbia e rive verdi, costellate di canneti gialli.
Flora guarda dalla finestra, mentre Turbo ancora cerca qualcosa scavando nella terra dura e Tosca si sdraia sull'erba come se fosse estate.

Rosa "Astronomia", con stami rosa, una di quelle personali di Francesco

Sembra che Francesco creda ancora in Babbo Natale ma non ho capito se lo fa per convenienza o se si tratta di fede pura. Ha finalmente scritto la sua lettera, che al momento è accomodata sotto uno dei miei vasi preferiti, con fiori secchi di ortensia.
Ne ho riempiti altri con rametti di agrifoglio e pyracantha e la tavola è bellissima in questi giorni.

I pacchetti sono pronti da giorni, i miei libri di giardinaggio sono catalogati, le piante riposano, Francesco suona il pianoforte. 
Oggi pomeriggio lo accompagno a Milano e, inutile dirlo, mi manca già. Ha quelle mani così grandi e rotonde che non riesco a resistere alla sua tenerezza.
 

martedì 21 ottobre 2014

I miei sogni, ora come allora.

Si dice che il giardinaggio sia più che una passione. È qualcosa che prende il tempo, la testa, le mani. E l'anima. Te la ruba e te la porta lontano, convincendoti che esistono luoghi fatti solo di fiori e colori, dove i boschi sono abitati da folletti e creature che hanno il volto di foglie e le braccia di rami.
Scrivevo oggi ad un'amica: "Chissà se un giorno diventerò cinica o anche solo pragmatica.
Non credo. Per il momento continuo a piantare rose e a portare mio figlio a suonare il pianoforte."

Sto dando la colpa di tutto questo al giardinaggio ma quando sono sincera con me stessa ammetto che ero così anche da piccola: sognavo prati e fiori. E quelle rare domeniche in cui andavamo a trovare i cugini di mio padre che abitavano vicino a Cremona tornavo a casa provando una profonda invidia per quei ragazzi che giocavano nel cortile polveroso di una cascina, lontano dal cemento.
E ancora, quando tornavamo dal mare, il mio momento preferito era quando in autostrada passavamo accanto ai pioppeti, che erano quasi casa ma una casa più bella.

Una bambina, qualche settimana fa, mi ha regalato una corona di foglie, che però assomiglia un po' ad un turbante.
Sono tornata a casa in macchina continuando ad indossarla e solo guardandomi nello specchio sopra al pianoforte mi sono resa conto di averla ancora. 
L'ho appoggiata ai libri che ormai abitano il piano di Francesco e mi è venuta in mente una festa
A volte mi sento fuori dal mondo, poi penso che menti molto più grandi ed esaltanti hanno fatto gli stessi sogni. E hanno fatto persino parlare dei folletti*


* W. Shakespeare, "Sogno di una notte di mezza estate"

lunedì 13 ottobre 2014

Temporali di ottobre

Quest'anno come non mai ho apprezzato l'acqua. Mentre tutti andavano in giro lamentandosi del mal tempo io pregavo per una goccia di pioggia in più.
In giardino da quest'estate ci sono molte novità e le nuove bordure avevano bisogno di molta pioggia. Per essere sincera, IO avevo bisogno di molta pioggia.
In realtà la nostra collina deve avere un microclima tutto speciale, visto che non ha piovuto così tanto come in altri posti molto vicini a noi, ma mi accontento. E ringrazio.

Oggi c'è il temporale. 
Io mi sono ritirata in cucina, osservo dalla porta a vetri il frutteto, là in alto, i meli che ancora hanno qualcosa da offrire. 
Ho creato delle ghirlande di mele da appendere ai rami dell'acero per aiutare gli uccellini ad affrontare l'inverno. Arricchiscono il giardino. E lo rendono un luogo accogliente per i suoi abitanti e per quelli che vengono a farci visita.
Mi godo il caldo della stufa che, insieme alla sua fiamma accesa, ha portato un po' di sporco e quel poco di lavoro in più per noi, come sempre accade in questo periodo di passaggio tra il caldo dell'estate e l'umido dell'autunno.

