Visualizzazione post con etichetta countrylife. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta countrylife. Mostra tutti i post

martedì 23 dicembre 2014

Un bambino che crede ancora in Babbo Natale (Tra le sue rose, che hanno un po' di freddo)


Negli ultimi giorni ci sono state mattine ghiacciate. E il giardino era ancora più bello. 
Nonostante sia la fine di dicembre, sono riuscita a trovare tanti piccoli tesori, cosa che gli anni scorsi non era stata possibile, per via della neve (che è comunque prevista tra pochi giorni).
Dalle colline vediamo mari di nebbia e rive verdi, costellate di canneti gialli.
Flora guarda dalla finestra, mentre Turbo ancora cerca qualcosa scavando nella terra dura e Tosca si sdraia sull'erba come se fosse estate.

Rosa "Astronomia", con stami rosa, una di quelle personali di Francesco

Sembra che Francesco creda ancora in Babbo Natale ma non ho capito se lo fa per convenienza o se si tratta di fede pura. Ha finalmente scritto la sua lettera, che al momento è accomodata sotto uno dei miei vasi preferiti, con fiori secchi di ortensia.
Ne ho riempiti altri con rametti di agrifoglio e pyracantha e la tavola è bellissima in questi giorni.

I pacchetti sono pronti da giorni, i miei libri di giardinaggio sono catalogati, le piante riposano, Francesco suona il pianoforte. 
Oggi pomeriggio lo accompagno a Milano e, inutile dirlo, mi manca già. Ha quelle mani così grandi e rotonde che non riesco a resistere alla sua tenerezza.
 

mercoledì 19 novembre 2014

Luce orizzontale

Dopo tanta pioggia, è arrivata la nebbia, bassa e sinuosa come un serpente tra le colline, a mostrarci le Alpi innevate che sbucano da lontano. 
Quando non è molto spessa non riesce ad avvolgerci tutti e lascia intravedere il cielo blu. A volte esco in giardino e guardo la luce orizzontale di questi giorni; è quella che preferisco, è la stessa dei tardi pomeriggi d'estate, quella che non scalda troppo i colori e non li riempie con volgarità, come fa invece quella delle ore più calde. 
E poi, sembra che qualcuno abbia pettinato il prato e messo appositamente le ragnatele tra gli steli delle rose, con le loro bacche a fare da lampioncini. 
Tra le pagine che sto studiando (e gli infiniti impegni sportivi di Francesco), in questi giorni, infilo anche un po' di tempo per architettare ghirlande e decorazioni da appendere in casa. Odierei se diventasse troppo fredda. 
Uso le bacche dei miei cespugli e di quelli che trovo per le strade (quella che sale sulla collina, per esempio, contornata da gelsi e Euonymus, dalle bacche quasi fosforescenti che sembrano fiori).

Stavo pensando che è inutile fuggire dai nostri cambiamenti interiori. Avvengono anche se non si vogliono. Sfoglio le pagine del mio diario del giardino e capisco che con lui sono cresciuta, cambiata. E' cambiato il mio approccio ma anche il mio modo di abbinare le piante, pur rimanendo rigida sugli accostamenti di colore. 
Io che ho sempre snobbato le bacche ora vorrei che il mio giardino ne fosse pieno. Leggo sull'Ipad le riviste inglesi di giardinaggio a cui sono abbonata e mi mangio con gli occhi questi giardini imbiancati dalla brina che lasciano dominare l'arancio, il rosso e il rosa delle bacche.
Sogno di poter passeggiare nel mio, di giardino, con consapevolezza, ridendo degli errori del passato e ricordandomi di quando mi intestardivo su certi progetti (cioè, di adesso).

Le mie rose sono sempre più belle. Sono in totale ammirazione. 


mercoledì 5 novembre 2014

Rotonda come una mela (del nostro frutteto)

Anno dopo anno il frutteto ci regala soddisfazioni. Dopo il caldo, dopo quelle giornate in cui riesco a cercare solo ombra e continuo a rimandare i lavori da fare in giardino, arrivano le ore fresche dell'autunno. Da ormai due mesi abbiamo mele sui nostri alberi, a rotazione. Dal frutteto arrivano dritte dritte sulla nostra tavola e a me, sinceramente, riempiono gli occhi. 
Le mele sono uno di quei frutti che possono resistere per molto tempo, prima di essere mangiate. E poi arredano, completano, non so come spiegarlo, forse con: attotondano? :)

Nel nostro giardino ora ci sono mostri di mela e mangiatoie volanti, al servizio degli uccellini che sono là fuori. 
Tutto è tinto di rosso, la nebbia entra nelle anse delle colline, gli Acanthus si sono ambientati e Francesco torna a casa da scuola con la voglia di raccogliere frutti sugli alberi.




