lunedì 19 marzo 2012

Le leggi della campagna e della città

Chi mi conosce bene lo sa: sono una campagnola. Anche quando vivevo in città (quindi fino a 4 anni fa), ho sempre desiderato scappare. Mi sentivo stretta, osservata. Sentivo che i miei semi meritavano qualcosa di più di un balcone su cui diventare fiori inquinati.
Il destino mi ha portata in un posto in cui poche persone vivrebbero. Perché un conto è trascorrere un week-end in campagna, staccare dalla frenesia, respirare aria buona. Un conto è vivere tutti i giorni i rumori del bosco, il ritmo della natura, assecondarla e accettare quello che regala. E quello che toglie.
Questa mattina il Moschettiere mi ha detto che una gallina è morta e un' altra sta morendo. Ok, sono galline. Ma per noi, gente di campagna, sono parte della nostra vita. Per noi questo è un problema. Come è un problema quando una pecora viene uccisa o i cinghiali cercano di entrare nel nostro terreno.
Chi mi incontra, spesso mi confessa a distanza di tempo che non avrebbe mai creduto che un tipo come me potesse sentirsi così legata alla terra, così vicina alla campagna.
Credo sia lecito, visto che mi presento con un look decisamente cittadino e lontano da quelle che sono le "regole" del posto, dettate dalla consuetudine. Ma la campagna è dentro di me. Anche quando, come ho fatto ieri, passeggio per Bebek, a Istanbul, e dico che uno dei miei sogni è vivere lì, aprire le finestre al mattino e salutare l' Asia...ecco, anche in quel caso penso che se davvero un domani potessi realizzare questo sogno, forse lo farei in parte. Mi staccherei dalla strada affollata sul Bosforo e cercherei una casetta di legno con un po' di terreno sulle colline che stanno dietro. E coltiverei fiori e dormirei all' ombra di un albero di Giuda.
Andrei a passeggiare per le vie di Beyoglu, ma poi correrei ad innaffiare l' orto.
Lo farei come ho fatto nei giorni scorsi, sentendo mia quella città, in compagnia di due care amiche. Respirerei la sua aria, l' aria di Istanbul, che mi piace (mentre non sopporto gli odori del cibo, ma questo è tutto un altro discorso) e poi, se passassero un po' di giorni, porterei le mie amiche nella foresta che c' è sul Mar di Marmara, andando verso i Dardanelli. Perché ho bisogno di alberi, verde.

Ormai ho imparato quali sono le leggi della campagna. E anche se le osservo - e a volte provo a contestarle - sui miei tacchi, questo non significa che le sottovaluti e che non mi senta pienamente parte di questo mondo.
Curarsi, selezionare una maglia con attenzione e sentire che un colore fa stare bene e un altro no non significa sapersi destreggiare solo all' interno di un negozio di vestiti o in una via trafficata piena di borse loggate. Significa volersi bene. E rispettare gli altri presentandosi con pulizia, ordine e dicendo loro: "questa è la mia personalità".
Ma questo, secondo me, dovrebbe essere parte di una legge, come dire, universale.
Di quello che abbiamo dentro ne parlano altre cose. Ne parlano le nostre parole, le nostre letture, i nostri sogni.
Le leggi della città e della campagna vanno oltre.
Per questo ora mi alzo, giro i miei tacchi alti e vado a vedere come stanno le mie galline (pensando che se avessi un piccolo terreno sulle colline dietro Bebek, nella mia amata Istanbul, sarei felice, forse. Ma forse non lo sarei come lo sono qui,in cucina, mentre guardo le colline e il bosco scrivendo un post).

12 commenti:

Lucia ha detto...

Sottoscrivo , cara Paola. La prima legge da rispettare ovunque è quella di essere se stessi per essere un po' felici. un bacio

Cappuccio e Cornetto ha detto...

Brividi. E' bello incontrare una persona che coltiva fiori anche dentro di sè. Che sia poi su tacchi 12 o ballerine, è quel senso di appartenenza e di saper fare scelte non scontate che regala fascino e pienezza.

franci e vale ha detto...

