martedì 8 maggio 2012

Paola e le Stylish Classes, i Classici. 1) Il pantalone blu

Parto dal capo più classico che ci sia, a mio parere: il pantalone blu.
Sì, più classico di quello nero che, secondo me, fa tanto "spezzato dal tailleur" e spesso viene abbinato ai colori più sgargianti, involgarendolo.
Se siete stanche di indossare il vostro pantalone blu sempre allo stesso modo o non lo avete mai acquistato perché non sapevate come portarlo senza essere banali o troppo classiche, ecco un paio di dritte.
Premesso che a me piace il blu + blu - qualsiasi tono - e che si abbina praticamente a qualsiasi colore, così è come lo porterei io (anzi, come lo porto):
Di giorno, con top nero e accessori neri. Oppure con top bianco o crema:

Blue trousers - daily outfit with creme top and black/grey/blue accessories (suede)


Sempre di giorno, con una maglia ampia color crema (meglio se un po' lavorata), accessori cuoio (o cognac o burgundy) e qualche tocco di colore:

Blue trousers - daily outfit with creme sweater and brown leather accessories (and colored clutch)



Con il verde militare. Aggiungendo il tono sofisticato del beige ma anche un paio di orecchini da sera.

Blue trousers - military green and beige/cognac accessories


Con il rosa, il rosso o l' arancio (anche mischiati. Anzi, meglio, tanto c' è il blu che smorza).

Blue trousers - daily outfit with pink, red and orange (summer!)


E infine, per la sera. Non ho saputo resistere. Blu notte + vernice + argento + giallo fluo (e cappottino leggero in un colore neutro):

Blue trousers - evening outfit (black patent accessories, fluo yellow and taupe coat)


Il blu è davvero per tutti, fidatevi.

A presto, con altri classici (sempre e solo secondo il mio punto di vista).

venerdì 4 maggio 2012

Francesco e Istanbul, la loro prima volta.

Era come se si fossero già visti. Ma finalmente si sono abbracciati.
Francesco (che non vuole mai farsi fotografare) e Istanbul (o meglio, solo un piccolo piccolissimo scorcio):







Presto pubblicherò le foto dell' appartamento in cui siamo stati. Perché io credo fermamente che questa città debba essere vista da chiunque e che il modo migliore per farlo sia assaporarla dalle finestre di una vecchia casa.
 
p.s. questo viaggio è stato il mio primo grande regalo a mia madre. Il fatto che ci fosse anche Francesco, sono sicura, lo ha reso ancora più speciale e indimenticabile.

lunedì 30 aprile 2012

Mattino {live from Istanbul}

Mi sono seduta sul letto. Francesco e il Moschettiere dormono qua accanto a me.
Mia madre nella stanza accanto.
In effetti sono le 6 del mattino e, calcolando il fuso, in Italia sarebbero le 5.
Ma la preghiera che arrivava da un minareto molto vicino mi ha svegliata un' ora fa. O meglio, ero già sul chivalà e quel forte canto microfonato mi ha dato il colpo di grazia.
Questa notte qua fuori è successo di tutto. Ad un certo punto pensavo che stessero spostando una casa. Ora si sentono le navi che arrivano e i gabbiani che le seguono. Quasi silenzio.

L' appartamento che abbiamo preso è proprio accanto alla torre di Galata, nel quartiere italiano.
Anzi, genovese. È il mio preferito, qui a Istanbul.
Per la posizione, lo stile delle case - vecchie - e per il fatto che pur avendo qualcosa di turistico, è frequentato da istanbuliani. Questo appartamento è bellissimo.

Da uno dei balconcini si vede il mare. I proprietari hanno lasciato dentro tutto e il ragazzo che ci ha dato le chiavi mi ha persino detto che posso prendere i vestiti che voglio e metterli. Non esageriamo. Anche se la tentazione è molta, la ragazza ha del gusto.

In cucina ci sono le pentole appese con l' aglio. In alcuni punti ancora i vecchi stucchi sui muri.

Spero che mia madre questa mattina non si lamenti troppo del casino di stanotte. Mi vedo già mentre litigo con lei attraversando il ponte di Galata e godendo - comunque - di quel vento che solo lì c' è.

Di quel profilo, con i minareti e il promontorio del Topkapı, di quei pescatori che ti guardano quando passi ma se ne fregano anche.

