sabato 6 dicembre 2008

l' albero blu




Quest' anno è tutto diverso, tutto tranne una cosa: il Natale. Francesco, ormai nell' età della "ragione" ( ... ), sente l' emozione e trema al pensiero dell' arrivo di questo giorno. Ha imparato persino a fare il conto alla rovescia per l' occasione e ora sa che manca "un mesetto".

L' albero di quest' anno è blu, perchè un maschietto è arrivato in una casa nuova, ma lui, aiutandomi a farlo, ha voluto a tutti i costi mettere anche una pallina "ossa" e una "aancione".

Sotto ha messo la sua letterina a Babbo Natale, che dice, testuali parole:

"Caro Babbo Natale, quest' anno sono stato proprio bravo. Mi porteresti per favore:


  • la bicicletta;
  • la carriola perchè la mia è rotta e l' ho portata alla discarica;
  • l' ovetto kinder;
  • il carrello della spesa;
  • il banco degli attrezzi;
  • il camion che porta la ruspa;
  • le caramelle.

Grazie, ti aspetto, Francesco"

Caro Babbo Natale - e questo te lo scrivo io - ti chiedo di portare a Francesco solo una cosa: la serenità e il perdono - lui sa per cosa.

E a me, ti prego, il suo sorriso ... ma non solo per un giorno, per tutta la vita.



sabato 22 novembre 2008

il fondo del mare

Forse sono io che sono sbagliata, ma andare all' acquario mi ha messo tristezza ...


E' vero, Francesco non sa che sul fondo del mare i pesci nuotano liberi nello spazio quasi infinito, ma, sarà perchè io lo so, mi sono sentita in colpa quando ho visto la vasca degli squali o quella dei delfini o anche quella dei caimani della foresta amazzonica ... In colpa perchè loro erano lì a nostra disposizione, in mostra, in vetrina ...


Francesco invece aveva gli occhi strabuzzati dalla meraviglia, alla ricerca della sua tartaruga "gande gande" come l' apertura delle sue braccine.


Che bello che sei amore. ti prometto che ti porto ancora al' acquario - e fa niente se mi sento in colpa. Tanto quando sarai grande lo so che diventerai un biologo marino e nuoterai in mare con le balene, i delfini e le "gandi gandi" mante alate.





lunedì 6 ottobre 2008

GOD SAVE SUOR CARLA ... anzi noi!

Londra l' è semper una gran Londra, detto alla milanese ... comunque è vero, è sempre bella. Peccato quel tempo di merda che si ritrova, se no sarebbe la città perfetta.
Bel week-end, non come la prima volta che ci sono andata ...
Avevo 11 anni e la scuola che frequentavo aveva proposto ai genitori di mandare noi ragazze con Suor Carla a Londra quell' estate.
Un incubo: centellinava i soldi che ci avevano dato i nostri genitori e noi povere sfigate guardavamo sbavando le vetrine dei "mc donald" sognando patatine, hamburgher, sundae al cioccolato; non ci faceva lavare perchè costava troppo; ci costringeva a dormire sui materassi tenuti insieme dallo scotch che di notte scricchiolava tutto ... e noi, per non pensare alla fame e alla sporcizia, organizzavamo spedizioni punitive contro i ragni che infestavano le nostre camere ...
Quando sono tornata, mia madre, al ritorno dall' aeroporto in macchina, mi fa: " ma come mai hai le braccia nere???" e io: " è l' abbronzatura". Lei, conoscendo il clima londinese e partendo dal pressuposto che la valigia conteneva prevalentemente giubbotti e k-way per la pioggia, arrivate a casa mi mette nella vasca da bagno e mi striglia come un cavallo; risultato: le braccia ritornano bianche. In effetti, mi sarò lavata due volte in tre settimane. Ecco perchè i ragazzi del college non ci cagavano di striscio, capisco tutto ...
Nel pomeriggio mia madre comincia la classica serie di telefonate alle mamme delle mie compagne di viaggio; si sentiva anche dall' altra parte del cortile che lei stava esclamando: " anche la tua??? Guarda, roba dell' altro mondo, pazzesco, mai vista una cosa del genere, che orrore, da pazzi, ho dovuto tenerla due ore in ammollo, era nera come la pece, eccetera eccetera ... ". Esagerata ...
Il mio papà, dall' altra parte della stanza mi ha guardata e mi ha fatto l' occhiolino ... Grazie papi, menomale che c' eri tu a proteggermi ...

venerdì 12 settembre 2008

la mia mamma


Ci sono dei momenti nella vita in cui ritorni bambino. E' come se avessi nuovamente bisogno di attaccarti al seno di tua madre e prenderne la linfa, di sdraiarti su un fasciatoio di legno e attendere di essere cambiato, di farti mettere il pannolino e toglierti anche questo pensiero ...