Turbo ha finalmente catturato qualcosa. Anzi, ha catturato l'animale più temibile del giardino, un lungo serpente che era in letargo e che era troppo intontito per difendersi dal nostro impavido cacciatore.

Gli stivali di gomma sono ormai i miei migliori alleati. Calpestano felici i pavimenti di foglie che si sono formati nel bosco, la terra delle nuove bordure, l'erba folta e robusta del giardino "vecchio".
Sta nascendo una siepe di rose. E io vorrei essere rotonda come una delle nostre mele, vorrei avere il potere di arrotondare le cose, renderle meno spigolose.
Sembrerò pazza, ma stavo pensando proprio a questo stamattina, mentre mi fermavo a guardare il panorama meraviglioso delle nostre colline.

martedì 21 ottobre 2014

I miei sogni, ora come allora.

Si dice che il giardinaggio sia più che una passione. È qualcosa che prende il tempo, la testa, le mani. E l'anima. Te la ruba e te la porta lontano, convincendoti che esistono luoghi fatti solo di fiori e colori, dove i boschi sono abitati da folletti e creature che hanno il volto di foglie e le braccia di rami.
Scrivevo oggi ad un'amica: "Chissà se un giorno diventerò cinica o anche solo pragmatica.
Non credo. Per il momento continuo a piantare rose e a portare mio figlio a suonare il pianoforte."

Sto dando la colpa di tutto questo al giardinaggio ma quando sono sincera con me stessa ammetto che ero così anche da piccola: sognavo prati e fiori. E quelle rare domeniche in cui andavamo a trovare i cugini di mio padre che abitavano vicino a Cremona tornavo a casa provando una profonda invidia per quei ragazzi che giocavano nel cortile polveroso di una cascina, lontano dal cemento.
E ancora, quando tornavamo dal mare, il mio momento preferito era quando in autostrada passavamo accanto ai pioppeti, che erano quasi casa ma una casa più bella.

Una bambina, qualche settimana fa, mi ha regalato una corona di foglie, che però assomiglia un po' ad un turbante.
Sono tornata a casa in macchina continuando ad indossarla e solo guardandomi nello specchio sopra al pianoforte mi sono resa conto di averla ancora. 
L'ho appoggiata ai libri che ormai abitano il piano di Francesco e mi è venuta in mente una festa
A volte mi sento fuori dal mondo, poi penso che menti molto più grandi ed esaltanti hanno fatto gli stessi sogni. E hanno fatto persino parlare dei folletti*


* W. Shakespeare, "Sogno di una notte di mezza estate"

lunedì 13 ottobre 2014

Temporali di ottobre

Quest'anno come non mai ho apprezzato l'acqua. Mentre tutti andavano in giro lamentandosi del mal tempo io pregavo per una goccia di pioggia in più.
In giardino da quest'estate ci sono molte novità e le nuove bordure avevano bisogno di molta pioggia. Per essere sincera, IO avevo bisogno di molta pioggia.
In realtà la nostra collina deve avere un microclima tutto speciale, visto che non ha piovuto così tanto come in altri posti molto vicini a noi, ma mi accontento. E ringrazio.

Oggi c'è il temporale. 
Io mi sono ritirata in cucina, osservo dalla porta a vetri il frutteto, là in alto, i meli che ancora hanno qualcosa da offrire. 
Ho creato delle ghirlande di mele da appendere ai rami dell'acero per aiutare gli uccellini ad affrontare l'inverno. Arricchiscono il giardino. E lo rendono un luogo accogliente per i suoi abitanti e per quelli che vengono a farci visita.
Mi godo il caldo della stufa che, insieme alla sua fiamma accesa, ha portato un po' di sporco e quel poco di lavoro in più per noi, come sempre accade in questo periodo di passaggio tra il caldo dell'estate e l'umido dell'autunno.

Mi sono abbonata a riviste inglesi di giardinaggio. Le sfoglio sull'Ipad prendendo appunti su piante, nuove cultivar, sistemi di irrigazione alternativi, modi per attirare sempre più insetti impollinatori (anche se ho già delle premure per loro nel mio giardino). 
Vedere come tutto stia prendendo forma, sotto ai miei occhi e nella fatica delle mie braccia mi fa venire i brividi: realizzare qualcosa, trasformare progetti che erano solo di carta, costruire il mondo verde che volevo, è questo che sto facendo.