Mi sono abbonata a riviste inglesi di giardinaggio. Le sfoglio sull'Ipad prendendo appunti su piante, nuove cultivar, sistemi di irrigazione alternativi, modi per attirare sempre più insetti impollinatori (anche se ho già delle premure per loro nel mio giardino). 
Vedere come tutto stia prendendo forma, sotto ai miei occhi e nella fatica delle mie braccia mi fa venire i brividi: realizzare qualcosa, trasformare progetti che erano solo di carta, costruire il mondo verde che volevo, è questo che sto facendo.

Tosca sta tremando, lei prende sempre male l'arrivo dei temporali. Flora, da dietro il vetro della cucina calda, la guarda con aria sostenuta.
Verrà il tempo in cui queste due bellissime creature saranno amiche.

mercoledì 10 settembre 2014

Io che mi voglio così bene.

Il titolo è evidentemente una battuta. Già, perché è inutile continuare a dirlo (ma lo riscrivo, per sicurezza): se si nasce tondi non si muore quadrati. E io sono nata tonda, diciamo, perché la gente mi può girare intorno facendomi qualsiasi cosa e lasciare che tutto mi scivoli addosso (mentre all'interno del cerchio si aggroviglia tra i miei pensieri).
Spesso provo a guardarmi da fuori e vedo una persona che pensa sempre di dover arrivare per ultima, di aspettare perché le altre cose sono più importanti, di metterci tutta se stessa per far vedere che anche lei sa fare cose belle anche se pochi le capiscono. Perché tanto quello che fa lei non è così importante. 
Una persona che si rialza da terra. Ogni volta. Le viene fatto uno sgambetto e lei si rialza. Le viene tirata addosso una montagna di pietre e lei si rialza. Perde le speranze e lei si rialza. 
Si dispera ma lei si rialza.
E sfodera sempre il suo sorriso, non di circostanza, certo, perché lei si rialza pensando che là fuori c'è la vita, in quel giardino grande, grandissimo, mai finito.
Si chiama resilienza. La famosa resilienza, non pazienza. La resilienza grazie alla quale il giardiniere si rialza dopo un inverno troppo freddo che ha distrutto i suoi progetti, dopo un'estate troppo calda che lo ha fatto faticare da morire, dopo un seme portato via da una formica, dopo la grandine che ha distrutto il raccolto del frutteto.

Qualche volta mi siedo guardando le mie colline e mi chiedo: "Mi voglio così bene come ne voglio a mio figlio, ai miei fiori, agli alberi a cui sono riconoscente ogni giorno?"
La risposta è, evidentemente, nelle righe qui sopra. 

p.s. Il mio amore per i fiori viene espresso, come ogni mese, anche su altri siti. Mi piacerebbe riuscire a coinvolgervi tutti perché, vi assicuro, la passione per il verde non richiede solo energia. Sa regalare molto. Leggete qui e qui :)

mercoledì 6 agosto 2014

All'ombra

La campagna vendite è finita e grandi progetti sono pronti per il nostro giardino.
Pensavo di buttarmi a capofitto nei lavori e invece mi sto riposando un po'. E chi lo avrebbe mai detto: anche io so stare ferma.

I temporali che arrivano la sera mi fanno felice. Se non fosse per la violenza dei tuoni sopra la nostra testa, ne sarei addirittura entusiasta.
Dicono, però, che ci saranno giorni di bel tempo e questo per me significa del lavoro in più nelle nuove bordure che hanno bisogno di essere innaffiate. Pazienza, quello che decide la natura non si può contrastare.

Forse sto diventando troppo zen. O forse non lo si è mai troppo.
In effetti, però, in questi giorni sono molto meno rigida anche con Francesco, che ai miei "sì" risponde con espressioni meravigliate e un po' diffidenti.
A volte anche io, dopo avergli accordato qualcosa, giro l'angolo e sorrido sentendomi molto buona :)
E' vacanza anche per lui.
E sta crescendo, lo sta facendo con coraggio misto ad impegno e io non posso non considerare le sue piccole grandi esigenze.