Tutti continuano a dormire, qui. Io proprio non ci riesco. Buongiorno, mia Istanbul.

giovedì 26 aprile 2012

Gli uomini della mia vita

Per molti anni dopo la sua morte, ho ricordato mio padre solo da malato. Poi, improvvisamente, ho ritrovato tutte le mie immmagini di bambina con lui. In mezzo poco, chissà come mai. 
Oggi lo ricordo come un uomo brillante che intratteneva gli amici, rideva, scherzava, spostava i mobili del salotto per ballare il bougie bougie con mia madre. 
Poco prima di morire, una mattina, mi ha parlato di cieli e mongolfiere. Quel giorno ho giurato a me stessa che non avrei mai smesso di sognare, proprio come aveva fatto lui. Pretendeva molto da me a scuola e non posso non dire che mi metteva soggezione e avevo paura tornando a casa con un voto mediocre. 
Ma mia madre dice che queste ultime cose me le sono sognate. 

Il mio ex-marito mi ha presa tra le sue grandi braccia alla fine di un' estate. Ero appena tornata dalla Russia, dove ero andata a studiare e dove, guardando bambini giocare in un vecchio cortile dall' ultimo piano di un ostello di Mosca avevo pensato che la mia vita era proprio una merda. 
Mio padre era morto da meno di un anno e il mio ex ragazzo mi aveva lasciato dei brutti lividi. Sia fuori che dentro. 
All' inizio, al mio ex-marito, parlavo solo di quanto fossi triste. Lui rispondeva con grasse risate e facendomi riprendere, piano piano, i chili persi per strada durante quell' anno terribile. 
È per questo che l' ho sposato, qualche anno dopo. Amavo la leggerezza innata che lui aveva e io no. 
Placava la mia sete di avventura approvando i miei piani di viaggio e mi teneva i piedi per terra tenendomi stretta con la sua grossa mole e facendomi coccolare dalla sua famiglia, numerosa e presente. 

Il Moschettiere, invece, ha subito accentuato, anziché smorzarli, questi lati del mio carattere - forse perché siamo molto simili sotto questo punto di vista. Pochi mesi dopo il nostro primo appuntamento, nonostante avessi una gamba rotta, mi ha caricata su un aereo e mi ha catapultata in India, dentro un viaggio che avevo nella pancia da anni. 
Poi mi ha portata a vivere in un bosco. 
Siamo due istintivi. E le nostre litigate hanno spesso del teatrale. 
A volte penso che esprima opinioni opposte alle mie solo per il gusto di vedermi difendere le cose in cui credo con tutta la foga di cui sono capace. Ma so che non è così perché lui è un pacifista assoluto, mentre sono io che vorrei scatenare piccole piccolissime guerre (e poi non lo faccio). 
Quando siamo insieme ci piace sognare, pensare a NY, sistemare la legnaia, invitare gli amici, amarci in veranda (quando c' è la luce giusta). 

Francesco è nato di 3,3 kgs e aveva le mani grandi, come adesso. 
Il mio dito preferito è ancora oggi il mignolo, perché ha una falange piena di ciccia. 
Ha le ciglia molto lunge, come suo padre. Loro due hanno lo stesso naso. 
Ma le ginocchia, le orecchie, il mento e i piedi sono quelli di sua madre. 
È un romantico sognatore e questo mi basta. Anzi, mi appaga di molte cose perché so che un sognatore trova sempre la sua strada. 

 Ieri eravamo tutti insieme. Sì, anche mio padre. E per me è stato bellissimo.

martedì 24 aprile 2012

Rosso [ma con i bottoncini dorati]

Mi piace perché mi fa il culetto in fuori. 
Mi piace perché è di lino, ha i volants e i bottoncini dorati dietro, per allacciarla. 
Mi piace perché l' ho comprata una mattina, quasi all' alba, seduta sul divano. E poi è arrivata in un giorno di pioggia, avvolta in una velina verde.


Da portare: con top grigio e sandali bianchi.
Da acquistare: da Zara, meglio se on-line, comodamente sedute nel vostro soggiorno.
Da evitare: farsi venire voglia di metterla mentre, spudoratamente vestite solo di canotta e mutandine, si sta lavorando in giardino. Allunga nettamente i tempi di svolgimento del lavoro.