E' sempre un piacere leggerti, cara Paola, leggere le tue riflessioni.
Essere se stessi non è sempre facile, troppo spesso si cede a tanti compromessi, ma riuscire ad esserlo e soprattutto a capire cosa ci rende felici, è una gran cosa!

mogliemammadonna ha detto...

Io in campagna ci sono nata e ancora ci vivo. Sto in un piccolo borgo, non ho giardino ma ho tutto il verde del mondo attorno. Se al liceo invidiavo i miei compagni di città ora so che non potrei fare a meno del mio verde, del mio bosco che ogni anno mi chiama, anche per una breve passeggiata. é un amore riscoperto da poco ma a cui ora non potrei mai rinunciare.

bismama 2.0 ha detto...

Io in campagna ci vado d'estate ogni tanto. Mi piace la pace e la tranquillità che il verde trasmette. D'inverno mi mette malinconia. Però non potrei viverci sempre, il caos cittadino mi mancherebbe :)

pollywantsacracker ha detto...

Io non abito in campagna come te. Abito solo in provincia, in un gruppetto di case a metà dell'appennino. Dalla finestra vedo solo ulivi, però non sono "isolata" come lo sei tu. Eppure la gente non capisce quanto sia più alta la qualità della vita...non so, pare che io mi debba sempre giustificare. Ma non baratterei il silenzio quando dormo, il buio di notte, la macchina aperta col portatile dentro, il vicino che mi regala le pesche. E' un'altra storia. Per lo stress c'è tempo.

Cristina ha detto...

Un post come questo riesce ad acquietare un po' quei contrasti che mi fanno tanta paura. Vorrei essere anche io una campagnola coi tacchi, per ora non mi riesce, ma magari piano piano...

SMEMORY ha detto...

Ho la fortuna di vivere in campagna e allo stesso tempo vicino al centro di una cittadina a misura d'uomo e se poi voglio il caos metropolitano mi sposto a Napoli (piu' citta' caotica di cosi' !)Non riuscirei a vivere solo in campagna o solo in citta':mi stresso e corro e vivo in citta' per poi potermi rintanare nel mio angolino di campagna e silenzio e ricaricarmi e poi posso sempre andare al mare che e' vicinissimo.Insomma sono proprio fortunata devo ammetterlo.Baci

minerva ha detto...

Io sono nata (e vivo) in una via di mezzo.
Ho i boschi coi cinghiali a pochi chilometri ed una città grandina non molto distante. Però in campagna ci ho passato le estati di bambina e quei momenti sono fra i ricordi più luminosi che conservo.
Ecco, l'attaccamento che nutri per Istanbul mi ha contagiata, sappilo.
è quasi tutta colpa tua se mi ci sono affezionata tanto XD
baci
Minerva

Ladybug ha detto...

Cara Paola, pienamente d'accordo su tutto. Sfortunatamente troppo spesso ci fermiamo a quello che vediamo esternamente e sulla base di quello decidiamo come incasellare la persona che abbiamo davanti.Pazienza! L'importante è cercare di essere noi stessi, sempre. Poi qualcuno che ha voglia di andare a fondo ogni tanto si trova!

PaolaFrancy ha detto...

il senso di appartenenza. scrivendo e leggendovi mi accorgo di quanto è importante.
grazie :)

@minerva: non è colpa mia, ma della sua bellezza :) #Istanbul

Starsdancer ha detto...

Come ti capisco, ho vissuto una vita in campagna, in un posto in cui abitano pochissime persone e in cui la natura la fa da padrona. La vita in città non è niente in confronto alla natura e alla vita in campagna, e mi manca così tanto che certo giorni esco sul mio piccolo terrazzo guardo il paesaggio triste e desolato dei tetti delle case davanti alla mia e piango pensando ai miei amati boschi, alla mia amata campagna, ai profumi e ai silenzi interrotti solo da un cinguettino di uccellini e un ragliare di asini.
Sogno ogni notte di tornare la...