Oggi abbiamo giocato a monopoli, all'ombra degli alberi. Turbo ci disturbava un po', in effetti, ma siamo stati lì per ore, su un asciugamano steso sull'erba tagliata la sera prima.
Intorno c'era solo il nostro verde. 
E le nostre rose.



p.s. A proposito di verde, qui e qui ci sono piccoli consigli per voi. Mi piacerebbe sapere se li avete seguiti. Davvero.

venerdì 9 maggio 2014

Riempire vasi di rose, sedersi a guardare il temporale

L'altra sera c'era il temporale. E io ero felice, non ho dovuto annaffiare le nuove bordure. E poi l'aria era magica, è arrivato nel momento in cui avevamo finito di lavorare fuori e quei pochi minuti di tregua fresca e profumata di inizio estate ci stava proprio.
Tosca aveva paura, Twenty galoppava. Lui era felice, ne sono sicura. Sentiva il fresco, come noi.

Le rose sono magnifiche in questo momento. Sono tante, non si contano. Ogni giorno posso riempire un vaso e mischiare i colori, come piace fare a me. Il rosso, per esempio, non va mai insieme al giallo: troppo caldi e carichi insieme. Allora tra loro metto sempre il rosa, che li ingentilisce. 

Ho il viso stanco in questi giorni, mi vedo le rughe intorno agli occhi. Non mi dispiace, quello che mi preoccupa è questo passare veloce del tempo, i fiori che arrivano e se ne vanno, il prato che ricresce un secondo dopo essere stato tagliato, Francesco che è diventato un piccolo grande uomo, gli agnellini che ormai sono grandi. 
Il temporale che arriva e se ne va e non mi lascia nemmeno abituare all'idea del fresco. 
Però le cose intorno prendono forma, gli amici tornano a trovarci, la griglia è in piena forma, noi ci vogliamo bene. E le rose sono bellissime, mentre ci guardano.

P.s. Il giardino non è solo sinonimo di lavoro: è festa, ricompensa, unione, colore. E per chi non sa da che parte cominciare, io continuo a dare piccoli piccolissimi consigli qui e qui
A presto. 


sabato 25 gennaio 2014

Di questi giorni

Sono in piena campagna vendite. E questa non è una novità per me una quindicina d'anni. La novità è invece che Francesco cresce e come tutti quelli che crescono e, grazie a Dio, allargano i loro orizzonti, ha voglia di fare. E fare. E ancora fare. E quindi ora il puzzle degli incastri è decisamente diventato uno di quelli difficili, tipo da 5000 pezzi (piccoli), tipo quelli che ci metti mesi a finirli e ti vanno gli occhi insieme.
In fondo, quando era nella pancia, ho pregato che non fosse pigro perché io non riesco proprio a stare dietro alle persone pigre. Non sono proprio portata. 
Ecco, lui non lo è. E tra calcio, tamburello, nuoto e pianoforte i suoi pomeriggi sono decisamente impegnati (e felici, come dice lui). 
In queste settimane di campagna vendite tutta l'organizzazione è gestita telefonicamente e via whatsapp (gli allenatori di Francesco sono social, sempre grazie a Dio) e io mi barcameno tra un messaggio e un'emoticon nella speranza di non lasciare indietro troppe risposte.

Mia madre, nel frattempo, mi sostituisce nella gestione quotidiana di pranzi, cene, scuola-bus e compiti e, anche se si è completamente dimenticata di far esercitare Francesco al pianoforte, anche se pensava che la poesia che recitava Francesco lunedì sera fosse un vezzo e non da dire il giorno seguente alla maestra, anche se lei e suo nipote organizzano partitoni di scopa d'assi ogni  pomeriggio, beh, non posso lamentarmi. 

I giorni liberi torneranno e così tornerà anche la primavera e con lei i suoi fiori, di cui scriveremo a più o non posso.
Per ora vi regalo un pensiero per assaggiare la fine dell'inverno in modo diverso, un po' guardando il cielo e i rami con il naso all'insù e un po' scoprendo che la natura ha sempre qualche chicca da regalare, anche solo per apparecchiare una tavola (e circondarsi di persone amiche).

lunedì 11 novembre 2013

Occhi che ridono

Oggi c'è vento ma non si vede nemmeno una nuvola. È uno di quei giorni in cui si sente quasi il profumo dell'aria pulita.

Sabato pomeriggio è arrivato Turbo, un pointer magrissimo e sofferente che abbiamo preso nella pensione in cui era finito dopo che il suo padrone -cacciatore- lo aveva maltrattato.
Si vedono tutte le ossa e non riesce a sedersi, ma è bravissimo, soprattutto a fare l'ombra del Moschettiere e il cane da riporto con i bambini.
Tosca ha un po' paura di Turbo e non si capisce perché. 

