martedì 17 settembre 2013

Tradizioni {le nostre e non}

Quando Francesco torna dal week-end con il suo papà, la domenica sera, mangiamo la piadina. Ci mettiamo dentro prosciutto cotto e formaggio e mai niente altro. Abbiamo questa tradizione che, anche se può sembrare una stupidata, è stata una delle cose che ha aiutato Francesco ad abituarsi al ritmo del rientro.
Così, quando mi fermo a pensare, mi capita di immaginarlo seduto a tavola con la sua piadina in mano e mi fa tenerezza.
È una tradizione moderna, si può dire, un'abitudine che per noi ha del significato.

La scuola è cominciata e lui, nel primo compito in classe in cui gli veniva chiesto di parlare delle sue vacanze, ha scritto che è andato in vacanza con i suoi genitori. Quando io e il Moschettiere gli abbiamo domandato perché avesse scritto così lui, in modo del tutto naturale, ci ha detto che non sapeva cosa scrivere.
E poi ci ha guardati con quel sorriso sdentato che ha da quest'estate. A me è venuto un po' il magone e poi, ripensandoci, la sera, ho capito che ora che è cresciuto, ha bisogno di indicazioni pratiche su come descrivere la sua famiglia e il suo stile di vita. In effetti, a scuola non può dire che il Moschettiere è suo fratello, come fa in casa. 

Il giorno dopo questo episodio, facendo i compiti a casa, abbiamo letto una pagina del suo libro in cui erano disegnati tre bambini che raccontavano qualcosa che non ricordo. Uno di loro diceva che svolgeva quella cosa (che continuo a non ricordare) proprio quando tornava a casa dal week-end con il papà. E a Francesco si è illuminato il viso. E anche a me. Ha visto che certe cose si possono e si devono dire e anche scrivere.
Vorrei potergli dire che è molto meglio che papà e mamma continuino a volergli bene abitando in due case diverse, piuttosto che trascorrere una vita triste e povera d'amore, ma aspetto che lo capisca da solo. Perché so bene che lo capirà presto.

Ieri, al Palio di Asti, abbiamo mandato una foto a suo padre. Una foto in cui Francesco si tappa le orecchie per paura del botto della falsa partenza. È una bella foto, mi piace.
Ci diamo divertiti. È una tradizione che capisco e condivido in parte, ma è stato inaspettato osservare le dinamiche del Palio, sentire i fantini che litigavano tra loro, le trombe suonare prima della partenza delle batterie e vedere i cavalli arrivare velocissimi mentre Francesco e i suoi amici li aspettavano eccitati.
Facevo solo io il tifo ma non importa. 
E il Moncalvo non ha vinto, pazienza.
Sarà per il prossimo palio, come da tradizione.



P.s. Non potevamo non lavorare per l'inizio della scuola (e non solo). Guardate qui, qui e qui

10 commenti:

Marta P. ha detto...

I bambini capiscono tutto, basta avere la pazienza e la costanza di mostrargli la realtà in modo sincero. Ha davvero una bella famiglia. E questa è la sola cosa che conta.
Ti abbraccio

Anonimo ha detto...

scusa ma non e' ad asti che e' morto un cavallo proprio alla partenza? le tradizioni hanno piu' valore se sono crudeli? io non sarei mai andata ma credo che anche tu avresti dovuto tagliare l'ultima parte di questo, dolcissimo come sempre, post. per lo meno non ignoriamo che certi spettacoli hanno un costo davvero troppo caro.
francesca

PaolaFrancy ha detto...

