Tacchi, plateau, vernice e insalata
Quando devo pensare mi siedo sul bordo della collina.
Oppure vado nell' orto.
Spesso succede al mattino presto, quando Francesco dorme ancora, o nel tardo pomeriggio, mentre lui ferma il gioco e mi guarda salire sulla scala con quell' aria ammirata che ogni tanto ha.
Arrivo su e osservo, innaffio, raccolgo, penso. Mi sento una regina nel suo regno. Vorrei curare ogni dettaglio, ogni piantina. E infatti odio non avere sempre tempo per strappare le erbacce.
In ogni caso, quando ci vado accessoriata di tacchi - che affondano dolcemente nella terra - scusate - ma per me diventa una goduria.
Oppure vado nell' orto.
Spesso succede al mattino presto, quando Francesco dorme ancora, o nel tardo pomeriggio, mentre lui ferma il gioco e mi guarda salire sulla scala con quell' aria ammirata che ogni tanto ha.
Arrivo su e osservo, innaffio, raccolgo, penso. Mi sento una regina nel suo regno. Vorrei curare ogni dettaglio, ogni piantina. E infatti odio non avere sempre tempo per strappare le erbacce.
In ogni caso, quando ci vado accessoriata di tacchi - che affondano dolcemente nella terra - scusate - ma per me diventa una goduria.
P.s. La vernice è comodissima per andare nell' orto. La terra si lava via in un minuto, mica come con il tessuto delle ballerine dell' altro giorno, ormai diventate bicolore: fango e nero.
P.p.s. Con la vernice nera preferisco lo smalto trasparente a quello rosso, che fa un po' troppo fetish.
P.p.p.s. Questo post è, in effetti, un po' fetish in ogni caso.