Francesco è felice. 
È felice, gli ridono gli occhi. 
Dai, cosa c'è di più bello di un bambino a cui ridono gli occhi?

In questi giorni sto raccogliendo le foglie cadute per metterle nei sacchi e farne concime. 
È un lavoro rilassante, a parte quando le galline si mettono in mezzo e bisogna cacciarle correndo. 
Con Francesco e i suoi amici aspetto che il sacco sia pieno di foglie per sedermici sopra e vedere se scoppia. 
In effetti, la maggior parte delle volte succede e si deve rifare il lavoro.
A noi, però, non interessa, almeno ci siamo fatti una risata.

P.s. Che poi noi siamo bravi a farci delle risate (e ad inventare cose, queste cose)



venerdì 1 novembre 2013

Il bosco, oggi.

Non scrivo qui da diversi giorni. In realtà, negli ultimi mesi sto scrivendo pochissimo e di questo mi dispiace molto. Questo diario non è diventato meno importante di altri spazi, anzi, proprio perché lo considero una "scatola" in cui riporre le emozioni, le parole, i fatti che scorrono nella mia vita, vorrei riuscire a buttarli dentro tutti, magari in ordine, ben riposti. E' che arrivano in fretta e io li vivo intensamente, come ho sempre fatto, senza però fermarmi un attimo e fermarli nella memoria anche attraverso questo mezzo.

Questa mattina, invece, mi sono seduta in veranda e ho chiuso gli occhi. Mi sono fermata. 
Mi è venuto in mente quando ero piccola e tornavo dal mare guardando fuori dal finestrino della macchina e fremendo per arrivare a casa. C'erano tanti pioppeti - io amo i pioppeti, anche se per molti amanti del verde non sono granché. Quando vedevo i pioppeti, insomma, io sapevo che non mancava molto all'arrivo. E poi ritrovavo la mia cameretta e mentre papà scaricava la macchina, mamma iniziava a mettere su la pentola con l'acqua per cucinare una pasta. Era sempre l'ora di pranzo quando rientravamo dalle vacanze.
E avevo sempre la schiena bruciata, perché non mi stendevo mai al sole, giocavo giocavo giocavo sulla sabbia.

Abbiamo spostato la rete di confine del nostro terreno. Adesso un pezzo di bosco è incluso nel giardino e io ogni tanto vado a passeggiare lì, anche se è da sistemare -e ci vorrà del tempo- ma non mi disturba saltare le radici che sono ancora da togliere o farmi strada tra i rami secchi da bruciare. Le piante mi danno respiro. Le piante mi fanno vivere e so che questo l'ho ereditato da mio padre. 
Lui che si affannava a sistemare il giardino della casa al lago e insisteva perché andassi con lui a fare un giro al giardino botanico, al mare. 
Io che adesso pagherei per essere lì, seduta insieme a lui sul bordo di quel piccolo laghetto accanto alla fontana che mi ha suggerito il nome di mio figlio.
E' solo che da sedici anni non posso più farlo con lui che oggi, in questo giorno di sole in cui il bosco è meraviglioso, mi manca da impazzire.

mercoledì 28 agosto 2013

Racconti al ritorno da un fiore disperso nell'oceano

Flores ci ha fatti innamorare, ancora di più, se possibile.
Ci ha rapiti, lasciandoci esplorare le sue foreste e le sue baie turchesi. Ci ha affascinati con i suoi platani a costeggiare strade in compagnia di ortensie e fiori tropicali. 
E il suo oceano ci ha regalato tesori di pirati, caverne e squali lanciati sul molo dai pescatori rientrando la sera, stelle marine che volevano abitare ai nostri piedi e scogli fioriti buttati là, a pochi metri dalla riva.
Ci siamo innamorati, è vero.


martedì 6 agosto 2013

D'estate

Finalmente ho finito di mettere a dimora tutte le rose che mi sono arrivate. È stato un lavoro pesante, un po' per il caldo, un po' perché la voglia di vederle tutte al loro posto ha offuscato la mia pazienza, quella famosa dote che ogni giardiniere ha. 


