martedì 9 aprile 2013

Per far felice

Far felice chi ti sta accanto non è sempre facile, soprattutto se si ha a che fare con un bambino di quasi sette anni che, come tutti i suoi coetanei, è avanti di almeno cinque anni rispetto a come eravamo noi alla sua età e per questo si trova in una fase di - diciamolo - preadolescenza.
Francesco è un bravo bambino, sarei ingiusta se mi lamenetassi. Ultimamente, però, è diventato complicato gestirlo e, soprattutto, gestire le sue richieste. 
Premessa: solo le mamme di coetanei maschi di Francesco possono capire le prossime righe. 
E' sottoposto, come tutti, a mille impulsi e provocazioni e credo sia normale che ci caschi. Detto questo, il fatto che - come dice lui - la sua felicità dipenda da un mazzo di carte dai nomi improbabili mi fa pensare. 
Ho sognato Barbie luce di stelle per notti intere prima di averla e quando andavo all' Upim con mia mamma stavo lì a fissarla e a desiderarla come se fosse l' ultima cosa sulla faccia della Terra...ma nulla, questa Barbie mi arrivava solo ed esclusivamente per il compleanno o per Natale.
Tenevo il muso, qualche volta, come penso facciano tutti i bambini. E me lo ricordo anche, perché avevo una rabbia dentro per non poter ottenere una cosa che a me sembrava così facile darmi, che è come se sentissi ancora quella sensazione che sentivo scendevo le scale dell' Upim e andavo con mia mamma nel reparto abbigliamento, dove lei gurdava guantini e calze velate.
Dio mio, scritta così sembro la bambina della canzone tristissima che mi cantavano da piccola, quella della bambina infelice che rimproverava la mamma di non comprarle mai niente e di pensare solo a lei. Era per dire che davvero ci stavo "male", come penso ci stia "male" Francesco ora, per quei cinque minuti in cui non esiste nulla al mondo se non quel nuovo mazzo di carte.
Beh, io ho deciso di non cedere e di accontentare le sue richieste cercando di usare il buon senso e di ignorare le sue provocazioni quotidiane. 
Di certo, se ho un' aspettativa da riporre in mio figlio, è che non diventi un ragazzo - e un uomo - a cui tutto è dovuto e che non abbia le palle per ottenere con intelligenza, costanza e impegno ciò che desidera, qualunque cosa sia. Per questo, sto sfidando le terribili minacce dei pacchetti di carte appesi nelle edicole e quelle dei bambini che hanno invece ottenuto centinaia di carte nel giro di poche settimane. Sta diventando un' impresa epica.
Comunque io - sarò una mamma terribile, cattivissima - non cederò. 
D' altronde, quando riesco a distrarlo da tutto questo, Francesco sa fare cose meravigliose.

(per avere il tutorial della ghirlanda, cliccate qui)

12 commenti:

Lanterna ha detto...

Ti capisco. Completamente. E anch'io mi ricordo com'era, e mi sono convinta che fosse più bello sognare che avere.
Un po' come adesso, che fantastico sulla mia nuova casa. E poi lo so che là non sarò più felice che qui: un po' più comoda forse, un po' più indipendente, un po' più al largo. Ma non certo più felice.

Emporio74 ha detto...

Pokemon? Yu-Gi-Oh?
Una fase che abbiamo appena superato. C'e' stato un periodo che quando andavo a riprenderlo dal volley pretendeva la sosta dal giornalaio per comprare ste' cavolo di carte (che tra l'altro hanno un prezzo esagerato). Anche io sono stata abituata dai miei genitori a desiderare le cose percui ho fatto come stai facendo tu ed e' andata bene ;)

Milkfree ha detto...

Io non sono mamma ma mi ricordo come era desiderare tantissimo una cosa, che fosse un vestito, un gioco o una bicicletta, che le mie compagne avevano e che invece io dovevo aspettare compleanno e natale per avere. Allora non lo capivo, ma credo che piu'del singolo oggetto avevo bisogno di sentirmi come gli altri, di non essere esclusa. Mi ricordo la rabbia che provavo per i miei che non lo capivano. Certo, ora che sono grande sono grata che mi abbiano insegnato a saper aspettare, e a non essere "un pecorone", ma se avessi un figlio proverei le stesse situazioni contrastanti che provi tu ora!

Mamma Cattiva ha detto...

Mi ricordo che da piccola puntai i piedi per avere "La Piscina di Barbie" ma anche per me non essendo né comple né Natale né promozione a scuola la risposta fu NO. Di tutta risposta decisi per il mio primo sciopero. Mi chiusi in camera a chiave e passai un biglietto di carta sotto la porta con scritto che senonmicompravanolapiscinadiBarbie non sarei più uscita. A mia madre bastò bussare con più forza per ubbidire a riaprirla e ovviamente mai mi fu comprata la piscina, neanché al momento giusto. Oggi mi ritrovo in tante scelta che faceva mia madre ma come dici tu il contesto è molto diverso. Leo sta facendo l'album dei cucciolotti e ogni tanto qualche pacchetto glielo compro ma sabato è andato da una sua amica e questa gli ha regalato, non scherzo, un mazzo alto 10 cm, di doppioni. Lui ci era andato con un solo doppione, per dire. Come fare dunqua quando mille altri genitori comprano 20 pacchetti alla volta? Un esempio tra tanti...

Pellegrina ha detto...

