Un paio di settimane fa ho accompagnato Francesco ad una partita di calcio che la sua squadra faceva in trasferta. Tutti cuccioli di 5, 6, 7 anni con le maglie che facevano da vestito. Francesco era ancora in porta.
Prima che entrasse in campo, gli ho detto di farsi fare goal più volte possibili; lui sa già tutto il discorso, non ho avuto motivo di specificare altro.
Una mamma si è voltata verso di me e mi ha detto: "Ma come? Noi dobbiamo vincere!"
"Signora, sinceramente non ambisco né a questa, né ad altre vittorie su un campo di calcio. Mi fa piacere se giocano bene, ma l' importante è che si divertano, no?" (la fiera dell' ovvietà).
Durante la partita questa signora si è sgolata, agitata, affannata perché la palla venisse passata a suo figlio e perché lui o altri segnassero. Credo che sia finita in pareggio. Dico "pareggio" per sentito dire, visto che non sono stata lì di certo a contare il numero dei goal (attività - quella del conteggio dei goal - severamente vietata dal Mister che, per fortuna, non ambisce a nulla, se non che i suoi ragazzi siano sereni e felici).
Quando i bambini erano negli spogliatoi io e questa mamma ci siamo ritrovate vicine. Mi ha detto che lei porta suo figlio a queste partita nella speranza che qualche procacciatore di talenti scovi suo figlio e lo faccia entrare in una squadra più importante; secondo lei questo sarebbe il primo passo per avviarlo ad una carriera che gli permetterebbe di guadagnare molti soldi.
Accanto a lei - di fronte alla mia bocca spalancata per lo stupore e i miei occhi che non sapevano se credere che quella fosse una vignetta comica o una persona in carne ed ossa - c' era la figlia maggiore. Mi ha detto che lei avrebbe tanto voluto iscriversi all' università, ma che i suoi genitori non potevano/volevano a meno che lei non si fosse trovata un lavoro (cosa che era più che disposta a fare).
Sono andata via sconvolta e, una volta tornata a casa, ne ho parlato con il Moschettiere. Figuriamoci, lui già non sopporta il calcio - raccontargli questo episodio è stato come sfondare un portone aperto.
Passata una settimana, rivedo la signora - questa volta affiancata dal marito - agli allenamenti.
Il discorso cade su vari argomenti, tra noi e altri genitori presenti. Quando si arriva a parlare della crisi che stiamo attraversando (il più gettonato di sempre), il marito spiega che lui lavora a turni in una grande fabbrica vicino al nostro paese e alla fine dell' anno porta a casa meno di 18.000 euro. Sua moglie non lavora, cura i tre figli. Dice anche che vorrebbe che suo figlio intraprendesse la carriera calcistica perché non vorrebbe che vivesse quello che è costretto a fare lui.
Ora, tralasciando il discorso della cultura familiare, della pochezza di certe aspirazioni, del fatto che un figlio sormontato da queste responsabilità o diventa milionario o si sentirà un fallito tutta la vita...ecco, tralasciando tutto questo, io quella sera sono invece tornata a casa e non mi sono più chiesta: "ma questi due genitori come possono investire soldi negli allenamenti di calcio del figlio e non nella carriera universitaria di una figlia volenterosa e studiosa?".
Mi sono invece chiesta: "chi sono io per giudicare?".
Ho visto sempre i miei genitori lavorare e mio padre lo faceva anche da casa quando ha cominciato a stare male. Hanno fatto sacrifici, ma non è la stessa cosa. Ho lavorato durante l' università e ne sono stata più che felice (una delle scelte più azzeccate della mia vita), ma se anche non lo avessi fatto, non mi sarebbero mancati i soldi per comprare i libri o per mangiare. Certo, è stato un grande aiuto e mio padre era morto, non me la sentivo di pesare su mia madre. Ma qualcosa avevamo e lei mi ha chiesto tante volte di smettere di lavorare e dedicarmi esclusivamente allo studio. Alla fine ho mollato quando mi mancavano 6 esami. 6. Pazienza. Ho trovato il lavoro che mi sta dando da mangiare ancora adesso. Stop.
Chi sono io, quindi, per discutere sui sogni di gloria degli altri? Posso decidere di non frequentare queste persone perché non trovo che il mio pensiero sia allineato al loro (su questo argomento, ma probabilmente anche su altri. Probabilmente, ripeto), ma non posso giudicare i loro sogni e mi dispiace averlo fatto.
Proprio io, che sogno sempre.
I sogni non si toccano.