Nei giorni scorsi è finalmente venuta a trovarmi una persona, che penso di poter definire un'amica. Con lei, passeggiando sul mio pick-up sulle colline del Monferrato, abbiamo parlato anche di amicizia e di quello che significa. Sempre che a cose così grandi si possa dare un significato.
A volte è semplice, basta parlare e le cose arrivano facilmente, senza sforzi, come se fossero cascate di un torrente estivo, di montagna.
Poi ci sono i rapporti difficili, quelli che non si capiscono al volo o anche dopo anni e che fanno pensare. Io, però, ho deciso -un'altra volta- che le persone che mi stanno vicino mi piacciono e le voglio conservare con le loro frasi strane o i loro comportamenti che io cerco di leggere come se fossero anche loro dei fiumi.

Francesco mi manca, inutile dirlo. Penso alla festa a cui siamo andati insieme prima che partisse. Quel giorno ci siamo divertiti, tra i campi ormai rasati come se fossero stati di barba e ancora gialli, punzecchiati da grandi balle di fieno che sembrava rotolassero giù per le colline.
Il Moschettiere si è anche "perso" dietro il bancone cercandomi la gazzosa e si è fatto un'altra birra fresca, ridendo con gli amici.

Ho scattato una foto a Francesco, appoggiata al muro della chiesetta. 
Lui, seduto sulla colonnina alla fine della scala di pietra, mi ha ricordato quando io andavo in montagna con mia mamma e ci mettevamo sempre sulle scale di pietra a masticare fili d'erba.
Lui, però, è  biondo e io ero un po' rossiccia. 



martedì 9 luglio 2013

Un mondo in sette anni

Le campagne vendite sono momenti sempre complicati. In showroom si trotta. Certo, non si salvano vite e le emergenze sono sempre relative, ma c'è chi ancora non ha chiaro questo concetto. Dopo tanti anni ho imparato a fregarmene: ho pianto troppo i primi mesi di lavoro in Loro Piana, quando ero una ragazza spensierata che si chiudeva in bagno cercando di togliersi di dosso brutti gesti e brutte parole.
Da quando vivo in campagna, poi, è un attimo pensare alla felicità di trovare il mio mondo puro e selvaggio tornando a casa. 

Francesco ha compiuto sette anni. È nato il sette sette di sette anni fa. Ed è un piccolo uomo che comincia a cercare di farsi spazio tra i principi rigidi di sua madre facendole credere di essere un ribelle. Poi la sorprende accarezzando una rosa e dicendole il suo nome. Ha in testa una miscela di nomi latini (tra i quali preferisce Hibiscus e Cytisus), francesi (la sua rosa Meilland preferita è "Pierre de Ronsard") e inglesi (questi, però, li traduce e chiama "sirena" la rosa "Mermaid", che adora).
Non so dove lo porterà tutta questa sensibilità. Chissà. Si porterà a spasso la sua valigia piena di ricordi di campagna, di nomi botanici, di orto e bordure e forse conquisterà una donna o un giardino. O un suo mondo, fatto anche di album di figurine, mostri da far combattere tra loro e case infinite di lego.

Il mio libro uscirà tra poco. Lo stanno impaginando! La Ferragni direbbe "can't wait!". Io dico solo che la prendo così, come un'altra delle cose che ho fatto con passione e in cui ho parlato apertamente e onestamente. Perché la moda deve essere pulita e trasparente. 
La prendo come una bella sorpresa. Che spero di regalare a chi vorrà.


P.s. Siamo gente fantasiosa, noi. E mica ci occupiamo solo di rose e vestiti! :) 

venerdì 14 giugno 2013

Una giornata intensa, molto intensa

Ieri mattina ho dato l'esame finale del corso di progettazione del verde. È stata un'enorme soddisfazione, un po' perché è stato il risultato di un anno di lavoro, un po' perché mi è stato detto che il mio progetto aveva una bella impronta personale, in cui il mio approccio al colore traspariva molto. E a me piace quando gli altri capiscono l'importanza che ha il colore per me.


Poi sono passata a prendere mia madre e abbiamo pranzato insieme. Nonostante le sue chicche mi abbiano fatto come sempre sorridere (e decisamente vergognare), quando penso ai momenti che trascorro con lei li trovo preziosi. Preziosi davvero.