Tosca sta tremando, lei prende sempre male l'arrivo dei temporali. Flora, da dietro il vetro della cucina calda, la guarda con aria sostenuta.
Verrà il tempo in cui queste due bellissime creature saranno amiche.

venerdì 10 ottobre 2014

Flora

E' una vera gatta di campagna. E questo ha reso immensamente felice il Moschettiere, che pensava di trovarsi di fronte una micia snob dallo sguardo impenetrabile. 
Si chiama Flora, che è il nome che avrei voluto io, ma ha il soprannome di "lavandino", che non è altrettanto raffinato ma le si addice in quanto gran mangiatrice di qualsiasi cosa di commestibile.
Fa la dura con Tosca, anche se una pesa 2 etti e l'altra 50 kg.
E' bianca e nera e ha il collare rosso. 
Si fa fare il bagno ma guai a chi accende il phon in sua presenza.
Purtroppo, sarà il nome, cosa pretendo, ama le mie piante e la terra dei loro vasi. La prossima cosa che mi sono segnata di fare è mettere una protezione e impedirle di rovistarci dentro. 
Per il resto è un classico gatto: fa gli agguati dietro gli angoli, ti si piazza sulle gambe mentre scrivi post al computer, dorme sulla sua sedia preferita o nella sua cesta, si fa le unghie sui tappeti, cattura topolini.
Insomma, Flora è finalmente con noi.



p.s. Sono sempre terribilmente in ritardo ma, giuro, ho delle buone scuse (che, ovviamente, combaciano con quelle di tutte le mamme che sono sempre indietro sulla tabella di marcia delle scadenze): credo che i post che scrivo sul canale "Piccolini" quest'anno siano i più interessanti tra tutti quelli pubblicati in questi anni. Qui trovate i link del mese di settembre, con idee per festeggiare la fine dell'estate (siete ancora in tempo!) e per decorare la casa come faccio io in questo periodo, utilizzando foglie e fiori.
p.p.s. Ovviamente, se non avete nemmeno un'ortensia, dovete procurarvela (ref: ultimo link). I suoi fiori sono decorazioni permanenti ;)

mercoledì 6 agosto 2014

All'ombra

La campagna vendite è finita e grandi progetti sono pronti per il nostro giardino.
Pensavo di buttarmi a capofitto nei lavori e invece mi sto riposando un po'. E chi lo avrebbe mai detto: anche io so stare ferma.

I temporali che arrivano la sera mi fanno felice. Se non fosse per la violenza dei tuoni sopra la nostra testa, ne sarei addirittura entusiasta.
Dicono, però, che ci saranno giorni di bel tempo e questo per me significa del lavoro in più nelle nuove bordure che hanno bisogno di essere innaffiate. Pazienza, quello che decide la natura non si può contrastare.

Forse sto diventando troppo zen. O forse non lo si è mai troppo.
In effetti, però, in questi giorni sono molto meno rigida anche con Francesco, che ai miei "sì" risponde con espressioni meravigliate e un po' diffidenti.
A volte anche io, dopo avergli accordato qualcosa, giro l'angolo e sorrido sentendomi molto buona :)
E' vacanza anche per lui.
E sta crescendo, lo sta facendo con coraggio misto ad impegno e io non posso non considerare le sue piccole grandi esigenze.

Oggi abbiamo giocato a monopoli, all'ombra degli alberi. Turbo ci disturbava un po', in effetti, ma siamo stati lì per ore, su un asciugamano steso sull'erba tagliata la sera prima.
Intorno c'era solo il nostro verde. 
E le nostre rose.



p.s. A proposito di verde, qui e qui ci sono piccoli consigli per voi. Mi piacerebbe sapere se li avete seguiti. Davvero.

lunedì 30 giugno 2014

Di solito

È stata una primavera molto istanbuliana. Siamo andati e tornati passando dalle meravigliose esplosioni dei tulipani alla fioritura delle rose che, onestamente, non riusciva ad eguagliare quella dei fiori che le hanno precedute. Forse perché i tulipani sono il simbolo della città e a casa loro sono più fieri che da altre parti, forse perché le rose sono più discrete ed è difficile per loro farsi spazio in una città così sfacciata. 


Siamo passati anche per il mare, alla fine di questa primavera. Per una settimana, gli abbiamo dato il privilegio di farci riposare e di prenderci una pausa dal tanto lavoro che abbiamo a casa tra giardino e animali.

Ora è iniziata la campagna vendite e per me inizia un periodo intenso, tra campagna e città, come tutti gli anni. 
Mi riesce sempre più difficile staccarmi da casa e dal giardino. 
Ho voglia di coccolare con i miei uomini. Ma anche di fare quello che di solito non faccio: prendermi delle pause.
Quando sono a casa non mi fermo mai. Prima di iniziare a seguire il ritmo incalzante delle giornate mi concedo solo una passeggiata senza troppa fretta che ha lo scopo di osservare le mie piante e capire se stanno bene. 
E ora che non posso prendermi nessuna pausa, mi manca anche quello spazio che non mi concedo di solito, la goduria di stare seduta senza fare niente per una mezz'ora, almeno, e prendermela con calma.
Si sa, però, che nella vita la cosa più complicata è far incontrare desideri e tempo.