Ci sono dei momenti in cui vorresti tornare piccolo piccolo e farti coccolare. E invece non puoi, perchè sei grande, inevitabimente grande.

Però esistono tanti modi per coccolare anche un grande e mia mamma ne ha trovato uno, perchè ha capito che ne avevo bisogno. Volevo lei e il suo aiuto, la sua mano perfetta tra i capelli, il suo passo spedito, il suo seno accogliente, il suo rossetto rosso, i suoi capelli che qualsiasi cosa faccia sono sempre crespi. E le ho avute, queste cose, tutte per me. Non fisicamente, ma in un altro modo, nel suo modo.

Grazie mamma, sei stata grande. E continui ad esserlo.

Spero di non darti dispiaceri.

mercoledì 3 settembre 2008

A Marta

C’ era una volta un giardino incantato.
All’ ombra di una superba magnolia e di una delicata betulla, orchidee, mughetti, ranuncoli, rose, peonie, ortensie, camelie, margherite, tulipani e molti altri fiori venivano scrupolosamente curati dall’ anziana contessa proprietaria del castello adiacente al giardino.
Nessuno poteva immaginare che, non appena la contessa lasciava le sue belle aiuole e poneva tutti i suoi attrezzi nella casetta di legno all’ angolo del giardino, quest’ ultimo diventasse il fulcro di una vera e propria vita sociale.
C’ era la scuola per i più piccoli e attività commerciali come le pittoresche bancarelle dove le viole vendevano, oltre ad un’ infinità di bacche ornamentali, calde foglie di acero per l’ inverno e cappellini di rosmarino intrecciato per ripararsi dal sole estivo.
C’erano anche locali notturni gestiti dalle sinuose orchidee, capaci di allietare nell’ oscurità anche i clienti più difficili da gestire, come il cactus che ogni sera si spostava - non senza far danni – dal vivaio che la contessa aveva accanto all’ ala est del castello.
Durante una ordinaria mattinata di scuola, una margherita stava aspettando di essere interrogata dalla sua professoressa, una spinosa piantina di biancospino, quando notò una tulipana con delle bellissime foglie alle radici. Subito le chiese dove le avesse trovate e da lì cominciò una lunga conversazione a proposito del vecchio fogliame usato dalle loro nonne e di concimi miracolosi per petali.
Giorno dopo giorno, interrogazione dopo interrogazione, i due fiori cominciarono a conoscersi e a frequentarsi anche dopo la scuola. La margherita usciva con un gigantesco girasole sempre allegro … la tulipana girava per il giardino con un fides saffier, dai petali talmente fitti che sembrava quasi essere una palla liscia.
Tra varie vicissitudini, la tulipana terminò gli studi, mentre la margherita li lasciò in sospeso ( dove sono tuttora ) ed entrambe ebbero la fortuna/sfortuna di lavorare con i garofani screziati, i fiori che, grazie al loro gusto e alla loro finezza, avevano aperto degli atelier di successo dove davano consigli sui motivi ornamentali di tendenza.


I loro percorsi di vita furono molto differenti.
La margherita sposò il girasole ed ebbe con lui uno splendido fiorellino, portato da un’ ape nel mezzo di una calda estate. Purtroppo, proprio a conferma del significato del suo nome, il girasole si rivelò un amore infelice che finì lasciandosi alle spalle cuori spezzati ma consapevoli del fatto che il destino aveva ormai segnato la loro strada.

La margherita si ritrovò con una profonda ferita nei pistilli che colmò solo in parte frequentando un orgoglioso oleandro che la faceva sentire una rosa, la regina del giardino. Non riuscì mai ad eliminare tutta la tristezza che provava quando il suo fiorellino trascorreva la notte dall’ altra parte del giardino con i girasoli, ma almeno trovò l’ amore.
La tulipana, dopo essersi lasciata alle spalle il fides saffier, ebbe il cuore spezzato da un papavero bianco che, appunto per la sua incostanza, non seppe darle la sicurezza di cui lei aveva bisogno, si imbatté in una serie di narcisi, troppo preoccupati dei loro petali per darle conforto.
Solo un fiero ibiscus seppe corteggiarla nel modo giusto ma, al momento, non si sa ancora come è andata a finire …
Inutile dire che la margherita, per il bene che le voleva, sperava solo che questa altalena di sentimenti potesse un giorno aver fine e che la sua cara amica trovasse un fiore per tutta la vita.




Margherita significa Semplicità e Tulipano Onestà – forse non è solo una coincidenza. In te ho trovato una persona, un’ amica, una sorella che mi parla onestamente e sinceramente, anche quando sa che mi fa male e che cerca di aiutarmi e di guidarmi in questo momento troppo duro della mia vita.
Ti voglio bene, paola