venerdì 1 novembre 2013

Il bosco, oggi.

Non scrivo qui da diversi giorni. In realtà, negli ultimi mesi sto scrivendo pochissimo e di questo mi dispiace molto. Questo diario non è diventato meno importante di altri spazi, anzi, proprio perché lo considero una "scatola" in cui riporre le emozioni, le parole, i fatti che scorrono nella mia vita, vorrei riuscire a buttarli dentro tutti, magari in ordine, ben riposti. E' che arrivano in fretta e io li vivo intensamente, come ho sempre fatto, senza però fermarmi un attimo e fermarli nella memoria anche attraverso questo mezzo.

Questa mattina, invece, mi sono seduta in veranda e ho chiuso gli occhi. Mi sono fermata. 
Mi è venuto in mente quando ero piccola e tornavo dal mare guardando fuori dal finestrino della macchina e fremendo per arrivare a casa. C'erano tanti pioppeti - io amo i pioppeti, anche se per molti amanti del verde non sono granché. Quando vedevo i pioppeti, insomma, io sapevo che non mancava molto all'arrivo. E poi ritrovavo la mia cameretta e mentre papà scaricava la macchina, mamma iniziava a mettere su la pentola con l'acqua per cucinare una pasta. Era sempre l'ora di pranzo quando rientravamo dalle vacanze.
E avevo sempre la schiena bruciata, perché non mi stendevo mai al sole, giocavo giocavo giocavo sulla sabbia.

Abbiamo spostato la rete di confine del nostro terreno. Adesso un pezzo di bosco è incluso nel giardino e io ogni tanto vado a passeggiare lì, anche se è da sistemare -e ci vorrà del tempo- ma non mi disturba saltare le radici che sono ancora da togliere o farmi strada tra i rami secchi da bruciare. Le piante mi danno respiro. Le piante mi fanno vivere e so che questo l'ho ereditato da mio padre. 
Lui che si affannava a sistemare il giardino della casa al lago e insisteva perché andassi con lui a fare un giro al giardino botanico, al mare. 
Io che adesso pagherei per essere lì, seduta insieme a lui sul bordo di quel piccolo laghetto accanto alla fontana che mi ha suggerito il nome di mio figlio.
E' solo che da sedici anni non posso più farlo con lui che oggi, in questo giorno di sole in cui il bosco è meraviglioso, mi manca da impazzire.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Ogni giorno (forse più volte al giorno) passo di qui sperando in un tuo post. Per me che vivo in un contesto urbano (e ne sogno uno agreste), leggere i tuoi post è una boccata di verde, di ossigeno, di vita… che mi fa immaginare in luoghi lontani… Attraverso te riesco a sentire l’odore dei fiori, degli alberi, della campagna; riesco a toccare la rugiada; a percepire la bellezza e la durezza di una esistenza semplice... Tutto ciò mi riconduce ad una dimensione più umana e serena della vita, al benessere che vorrei un giorno provare anch’io. Insomma grazie. Edi

Pellegrina ha detto...

Mi mostri il tuo pioppeto? Con tutte le radici? Han bei colori i pioppi.

Anonimo ha detto...

ginevrartù

18anni fa anche mio padre ha dovuto andare a vivere in cielo.a volte mi manca talmente che non ho la forza neppure di dirlo. è in un'altra dimensione lo so.ma io darei qualunque cosa per poter trascorrere ancora solo un'ora con mio padre.

Mamma Cattiva ha detto...

Torno presto a passeggiare nel bosco.

Marta P. ha detto...

Non riesco nemmeno lontanamente ad immaginare come si possa stare senza il proprio papà, anche se si è grandi, soprattutto se si è grandi....
Ti abbraccio forte, Paola