Mentre lei, seduta sulla panchina all'ombra in un parchetto di Milano, guardava inorridita lo spettacolo di un signore che sfoggiava i suoi attributi girovagando tra i vialetti, io ho affrontato un colloquio che si è rivelato decisamente impegnativo.

E poi l'ho accompagnata in stazione e lì ho trovato un'amica. Abbiamo fatto una passeggiata fino al posto in cui abbiamo ascoltato il discorso di una persona che volevo incontrare da tempo. Mario Calabresi mi ha regalato ancora speranza, come quel giorno in cui ho letto uno dei suoi libri tutto d'un fiato, con l'adrenalina in corpo, la pelle d'oca e, soprattutto, la voglia di alzarmi e correre come una matta verso i miei sogni.

La sera, tornata a casa, non sono riuscita a dormire subito. Ho letto qualcosa della persona che considero la mia maestra in giardino, Vita Sackville West. E ho sognato fiori, fiori e ancora fiori. 

martedì 11 giugno 2013

Verso l'arte

Ieri alla scuola d'arte ho parlato un po' con colui che sarà il futuro maestro di pianoforte di Francesco. Io ero affascinata da quel palazzo del '300, con grandi scale di marmo, affreschi. Dal giardino in ombra che ho scoperto affacciandomi alla finestra mentre Francesco faceva una scala al pianoforte. Lui mi parlava di jazz e poi del fatto che ha il pollice nero e che per lui una pianta ha vita propria, non ha bisogno di cure.
Un po' è vero. Probabilmente le piante sono gli esseri viventi più intelligenti che esistano, visto che sono ancorati alla terra ma hanno trovato da sole il modo per nutrirsi, vivere, riprodursi. Mica possono alzarsi e andare a procurarsi del cibo. O andare a zonzo cercando l'amore della loro vita.
E' che il giardinaggio è un'arte non compresa. Forse si pensa solo alla fatica che può comportare la cura di una pianta o di un fiore. Ma quando sboccia una rosa o si apre il paesaggio di un campo di fiori o ancora si scatena una cascata di fiori profumati che cadono elegantemente dalle fioriere di un balcone, beh, allora chiunque ne rimane colpito. Solo che forse in tanti fanno fatica a concepirlo come arte, a riuscire a godere dei colori, dei profumi.

Forse tutto è una forma d'arte nel mondo. Perché l'arte è qualsiasi espressione del nostro dentro. E c'è chi ha dentro la musica, chi ha dentro i fiori, chi un quadro, chi un piatto da portare in tavola. Tutto.

Tre bambini ieri hanno corso le scale in fretta per andare verso l'arte. C'è chi ha suonato la cornamusa, chi la chitarra elettrica, chi il pianoforte. 
Chi ascoltava i suoni osservando un giardino. 




p.s. A volte l'arte si esprime in piccole cose. A volte, anche piccolissime (come queste).

martedì 7 maggio 2013

Le cose che so fare (e le novità che stanno sbocciando)

Quando ho cominciato a lavorare, mi ricordo che un giorno mi sono fermata e ho pensato: "Ehi, sono capace!". Perché quando studiavo e facevo lavoretti saltuari non avevo mai avuto questa conferma. Semplicemente, vivevo nel dubbio del: "Ma poi, quando sarò io seduta ad una scrivania e mi arriveranno le email e le telefonate e mille altre cose...sarò capace di lavorare davvero?".
Poi, piano piano, si sono delineate meglio le attitudini, le capacità e anche le passioni. Altre ne sono nate, maturando. 
E ora, che ho quasi 36 anni, sono diventata competente su cose che mi facevano paura, proprio perché erano così indefinite, creative. Non sono mai stata una ragioniera, insomma. Ci sono stati momenti in cui - giuro - avrei voluto fare la vigilessa, star lì in mezzo ad un incrocio e vedere il traffico scorrere in modo regolamentato e all' interno di corsie ben predefinite. Ecco, avrei voluto questo per un po'.
E invece la mia indole sognatrice che mai smette di pensare, progettare, creare, mi ha portata dove sono. Se mi guardo indietro mi vedo su una mongolfiera, trasportata dal vento che solo poche volte ho ostacolato abbassandomi di quota. 

