mercoledì 8 aprile 2009

ora sì: ovvietà, umiltà e pietà

Ora sì, me la sento. Non di creare un nuovo inno sull' onda di quello della rivoluzione francese come può sembrare dal titolo, ma di parlare di ciò che è successo nei giorni scorsi in Italia.
Il web pullula di post, articoli, video, notizie dell' ultima ora, e chi più ne ha più ne metta.
Persino il famelico facebook - che comincio ad odiare, anche perchè la mia amica Valentina che è partita alla volta del Canada non mi dà sue notizie via e-mail perchè tanto "la trovo su facebook " - ha ottenuto elogi per aver permesso di sapere se erano vivi amici o parenti che abitavano nelle zone terremotate.
Va bene la tecnologia, gli aggiornamenti in tempo reale, la diretta ... ma siamo andati oltre, molto oltre. Ha ragione Marilde , abbiamo mostrato tutto.
Abbiamo anche parlato a vanvera, se è per questo. Abbiamo detto davanti ad una telecamera che "ci sono dei bassi ( sotterranei, credo. ndPaola ) in cui OVVIAMENTE vivevano degli albanesi che dormivano sulle brandine".
E uso la prima persona plurale - nonostante a parlare fosse un solo giornalista - perchè sono una cittadina italiana, inevitabilmente parte di questo popolo che sta inglobando barconi di gente e pullman passati di sgamo alle frontiere. Questo nuovo popolo che non riesce ad accettarlo, nonostante sia erede di quegli italiani che ad inizio secolo sono andati a cercare fortuna al di là dell' Atlantico perchè al di qua di speranze non ne avevano.
Ma non abbiamo più l' umiltà di ammetterlo. No, non è più affar nostro. Noi ora facciamo il G1, G2, G3, fino al G20 e siamo entrati nei "grandi"; noi ora non siamo più quelli che partiamo con la valigia di cartone per la Svizzera, la Germania, l' Argentina, il Canada. No, noi ora siamo quelli che abitiamo dove la gente arriva e spera di trovare l' oro. E invece questa gente ha anche trovato la morte ... insieme a noi, certo. Eh sì, viviamo tutti insieme, non ve ne siete accorti?
Io - e ritorno ad essere io - provo pietà per tutti, allo stesso modo.
Provo una gran pietà in questo momento. Io che sono un caso strano, io che sul filobus guardo gli altri e mi fanno pena, tutti. Ma tutti tutti. E quasi sicuramente saranno mille volte più felici di me, ma il viso stanco della gente mi fa questo effetto, è più forte di me.
Secondo me è colpa del fatto che all' università ho studiato Lingua e Letteratura Russa, tutta quella tundra, quella neve, quel tempo che non passa mai, quel filo di tristezza ... se rinasco mi specializzo in Letteratura americana, magari il capitalismo mi aiuta a fottermene di tutti.
... ma a quel punto non credo sarei felice ... preferisco interessarmi alla gente, IO.

3 commenti:

Sonia Luna ha detto...

Ben detto! La memoria purtroppo e' corta.

Denise ha detto...

Già...

Marilde ha detto...

Ti ho ringraziato da me ma lo faccio anche qui. Mi fa piacere che condividi ciò che ho scritto. grazie!