Questa mattina ho chiamato a casa dalla stazione. Volevo salutare i miei uomini. Francesco parte per la montagna e mi ha liquidato come sempre in pochi secondi assicurandomi che si sarebbe coperto, che sarebbe stato attento e che mi avrebbe pensato almeno un pochino.

L'estate è così, insegna anche a lasciar andare. E ad avere pazienza. 

venerdì 9 maggio 2014

Riempire vasi di rose, sedersi a guardare il temporale

L'altra sera c'era il temporale. E io ero felice, non ho dovuto annaffiare le nuove bordure. E poi l'aria era magica, è arrivato nel momento in cui avevamo finito di lavorare fuori e quei pochi minuti di tregua fresca e profumata di inizio estate ci stava proprio.
Tosca aveva paura, Twenty galoppava. Lui era felice, ne sono sicura. Sentiva il fresco, come noi.

Le rose sono magnifiche in questo momento. Sono tante, non si contano. Ogni giorno posso riempire un vaso e mischiare i colori, come piace fare a me. Il rosso, per esempio, non va mai insieme al giallo: troppo caldi e carichi insieme. Allora tra loro metto sempre il rosa, che li ingentilisce. 

Ho il viso stanco in questi giorni, mi vedo le rughe intorno agli occhi. Non mi dispiace, quello che mi preoccupa è questo passare veloce del tempo, i fiori che arrivano e se ne vanno, il prato che ricresce un secondo dopo essere stato tagliato, Francesco che è diventato un piccolo grande uomo, gli agnellini che ormai sono grandi. 
Il temporale che arriva e se ne va e non mi lascia nemmeno abituare all'idea del fresco. 
Però le cose intorno prendono forma, gli amici tornano a trovarci, la griglia è in piena forma, noi ci vogliamo bene. E le rose sono bellissime, mentre ci guardano.

P.s. Il giardino non è solo sinonimo di lavoro: è festa, ricompensa, unione, colore. E per chi non sa da che parte cominciare, io continuo a dare piccoli piccolissimi consigli qui e qui
A presto. 


giovedì 10 aprile 2014

Quattro foto

E' l'alba e, come spesso succede in questo periodo, sono sul divano della veranda a ritagliarmi uno spazio prima che Francesco si svegli per andare a scuola. Quando il sole spunta dalla collina di fronte è già troppo tardi, il giardino chiama e il tempo mi divora. 
Spesso mi siedo a guardare il bosco fitto di ciliegi selvatici e noccioli, essenze di questa terra, da quella parte del nostro giardino che adesso è ben visibile nella mia testa come mix di piante di Ribes ornamentale, Aster, Vinca e Primula ma che agli occhi degli altri è solo una terra scura che ha contenuto un bosco. 
Le rose traboccano di boccioli. Se ne contano centinaia e tra poco si schiuderanno al sole. 
I tulipani stanno dominando il giardino e sono imbarazzanti da quanto sono belli.

Francesco si è appassionato alla musica. Gli abbiamo regalato un vecchio ipod del Moschettiere e adesso non lo abbandona mai, tranne che per andare a scuola, ovviamente.
Lo sento cantare dalla veranda, mentre sono in cucina a preparare la cena. E vado a spiare tutta la tenerezza delle sue parole e dei silenzi che seguono il ritmo della musica che c'è nelle sue orecchie.
Due giorni fa è andato in gita per la prima volta. Aveva lo zainetto che abbiamo preparato insieme: sacchetto del pranzo, acqua, macchina fotografica, fazzoletti, visiera. E' tornato con quattro foto (di cui tre del suo amico e una di fiori), i capelli ancora più biondi, la tristezza di una giornata finita troppo in fretta.

A casa è ormai il responsabile del pollaio, che detta così sembra una cosa brutta. Invece è un compito tutto suo, che si è scelto e che svolge ogni giorno, senza mai dimenticarsene. E poi coccola il suo cavallo, che lo annusa con quel naso grande. E ridono insieme.

Lui ha dentro la campagna, glielo dico sempre. Ha dentro quello che i libri di scuola non dicono, quelle albe che disegnano il profilo della collina e le foglie dei tigli che lui ha tanto voluto.