Insomma, le cose che so fare sono quelle in cui ho creduto. 
Da poco ho scritto un libro e l'ho fatto di getto, come molte altre cose che fatto nella vita, appunto. Uscirà a fine maggio e per me metterlo in vendita significa anche regalare un pezzo del mio lavoro e parte del tempo passato in showroom o davanti ad armadi sconosciuti cercando di far sentire più belle molte donne.

Ma anche in questa fase della mia vita percorro due strade che sembrano parallele ma che in realtà si incrociano spesso nella moltutudine di colori e nella ricerca dello stile e della perfezione degli accostamenti. 
Ormai lo sapete, i fiori sono parte di me, proprio come lo sono i tacchi. Senza fiori e tacchi non sarei io. E così è nato "Giardini e Giardinetti", il sito in cui parlo della mia attività extra-showroom, quella di progettista di giardini (Anche se io preferisco i giardinetti, mi fanno tenerezza e si lasciano riempire di piante in modo più semplice e naturale).

E poi, visto che noi siamo creativi ma anche un po' abitudinari, portiamo avanti i nostri vecchi progetti. Ora che la primavera sembra essere finalmente sbocciata, la portiamo anche in casa e la attacchiamo sui biglietti per far felice qualcuno.

Mi piacerebbe, comunque, far contento anche chi avrà la voglia di leggere il mio libro e chi seguirà Giardini e Giardinetti. 
Per ora, un grazie a Lagom Sciué per avermi permesso di parlare dello stile che più mi piace, quello quotidiano, e per avermi fatto trovare questa frase che, oggi ma anche sempre, è perfetta per me:

"Una mente creativa sopravvive
a qualunque genere e tipo di cattiva educazione"
lo ha detto Anna Freud

lunedì 29 aprile 2013

Di caban e altri fatti di primavera

E' da molto che non parlo di moda, trascinata dai tanti progetti che sto costruendo. Ho realizzato, però, che fa parte di quello che sono, non solo del mio lavoro: quella moda che va oltre le sfilate e le tendenze e prova a far parte di una filosofia di vita: quella, semplicemente, del sentirsi bene, del volersi bene.

In questi giorni piovosi apro l'armadio e sogno abiti a fiori contornati da svolazzanti cardigan di cotone. E invece devo aggiungere strati su strati e continuare a rinchiudermi in qualcosa di protettivo, dalla pioggia e dalle temperature ancora frizzanti.
Beh, io questa primavera avevo voglia di archiviare per un attimo i giubbini corti che infestano (letteralmente) il mio armadio e coprirmi con un capo più elegante e prezioso nella sua estrema semplicità, il caban.
Lo porto con le sneakers (e jeans o pantaloni alla caviglia) e, se la pioggia mi darà tregua, lo metterò con le espadrillas.


E' blu, il colore perfetto, che dice: "Sono semplice, basico, non ho fronzoli, ma sono forte".

Negli ultimi mesi il Moschettiere mi prende in giro per questo concetto del pulito, basico, lineare, che sembra che io metta ovunque - senza accorgermene, giuro!
Ma questa, in effetti, è la mia filosofia.

In giardino, però, è tutto diverso. Il basico e il pulito degli spazi formali non mi appartiene e mi lascio trasportare dalla spontaneità e dalla naturalezza dei campi, aggiungendo piantine nelle aiuole che tra poco esploderanno. Ecco, lì voglio il casino. Un casino giusto, un casino naturale, non disordinato (c'è una sottile differenza, ma è fondamentale).
Francesco cresce, ormai sceglie le piante che considera sue e le controlla, assicurandosi che abbiano acqua e che i germogli siano ancora sui rami. Gli piace lavorare in giardino, ma anche per il giardino.

E poi vorrei dirvi dei miei progetti, ma è ancora presto. Spero che mi aspettiate.

giovedì 18 aprile 2013

Tutto questo verde

Dicono che da domani ricominci a piovere. Nel frattempo, le temperature sono quasi estive, il sole è rosso rosso, di primo mattino e noi possiamo pranzare nell' erba.
Sulle rose sono spuntati i primi boccioli, i bambini giocano a calcio in canottiera, io indosso sandali, i ciliegi sono in fiore, le agnelline crescono velocemente e i bulbi danno il loro spettacolo più bello.
A volte ricordo a Francesco che il mio amore per i fiori non supererà mai quello che provo per lui e che tutto quello che sto facendo è per noi e non solo per me, come anche le battaglie che sto combattendo (pacificamente) e la testardaggine nel mantenere questo spirito di resilienza che ho acquisito come giardiniera della terra in cui vivo.
Sento che tutto questo verde non può che fare bene a Francesco, a me, a tutti.