Cara Francesca,
C'è una parte crudele e inaspettata in questa come in altre tradizioni, è vero.
Non andrei mai a vedere una corrida, per esempio, perché non c'è rispetto a prescindere per l'animale. Anzi, credo ci sia solo crudeltà.
Nel caso del palio, i cavalli fanno quello per cui sono allenati: correre. Esattamente come quei cavalli che fanno gare di salto, di cross, ecc (e lo stesso pericolo c'è per il cavallo come per il fantino).
Lo so perché il Moschettiere gareggiava e ti assicuro che in casa nostra c'è un grosso amore e rispetto per i cavalli, come per gli altri animali.
Credo che il fantino del cavallo che è morto sia stato davvero poco intelligente e forse ha pensato solo al premio finale, visto che ha aizzato il cavallo per farlo partire più carico, senza pensare alle conseguenze. Purtroppo, come in tutti gli ambiti, c'è sempre qualcuno che sbaglia, ma non tutti sono così.
(E non sta a me giudicarlo, c'è un'inchiesta in corso).
Detto questo, penso che non ci sia nulla di male nel tifare per la propria borgata e a sperare che vinca, soprattutto perché nella corsa che abbiamo visto noi non è successo nulla di male ai cavalli. Anzi, ho visto con i miei occhi come venivano trattati. (Piuttosto, un fantino è finito all'ospedale).

Capisco, comunque, quello che mi scrivi e spero di essere riuscita a spiegare come la penso e quella che è la mia esperienza.

Pellegrina ha detto...

Cara Paola quello che scrivi stringe un po' il cuore. Credo che a Francesco manchino soprattutto le definizioni, non la consapevolezza del vostro affetto. Ma come chiamare questa persona esprimendo il suo affetto e l'importanza che ha nel suo universo senza mancare alle altre cui deve attaccamento?
Il nostro mondo e il suo linguaggio non aiutano. "Il compagno" o addirittura "il fidanzato" (orrore!) della mamma non definisce nulla in rapporto al bambino, purtroppo. Nè può farlo il suo nome proprio. Come situare questa persona? Ci sarebbe da inventare una nuova parola per questo ruolo.
Comunque il rito piadina e prosciutto è formidabile!

Anonimo ha detto...

grazie per la risposta, i tuoi toni sono sempre cosi' pacati da inchinarsi. sono comunque in disaccordo, non amo nessun tipo di corse, non mi piace che i cavalli (o qualsiasi altro animale) vengano usati per soddisfare la voglia di gare degli uomini, il fantino corre un richio che ha scelto, il cavallo no. ma certo non metto in dubbio il vostro amore per tutti gli animali, lo si percepisce benissimo dal tuo blog!
francesca

diana ha detto...

Cara le famiglie complicate come le nostre sono difficili da spiegare e metabolizzare . Ancora oggi che Morgana ha 16 anni quando chi non ci conosce dice che il mio compagno è suo padre lei non smentisce. Poi con il tempo capiscono le nostre scelte e che l amore per loro e per la vera famiglia è così importante che non si può scendere a compromessi...

diana ha detto...

uffa avevo scritto una risposta lunghissima e non c'è più.
Il senso era che prima o poi i nostri figli capiscono che la scelta che abbiamo fatto...ha portato sofferenza a noi e a loro...ma è proprio l'amore che proviamo per loro che ci ha spinto in quella direzione, è la voglia di fargli sentire il vero calore della Famiglia.

PaolaFrancy ha detto...

Hai ragione, bisognerebbe coniare un nuovo termine! :)

Un bacio
Paola

PaolaFrancy ha detto...

È vero, il cavallo non sceglie di farlo. Ma sai, io penso che sugli animali e come vengono trattati bisognerebbe aprire un capitolo lunghissimo.
Forse sono cambiata vivendo in campagna e su certi aspetti ho cambiato idea, guardo le cose con occhi diversi...fino a aualche anno fa, forse, non sarei andata al Palio, chissà.
Diciamo che in questo momento mi fanno più pena i cani che vivono in appartamento rispetto ai cavalli che corrono una corsa, ma questa è una mia personalissima sensazione. Come dicevo, ci sarebbe da scrivere un lungo capitolo sull'argomento! :)
Grazie per aver espresso la tua opinione e avermi messo in testa dei dubbi su cui ho ragionato in questi giorni,
Ciao
Paola

PaolaFrancy ha detto...

È arrivata!
E io la penso esattamente come te: credo che prima o poi loro capiscano se quello che sentono è l'amore e se vidne data loro la possibilità di esprimersi e di dire come si sentono...

Un abbraccio,
Paola