giovedì 27 marzo 2014

I perché

Da sempre, sono un mix di rigidità e creatività. 
Ci sono cose (non poche) su cui sono categorica. Accetto il confronto ma non mi ammorbidisco.
Non sopporto le persone invadenti, ancora più di quelle maleducate (che poi una persona invadente si può definire maleducata, a mio parere), considero il rispetto la cosa più importante in ogni rapporto, sono capace di spaccare il capello in quattro e non dormire per molte notti se una cosa rimane in sospeso e non ho la possibilità di chiarirla, la volgarità mi irrita, in un giardino come addosso ad una persona.
Sento male fisicamente se mi fanno un torto e, piangendo sul cuscino, prima di addormentarmi, penso sempre a mio padre, qualsiasi cosa mi succeda, e immagino persone, luoghi, case, mezzi pubblici, mi chiedo quali siano le loro preoccupazioni, dove risieda la loro tristezza, sempre che tristi siano. Ho questa tendenza, sì, ad immaginare e ad immedesimarmi nei pensieri degli altri e mi vengono i crampi allo stomaco, forse per dire a me stessa che non sono l'unica ad avere pensieri tristi. O forse sì, in fondo spesso la gente si fa i fatti suoi e lascia scivolare le cose.
Mi fa male quando la cattiveria è gratuita, quando non ho la possibilità di spiegarmi e le conclusioni vengono tratte senza ascoltare la mia voce. Mi succedeva molto spesso da piccola: i miei genitori erano la legge e io stavo lì, con le mie parole dette tra le lacrime sul cuscino.
Erano tempi ben diversi, certo, ma con Francesco cerco di non ripetere questi errori che, con tutto il bene che mi hanno voluto i miei genitori, hanno creato un mostro completamente senza autostima, sempre convinto di non essere all'altezza o di non poter esprimere tutto quello che pensa. 
Non è facile, lo ammetto. Francesco ha solo sette anni e quando è arrabbiato per qualcosa che non ottiene non ascolta a fondo i perché, sentendo solo i "ma perché questa ingiustizia?" della sua coscienza.
In quei momenti nella mia, di coscienza, ci sono io bambina. C'è la mia cameretta, c'è il mio cuscino, ci sono i grandi perché della vita. E me li ritrovo tutti, mi arrivano in faccia diretti e duri come sassi, la sera, in una stanza vicina a quella del mio bambino, dove mi chiedo se ho fatto bene, se dovrei andare a svegliarlo per cercare di spiegargli ancora il perché di una punizione. 
Spesso il mattino dopo lui l'ha accettata e mi sorride sereno. Io lo riguardo, con tutte quelle lacrime che sono finite nello stomaco perché le ho ingoiate, e sorrido.
Mai vorrei che mi rinfacciasse di non avergli lasciato lo spazio per parlare, di non aver dato peso ai suoi perché. Tutto, ma non questo. Ho sofferto troppo per non aver avuto lo spazio che avrei voluto, per non aver detto tutto, per aver lasciato parlare i silenzi, per essermi sentita inutile perché non potevo dire tutto fino in fondo.
I figli non sanno cosa c'è dietro ad un genitore e per loro, forse, non è mai stato bambino. Invece bambini siamo stati e io lo sono ancora un po' adesso. E penso che sia questa la chiave di tutto: il non dimenticare che ognuno, anche un bambino di pochi anni ha delle priorità, dei desideri, dei sentimenti inespressi, dei perché. Che sono solo suoi e vanno ascoltati.

p.s. Detto tutto questo, non ci sono solo i pensieri tristi di una mamma piena di perché. Ci sono anche cose belle, come un armadio di primavera e una caraffa con i rami di un pesco che sono fioriti (anche) in casa.

martedì 3 dicembre 2013

I sogni, secondo noi


Nella nostra casa ci sono molti oggetti: foto, gingilli, libri, lampade, scatole, un mappamondo, rubinetti turchi, un cucù, piante (che vivono e quindi non dovrei definirle oggetti).
Ogni anno, in questo periodo, si aggiunge il calendario dell'avvento, che di solito diventa qualcosa che si integra perfettamente con quello che già c'è in casa. Quello di quest'anno è stato appeso in cucina, tra la fila di lampadari che abbiamo sopra al tavolo. Dentro ogni sacchetto ho messo una caramella e un biglietto con un suggerimento per Francesco.

"Non avere confini, il mondo sarà la tua casa"
"Apriti agli altri con amore, alcuni ti tradiranno, altri di daranno tanto"
"Non giudicare nessuno, fai parlare le persone e cerca di capirle"
"Sii amico di tutti"
"Da tutti c'è da imparare, anche dai bambini"

E così via.
Non so quale peso avranno per lui queste parole, ora. So che le conserverò e gliele ricorderò di tanto in tanto, per essere sicura che si ricordi di essere umile e aperto ad imparare, scoprire, provare, andare oltre.
Tra la frasi, le mie preferite sono quelle che lo spronano a non mollare mai, ad andare dritto per la sua strada senza aver paura. E quelle in cui gli parlo dei sogni, dell'importanza che hanno nella sua vita, insieme alla magia. 
Una volta mi ha chiesto se esiste, la magia.
E io gli ho risposto con un biglietto appeso tra i lampadari della cucina. E' quello del 24 Dicembre.



Secondo Francesco i sogni sono importanti, bisogna cercare di ricordarseli ogni mattina e, se possibile, continuare a sognarli anche di giorno. "Fai bene", dico io. 
Per diventare sospettosi e cinici c'è tanto tempo. Per diventare persone tristi, ce n'è ancora di più. 