 (Qui trovate le indicazioni per creare con il pongo queste decorazioni da mettere nei vasi)





martedì 19 febbraio 2013

Parlo di primule (e scrivo Funky Fashion Tips)

Parlo di primule, dicendo che non devono mai mancare. Sono andata alla loro ricerca domenica, facendomi largo tra le macchie di neve non ancora sciolta.
Vedo nascere agnelli a cui darò nomi di fiori e insegnerò - questa volta sì! - a non apprezzare le mie sacre rose e a non considerarle un pasto.
Mi iscrivo a nuovi corsi e sento sempre più fame di conoscenza, desidero che la mia testa si impregni di nomi latini, tecniche di coltura, immagini di fiori, piante rigogliose, volute, sudate.
Prendo un treno ogni mattina e raggiungo la città con i miei tacchi rumorosi. Ma quando torno a casa cerco di contare le tante, infinite stelle che vedo sopra di me ed entro in casa, carica di sentimento e voglia di guardare i quaderni di Francesco e ascoltarlo mentre mi racconta la sua giornata.
In tutto questo, non dimentico di essere donna. E scrivo Funky Fashion Tips suggerendo di non pensare ai pantaloni jacquard come alla fodera del divano della nonna.
Beh, sono indaffarata. Cosa voglio di più? :)
 

giovedì 31 gennaio 2013

Bacche. Perché è ancora inverno (anche se la primavera popola già i nostri sogni)

Periodo di lavoro, questo. Ma non solo. I progetti non si fermano, nemmeno se tra la loro ideazione e la messa in pratica ci sono due ore giornaliere di treno, un' attività impegnativa in showroom, l' arrivo a casa la sera di corsa, per mettere a letto Francesco, il pensiero di quello che sarà il giardino in primavera (e quindi le piante da ordinare, quelle da seminare, quelle da trapiantare).
 
Nella mia vita cerco di tenere per mano un filo: quello delle mie passioni. E provo, con fatica  (a volte) a fare in modo che questo filo leghi le fasi della mia giornata. Un po' per aiutarmi a correre con meno fiatone, un po' perché rappresenta le cose in cui credo e tramite le quali penso sia giusto crescere mio figlio e diffondere i valori che per me sono importanti.
 
Per questo, anche nei piccoli grandi progetti quotidiani, lascio che la natura metta lo zampino. Ne esce sempre qualcosa di magico, proprio perché la natura non tradisce (anche se, attenzione, può ribellarsi se la sua anima gentile viene tradita).
Poce bacche, un oggetto "importante". Eccolo.

giovedì 3 gennaio 2013

Qualcosa del vecchio anno. E qualcosa di quello nuovo.

Abbiamo passato un Natale molto tranquillo, anche se sbrilluccicante. 
Per la prima volta, non ho messo i tacchi e un paio di sneakers hanno accompagnato i miei pantaloni jacquard oro e argento, portati con un dolcevita nero. 
I gioielli delle signore erano abbondanti, ma abbinati bene, con gusto.
La tavola era - non ho resistito, anche quest' anno - beige, gialla e bianca. Come i pacchetti che ho preparato. E giallo è il tovagliolo che Francesco ha riservato a Babbo Natale, il solito golosone.
Il Moschettiere ha ricevuto un paio di bretelle da me e Francesco e le porta sempre.
Le mie piante hanno ricevuto complimenti da tutti. E anche Francesco.
Ha perso un altro dente e si sta appassionando ai musei. Anzi, agli animali imbalsamati e ai dinosauri. Vabbè, di animali vivi e lucertole di campagna credo ne abbia abbastanza.

I miei studi vanno avanti. E la novità di inizio anno - scoperta durante una delle mie passeggiate in giardino - è che abbiamo una talpa. Si è arrampicata su per la collina ed è arrivata quasi davanti a casa. Mi fa un' incredibile tenerezza.