Sì, bisogna saper trovare un equilibrio. Come per l'Ipad. E soprattutto saper distinguere bene un desiderio reale, profondo, da un capriccio momentaneo. Penso che la capacità di fare e di creare che gli stai insegnando gli possa dare in futuro molta più felicità delle carte (ma sono figurine?). Come la mia mamma che mi faceva pasticciare con la creta.
Allo stesso tempo anche io ero molto felice quando la nonna mi comprava le figurine da attaccare nell'album - perché mia mamma da quell'orecchio non ci sentiva. Ma ne ho fatti meno di uno all'anno, alle elementari soltanto. E finché non lo finivo, inutile chiederne un altro!

Marta P. ha detto...

Il modus operandi è quello giusto.
Io lascio che mi faccia ogni santo giorno una richiesta in materia di giocattoli e poi le rispondo: "va bene, al tuo compleanno te lo compro".
ovvio...finchè non mi chiederà una Lamborghini ;)
Altrimenti non se ne esce più.

Donna Bianca ha detto...

Ho rifatto la cucina due anni fa, passando dai classici fornelli da 60 al 90: è vero che cinque pentole grandi non ci stanno, ma sinceramente per quanto cucini spesso per un numero di persone che va dai 12 ai 20 non è mai stato un problema. Volevo anche il forno da 90, ma lo stesso venditore mi ha dissuaso per tutti i motivi che hanno già citato le altre forumiste; l’abbiamo “barattato” con un normale 60 più un cassetto scaldavivande, ed è stata una soluzione fantastica: non mi affanno a preparare tutto all’ultimo, uso il forno solo per cuocere e tutto fila che è una meraviglia.
Sempre a proposito di elettrodomestici (ho tutto AEG, ma ignoro i modelli) caldeggio vivamente anche il frigo coi cassetti a zero gradi. Devi avere un freezer a parte, ma ne vale la pena, perché conserva a perfezione soprattutto frutta e verdura: praticamente non ho più buttato niente!

Donna Bianca ha detto...

SCUSA ho sbagliato commento perdonami e cancella! Quello giusto era questo:
Madre di quasi coetaneo, quindi capisco benissimo: anzi ti dico che il meglio (o il peggio) deve ancora venire. Due sole parole, ma faticose da vivere: equilibrio e saggezza. Sette anni non sono così pochi da non capire: tieni duro, ma senza esagerare, e un domani te ne sarà grato. Piuttosto, ogni tanto stupiscilo con qualcosa che desidera, ma quando meno se lo aspetta: diventerà un dono ancora più magico e prezioso.

Col copia-incolla sono un disastro!

Marta P. ha detto...

Ma in quale limbo finiscono i miei commenti??!! :(((

PaolaFrancy ha detto...

Scusate...il mio blog si era mangiato i vostri commenti...in effetti ero anche un po' triste. Dicevo: "ma non mi commenta più nessuno???" :)

@emporio74: avete superato quella fase??? invidia! Invidia grandissima!!!
@milkfree:sì, non è semplice, ricordando quello che provavamo noi...però devo farcela!
@mc: ecco, il problema è gestire i genitori che continuano a dire sì. francesco mi racconta di bambini che hanno 300 carte. giuro. :O
@pellegrina: so che questo è un discorso da nonna, ma la penso così: purtroppo i tempi sono cambiati e tanto. Io facevo album di figurine ma non né io né le mie amiche eravamo così ossessionate. forse non eravamo nemmeno così caricate e stimolate dalla tanta pubblicità che c' è ora, non so...
@marta: è l' unica via per uscirne (francesco sta contando i giorni che mancano al suo compleanno con una voglia che mi fa una tenerezza infinita!)
@donna bianca: ah!ah! in effetti avevo capito che avevi sbagliato! :)

Calzino ha detto...

Mio figlio ha 7 mesi. Ripasserò qui tra qualche anno. Sarà dura avere tutto questo polso.

Pellegrina ha detto...

Mah, diciamo che conta molto anche quello che da bimbo hai intorno. A volte gli oggetti sostituiscono la capacità di giocare, che è una cosa che va insegnata, come s'insegna a leggere e scrivere, o l'attenzione profonda e attiva delle figure di riferimento per il bambino. A me capita di vederne tantissimi di genitori che con tutto l'affetto, sono tremendamente passivi nei confornti dei figli. Non ci interagiscono mai. Comprano, sì, poi proibiscono a raffica le cose più idiote, poi cedono, finendo col creare dei piccoli tiranni infelici. Invece di dare autonomia e coltivare creatività. Che consiste nel farci insieme cose belle come il vostro cuore e immagino tante altre.
Qui in Francia, ad esempio, i genitori sono piuttosto diversi e in media i bimbi molto più tranquilli, ma molto autonomi.

Per me, di certo, fare un album di figurine l'anno era un'attività seria, ci dedicavo tempo, passione, attenzione, ma non avrei mai detto che ne dipendeva la felicità. Allo stesso tempo, come per i miei compagni, una buona parte del divertimento era lo scambio dei doppioni, fatto sempre con grande pathos, (il che diminuiva parecchio gli acquisti, specie se abitavamo in zone diverse della città). Forse l'eccesso viene anche da mille stimoli che agiscono, ancor prima che sulla spinta al consumo, proprio sull'emotività, rendendola esasperata e retorica, molto falsa, come passa, ad esempio, da certi programmi tv. Il che porta, anche, all'incapacità di conoscere la misura, di misurare la frustrazione, di stabilire rapporti tra le cose, di dare il giusto peso alla realtà e molto altro, cose che si imparano già da piccoli.
Il secondo commento di donna Bianca mi pare molto appropriato.
E quanto allo scriverti, figurati chi ti abbandona! anche a me è successo che sparissero i commenti: pensavo che fossi troppo impegnata a creare giardini per pubblicarli tutti :-)