P.s. Anche questo mese vi segnalo quello che abbiamo creato io e Francesco nei giorni scorsi. Date un'occhiata qui, qui e qui. A presto. 

lunedì 11 novembre 2013

Occhi che ridono

Oggi c'è vento ma non si vede nemmeno una nuvola. È uno di quei giorni in cui si sente quasi il profumo dell'aria pulita.

Sabato pomeriggio è arrivato Turbo, un pointer magrissimo e sofferente che abbiamo preso nella pensione in cui era finito dopo che il suo padrone -cacciatore- lo aveva maltrattato.
Si vedono tutte le ossa e non riesce a sedersi, ma è bravissimo, soprattutto a fare l'ombra del Moschettiere e il cane da riporto con i bambini.
Tosca ha un po' paura di Turbo e non si capisce perché. 

Francesco è felice. 
È felice, gli ridono gli occhi. 
Dai, cosa c'è di più bello di un bambino a cui ridono gli occhi?

In questi giorni sto raccogliendo le foglie cadute per metterle nei sacchi e farne concime. 
È un lavoro rilassante, a parte quando le galline si mettono in mezzo e bisogna cacciarle correndo. 
Con Francesco e i suoi amici aspetto che il sacco sia pieno di foglie per sedermici sopra e vedere se scoppia. 
In effetti, la maggior parte delle volte succede e si deve rifare il lavoro.
A noi, però, non interessa, almeno ci siamo fatti una risata.

P.s. Che poi noi siamo bravi a farci delle risate (e ad inventare cose, queste cose)



venerdì 1 novembre 2013

Il bosco, oggi.

Non scrivo qui da diversi giorni. In realtà, negli ultimi mesi sto scrivendo pochissimo e di questo mi dispiace molto. Questo diario non è diventato meno importante di altri spazi, anzi, proprio perché lo considero una "scatola" in cui riporre le emozioni, le parole, i fatti che scorrono nella mia vita, vorrei riuscire a buttarli dentro tutti, magari in ordine, ben riposti. E' che arrivano in fretta e io li vivo intensamente, come ho sempre fatto, senza però fermarmi un attimo e fermarli nella memoria anche attraverso questo mezzo.

Questa mattina, invece, mi sono seduta in veranda e ho chiuso gli occhi. Mi sono fermata. 
Mi è venuto in mente quando ero piccola e tornavo dal mare guardando fuori dal finestrino della macchina e fremendo per arrivare a casa. C'erano tanti pioppeti - io amo i pioppeti, anche se per molti amanti del verde non sono granché. Quando vedevo i pioppeti, insomma, io sapevo che non mancava molto all'arrivo. E poi ritrovavo la mia cameretta e mentre papà scaricava la macchina, mamma iniziava a mettere su la pentola con l'acqua per cucinare una pasta. Era sempre l'ora di pranzo quando rientravamo dalle vacanze.
E avevo sempre la schiena bruciata, perché non mi stendevo mai al sole, giocavo giocavo giocavo sulla sabbia.

Abbiamo spostato la rete di confine del nostro terreno. Adesso un pezzo di bosco è incluso nel giardino e io ogni tanto vado a passeggiare lì, anche se è da sistemare -e ci vorrà del tempo- ma non mi disturba saltare le radici che sono ancora da togliere o farmi strada tra i rami secchi da bruciare. Le piante mi danno respiro. Le piante mi fanno vivere e so che questo l'ho ereditato da mio padre. 
Lui che si affannava a sistemare il giardino della casa al lago e insisteva perché andassi con lui a fare un giro al giardino botanico, al mare. 
Io che adesso pagherei per essere lì, seduta insieme a lui sul bordo di quel piccolo laghetto accanto alla fontana che mi ha suggerito il nome di mio figlio.
E' solo che da sedici anni non posso più farlo con lui che oggi, in questo giorno di sole in cui il bosco è meraviglioso, mi manca da impazzire.

lunedì 7 ottobre 2013

Pensieri da una veranda con intorno la pioggia

Questa mattina stavo aspettando una persona, in macchina, sotto la pioggia. Guardavo le persone passare: il muratore con il camion, la signora con la borsa della spesa, il tabaccaio che tirava su la serranda del negozio, il tipo in giacca e cravatta che correva a prendere la macchina guardando l'orologio. Mi sembrava di essere in uno di quei libri illustrati da Richard Scarry -avete presente, no? Quello di Sandrino. 
Scene di vita quotidiana. È che questa mattina mi sembrava diverso. 
Mi sono chiesta se fossero felici di fare quello che fanno, di correre o di andare lentamente verso il supermercato con la borsa di paglia. 

Quando sono arrivata a prendere Francesco a scuola, dopo aver fatto qualche commissione, ero un po' giù, dannata pioggia autunnale che ti entra nelle ossa e nella testa. 

Abbiamo acceso la stufa in veranda e in questo momento Francesco, dopo aver fatto un compito in cui gli veniva chiesto di parlare (ancora) di vacanze, sta guardando un cartone animato dove una tipa comunica con gli animali. Esattamente come io faccio con le piante (e anche lui).

C'è anche che poi questa mattina un mio amico mi raccontava che ha incontrato un signore anziano, amico di suo padre, che si ricordava di quando era piccolo e l'ha commosso dicendogli che l'ha visto nascere. E sí, anche questa è una storia semplice, di vita quotidiana, ma poi ci siamo detti che noi due siamo persone sensibili e anche io un po' mi sono commossa.

Vabbè, questo è un post cosí, di pensieri buttati giù in una veranda che ha intorno la pioggia. 
Vado, nel cartone animato qualcuno ha appena sparato un rutto e devo riportare Francesco nella realtá. Spegnendo la tv e aprendo un libro.

(A proposito di autunno, di foglie gialle e rosse -che sono sottointese- e di compiti, ecco qui, qui e qui quello che io e Francesco abbiamo preparato)

martedì 6 agosto 2013

D'estate

Finalmente ho finito di mettere a dimora tutte le rose che mi sono arrivate. È stato un lavoro pesante, un po' per il caldo, un po' perché la voglia di vederle tutte al loro posto ha offuscato la mia pazienza, quella famosa dote che ogni giardiniere ha. 


Nei giorni scorsi è finalmente venuta a trovarmi una persona, che penso di poter definire un'amica. Con lei, passeggiando sul mio pick-up sulle colline del Monferrato, abbiamo parlato anche di amicizia e di quello che significa. Sempre che a cose così grandi si possa dare un significato.
A volte è semplice, basta parlare e le cose arrivano facilmente, senza sforzi, come se fossero cascate di un torrente estivo, di montagna.
Poi ci sono i rapporti difficili, quelli che non si capiscono al volo o anche dopo anni e che fanno pensare. Io, però, ho deciso -un'altra volta- che le persone che mi stanno vicino mi piacciono e le voglio conservare con le loro frasi strane o i loro comportamenti che io cerco di leggere come se fossero anche loro dei fiumi.

Francesco mi manca, inutile dirlo. Penso alla festa a cui siamo andati insieme prima che partisse. Quel giorno ci siamo divertiti, tra i campi ormai rasati come se fossero stati di barba e ancora gialli, punzecchiati da grandi balle di fieno che sembrava rotolassero giù per le colline.
Il Moschettiere si è anche "perso" dietro il bancone cercandomi la gazzosa e si è fatto un'altra birra fresca, ridendo con gli amici.

Ho scattato una foto a Francesco, appoggiata al muro della chiesetta. 
Lui, seduto sulla colonnina alla fine della scala di pietra, mi ha ricordato quando io andavo in montagna con mia mamma e ci mettevamo sempre sulle scale di pietra a masticare fili d'erba.
Lui, però, è  biondo e io ero un po' rossiccia. 



giovedì 25 luglio 2013

Catapulte

Ogni volta che rapporto il mio lavoro al luogo in cui vivo mi viene in mente una sola parola: catapulta. Oggi è il mio primo giorno di vacanza, dopo la fine della campagna vendite di quest'estate e sono sicura che la stanchezza non c'entra nulla con la sensazione di essere stata sbattuta in un altro mondo, come succede ad ogni inizio e ad ogni fine campagna vendite. Che sia in una direzione o in un'altra, che sia cioé dalla campagna alla città o viceversa, non conta. 
Anche se sono a casa mia e questa mattina ho aperto la finestra della cucina e ho ritrovato il panorama che amo, anche se non vedevo l'ora che accadesse...beh, mi sento come se fossi appena atterrata da un altro pianeta. 
Dal bianco e oro dello showroom al colore variegato delle rose che devo mettere in terra il passo non è breve. Ma è un viaggio a cui mi piace ripensare, quando arrivo al traguardo. 
Anche questa stagione ho imparato qualcosa e, come ho scritto questa mattina alle persone con cui ho lavorato questo mese, non è cosa da poco.

Nonostante la stanchezza credo che sia importante pensare che mi sto arricchendo ogni giorno. E che ogni persona che incontro mi fa pensare, a volte sognare, altre volte cantare o ballare, come è successo ieri sera. 

Vado a dirlo a mio figlio, che siamo ricchi.

p.s. a proposito di catapulte, leggete qui.

martedì 9 luglio 2013

Un mondo in sette anni

Le campagne vendite sono momenti sempre complicati. In showroom si trotta. Certo, non si salvano vite e le emergenze sono sempre relative, ma c'è chi ancora non ha chiaro questo concetto. Dopo tanti anni ho imparato a fregarmene: ho pianto troppo i primi mesi di lavoro in Loro Piana, quando ero una ragazza spensierata che si chiudeva in bagno cercando di togliersi di dosso brutti gesti e brutte parole.
Da quando vivo in campagna, poi, è un attimo pensare alla felicità di trovare il mio mondo puro e selvaggio tornando a casa. 

Francesco ha compiuto sette anni. È nato il sette sette di sette anni fa. Ed è un piccolo uomo che comincia a cercare di farsi spazio tra i principi rigidi di sua madre facendole credere di essere un ribelle. Poi la sorprende accarezzando una rosa e dicendole il suo nome. Ha in testa una miscela di nomi latini (tra i quali preferisce Hibiscus e Cytisus), francesi (la sua rosa Meilland preferita è "Pierre de Ronsard") e inglesi (questi, però, li traduce e chiama "sirena" la rosa "Mermaid", che adora).
Non so dove lo porterà tutta questa sensibilità. Chissà. Si porterà a spasso la sua valigia piena di ricordi di campagna, di nomi botanici, di orto e bordure e forse conquisterà una donna o un giardino. O un suo mondo, fatto anche di album di figurine, mostri da far combattere tra loro e case infinite di lego.

Il mio libro uscirà tra poco. Lo stanno impaginando! La Ferragni direbbe "can't wait!". Io dico solo che la prendo così, come un'altra delle cose che ho fatto con passione e in cui ho parlato apertamente e onestamente. Perché la moda deve essere pulita e trasparente. 
La prendo come una bella sorpresa. Che spero di regalare a chi vorrà.


P.s. Siamo gente fantasiosa, noi. E mica ci occupiamo solo di rose e vestiti! :) 

mercoledì 26 giugno 2013

Francesco e il colore verde

Forse non sono nessuno per scrivere del verde, ma lo faccio come se parlassi di mia madre o delle persone che amo. Nei confronti di Madre Natura ho in più un atteggiamento di pura gratitudine, perché tutto quello che mi regala è spontaneo.
Con Francesco sto cercando di non calcare la mano. Vorrei che rimanesse affascinato dalla natura proprio come lo è ora, anche nel tempo, da adulto. E che insegnasse ai suoi figli e a tutte le persone che incontrerà quello che sta imparando ora osservando le foglie, i loro margini, il loro colore, e riconoscendo qualche albero.
So che arriverà un momento in cui questi prati e questi boschi gli staranno stretti e forse sognerà e realizzerà una fuga verso qualche metropoli. Non importa, potrà vivere in un grattacielo, ma quello che sta entrando nella sua testolina ora non andrà più via. 

Ora è al mare e la prossima settimana partirà per un campus in montagna, in un rifugio a 1800 metri. Lo so, lui saprà goderselo (anche se non so come se la caverà con le lunghe camminate in salita, visto che il Moschettiere gli offre di solito le sue spalle).
Beh, quel che è certo, è che ogni istante che lui trascorre circondato da quel meraviglioso colore che è il verde, sarà un attimo in più di bellezza.

p.s. Ecco cosa fa Francesco, ogni tanto, nei suoi pomeriggi assolati di campagna.

lunedì 13 maggio 2013

Stylish Monferrato

C'è questo mercatino, a Casale Monferrato, ogni secondo week-end del mese, dove si comprano passamanerie e gioielli vintage, mobili di modernariato, dischi, lenzuola di lino ricamate.
Quest'anno, un po' per l'operazione al ginocchio, un po' perché non lo so, non ci sono andata molte volte e, tornandoci sabato scorso, ho pensato di essere stata proprio una stupida.
C'è una bancarella, in particolare, che mi piace terribilmente. Vende gioielli vintage e tra i tanti ci sono sempre pezzi di Kenneth Lane, Coro, Chanel, Valentino.
Dall'inizio della mia carriera di cercatrice di pezzi vintage, venti anni fa, ho cambiato diverse volte preferenze e, se intorno ai vent'anni non potevo non ricoprirmi di bracciali in bachelite, ora non posso fare a meno degli orecchini. 
Li conto tra gli accessori che, con più semplicità, può deviare un look verso la direzione che voglio fargli prendere: con un paio di jeans stracciati metto solitamente delle perle piccole e semplici, con un abito basico, in colori neutri, indosso grandi orecchini colorati.
Complice il caldo che è finalmente arrivato, penso di archiviare per un po' la bachelite nera (aspetterò settembre per usarl ancora, quando la pelle sarà abbronzata e avrà perso quel velo di rosso che arriva la sera, dopo una giornata al mare) sostituendola con i colori: il verde con il cipria, il giallo con il bianco, il blu con il verde, e così via, verso l'estate.

Orecchini vintage Valentino